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Giornata Mondiale della Pace

Migranti, donne e silenzio

NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

L’omelia e l’Angelus di Papa Francesco all’inizio del nuovo anno

“Cari fratelli e sorelle, sulla soglia del 2018, rivolgo il mio cordiale augurio di ogni bene per il nuovo anno, a tutti voi”. Sono le parole del Papa dopo il primo Angelus dell’anno, in cui ha ringraziato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “per gli auguri che mi ha rivolto ieri sera nel suo Messaggio di fine anno e che ricambio di cuore, auspicando per il popolo italiano un anno di serenità e di pace, illuminato dalla costante benedizione di Dio”. Poi l’apprezzamento di Francesco “per le molteplici iniziative di preghiera e di azione per la pace, organizzate in ogni parte del mondo in occasione dell’odierna Giornata mondiale della pace”. “Penso, in particolare – ha proseguito il Papa – alla Marcia nazionale che si è svolta ieri sera a Sotto il Monte, promossa da Cei, Caritas Italiana, Pax Christi e Azione Cattolica”. Non è mancato un saluto ai partecipanti alla manifestazione “Pace in tutte le terre”, promossa a Roma e in molti Paesi dalla Comunità di Sant’Egidio: “Cari amici, vi incoraggio a portare avanti con gioia il vostro impegno di solidarietà, specialmente nelle periferie delle città, per favorire la convivenza pacifica”.

“Ogni giorno un momento di silenzio” contro la “banalità del consumo”

“Ritagliare ogni giorno un momento di silenzio con Dio è custodire la nostra anima: è custodire la nostra libertà dalle banalità corrosive del consumo e dagli stordimenti della pubblicità, dal dilagare di parole vuote e dalle onde travolgenti delle chiacchiere e del clamore”. Ne è convinto il Papa, che nella parte centrale dell’omelia della prima Messa del 2018 ha rivolto un invito, a otto giorni dal Natale: “Abbiamo bisogno di rimanere in silenzio guardando il presepe. Perché davanti al presepe ci riscopriamo amati, assaporiamo il senso genuino della vita. E guardando in silenzio, lasciamo che Gesù parli al nostro cuore: che la sua piccolezza smonti la nostra superbia, che la sua povertà disturbi le nostre fastosità, che la sua tenerezza smuova il nostro cuore insensibile”. L’esempio citato è quello di Maria, che “custodiva. Semplicemente custodiva”. “Maria non parla: il Vangelo non riporta neanche una sua parola in tutto il racconto del Natale”, ha ricordato Francesco: “Anche in questo la Madre è unita al Figlio: Gesù è infante, cioè senza parola, è muto. Il Dio davanti a cui si tace è un bimbo che non parla. La sua maestà è senza parole, il suo mistero di amore si svela nella piccolezza. Questa piccolezza silenziosa è il linguaggio della sua regalità. La Madre si associa al Figlio e custodisce nel silenzio”. “E il silenzio ci dice che anche noi, se vogliamo custodirci, abbiamo bisogno di silenzio”, l’invito del Papa.

“Il dono di ogni madre e di ogni donna è tanto prezioso per la Chiesa”.

“Per andare avanti, ci dice la festa di oggi, occorre tornare indietro: ricominciare dal presepe, dalla Madre che tiene in braccio Dio”. È l’invito finale del Papa, che ha precisato che “la devozione a Maria non è galateo spirituale, è un’esigenza della vita cristiana”. “Guardando alla Madre – ha spiegato Francesco – siamo incoraggiati a lasciare tante zavorre inutili e a ritrovare ciò che conta”. “Il dono della Madre, il dono di ogni madre e di ogni donna è tanto prezioso per la Chiesa, che è madre e donna”, l’omaggio del Papa: “E mentre l’uomo spesso astrae, afferma e impone idee, la donna, la madre, sa custodire, collegare nel cuore, vivificare. Perché la fede non si riduca solo a idea o dottrina, abbiamo bisogno, tutti, di un cuore di madre, che sappia custodire la tenerezza di Dio e ascoltare i palpiti dell’uomo”. “La Madre, firma d’autore di Dio sull’umanità, custodisca quest’anno e porti la pace di suo Figlio nei cuori e nel mondo”, l’augurio di inizio d’anno del Papa, che poco prima ha affermato che “il cuore invita a guardare al centro della persona, degli affetti, della vita”. “Anche noi, cristiani in cammino, all’inizio dell’anno sentiamo il bisogno di ripartire dal centro, di lasciare alle spalle i fardelli del passato e di ricominciare da ciò che conta”. “Ecco oggi davanti a noi il punto di partenza: la Madre di Dio. Perché Maria è esattamente come Dio ci vuole, come vuole la sua Chiesa: Madre tenera, umile, povera di cose e ricca di amore, libera dal peccato, unita a Gesù, che custodisce Dio nel cuore e il prossimo nella vita. Per ripartire, guardiamo alla Madre. Nel suo cuore batte il cuore della Chiesa”. “Come figli, vi invito a salutarla con le parole dei cristiani di Efeso: santa madre di Dio”, ha concluso il Papa a braccio, invitando i fedeli presenti nella basilica a ripeterlo insieme a lui per tre volte.