//Occorre decidersi
Elezioni del 4 marzo 2018

Occorre decidersi

di Vincenzo Tosello

Mancano 15 giorni all’appuntamento del 4 marzo e occorre decidersi! Almeno ad andare a votare, intanto. Poiché anche questa, per molti, è già una difficile decisione, dato che, purtroppo, si prevede un’astensione in crescita. Ma su questo – credo – non ci dovrebbero essere dubbi.

Pigrizie a parte, è chiaro che – a differenza dei referendum con il quorum, in cui l’astensione può essere una strategia per neutralizzare il valore della consultazione – se uno non va a votare nelle tornate elettorali di ogni livello, in particolare nelle politiche, deve saper bene che delega il proprio futuro alla percentuale più o meno alta dei votanti, con il rischio di dover essere governato proprio da coloro che sono più lontani dal proprio modo di pensare e di agire, autocondannandosi dunque ulteriormente! Ma alla fine ci si dovrà decidere anche su quale partito e candidato scegliere.

E qui le cose si complicano davvero, in questa tornata in modo speciale.

Sembra proprio che molti partiti cerchino di far di tutto per allontanare da sé il voto degli elettori, vecchi e nuovi. Lasciando perdere le classiche e ora accentuate “promesse elettorali” fin troppo illusorie, il Pd pare costretto ad inseguire i temi imposti dal centro-destra (ad es., sui migranti), mentre avrebbe ben altro da proporre di suo in positivo; così, FI- che peraltro ribadisce i suoi principi europeisti e cristiani – deve accontentare le rimostranze di Salvini e Meloni; il centro-sinistra (o quel che di esso rimane) sembra ancora lì lì per dividersi ulteriormente; il centro-destra continua a contraddirsi, senza avere una linea coerente e concorde, né una leadership chiara.

Quanto al M5S – che non finisce di cambiare linea rispetto ai suoi albori  in vari campi – ora, con lo scandalo “rimborsi”, perde clamorosamente anche l’immagine di “onestà e purezza”, che era il suo cavallo di battaglia contro i vizi inveterati della vituperata politica ufficiale, oltre ad aver perso, pare, anche la sua matrice “grillina”: il che peraltro non si sa come possa ripercuotersi nelle urne, data la persistenza di carenti immagini anche negli altri… Ci sono anche altre forze che si presentano: ad esempio, oltre alla sinistra-sinistra residuale di LeU, il “Popolo della famiglia” (PdF) rispetto al quale alcuni si chiedono quale incidenza reale potrà avere nell’agone politico, pur restando un segno importante.

Dunque, ci si potrebbe forse decidere con il criterio dell’esclusione: non chi si prevede potrà fare meglio (?), ma chi si pensa potrà fare meno peggio: in programmi, in governabilità, in efficacia. Certo non pretendendo di essere “indovini”, perché l’incertezza è massima anche sul futuro, ma umanamente ragionando su partiti e candidati (da conoscere comunque un po’ meglio).

V.T.