//Lo sport ha dato, ora spetta ai politici
Olimpiadi

Lo sport ha dato, ora spetta ai politici

Diplomazia sportiva anche col Vaticano. PyeongChang 2018

Per la prima volta una rappresentanza della Santa Sede è stata formalmente invitata ad assistere alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali e a partecipare alla sessione olimpica. All’indomani della conclusione, intervista con il capodelegazione.

Dopo 17 giorni di gare, è calato il sipario sui XXIII Giochi olimpici invernali di PyeongChang, in Corea del Sud, definiti dei “nuovi orizzonti” da Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio). Per la prima volta, una delegazione della Santa Sede, invitata formalmente dal Cio e guidata dal sottosegretario del Pontificio Consiglio della cultura (Pcc), mons. Melchor Sánchez de Toca, ha assistito ufficialmente alla cerimonia di inaugurazione ed anche, dal 5 al 7 febbraio, ai lavori della sessione olimpica che l’ha preceduta, in qualità di osservatori. Un precedente c’era stato nel 2016, quando mons. Sánchez de Toca, che è anche responsabile del dipartimento Sport del dicastero vaticano, aveva partecipato all’inaugurazione dei Giochi olimpici di Rio, ma in quell’occasione si era trattato di un invito a titolo personale.

È ipotizzabile la formalizzazione a breve di un rapporto stabile?

Il carattere ufficiale della nostra presenza a PyeongChang rafforza la reciproca collaborazione già in atto e va nel senso della creazione di una relazione stabile. Nulla impedisce di firmare in futuro un accordo permanente – probabilmente attraverso il Pontificio Consiglio della cultura – che regoli la cooperazione tra Santa Sede e Cio, che non è un organismo intergovernativo ma il cui peso è indiscutibile essendo il massimo organismo dello sport mondiale.

Quali i principali temi trattati?

La sessione olimpica è il massimo organo di governo del movimento olimpico. Due giorni di lavoro con un’agenda fittissima. Anzitutto le sanzioni al Comitato olimpico russo per la sistematica manipolazione dei controlli antidoping degli atleti ai Giochi di Sochi e, al tempo stesso, la decisone di consentire a quelli “puliti” di partecipare ma senza insegne nazionali. Altro tema l’agenda 2020 che cerca di rendere la realizzazione Giochi più snella, sostenibile, trasparente, vicina alla cittadinanza. A partire dalle procedure di candidatura nelle quali coinvolgere non solo le istituzioni ma anche la popolazione e dalla possibilità di riutilizzare le strutture dopo la conclusione. Quindi la parità delle donne non solo nelle competizioni ma anche negli organi di governo; infine i Giochi olimpici della gioventù che dopo l’edizione 2018, in ottobre a Buenos Aires, nel 2022 si terranno in Africa, in località da definire.

Tutti i Paesi del mondo e un panorama religioso policromo. A livello personale, come sacerdote cattolico, quale è stata la sua esperienza?

Nel villaggio olimpico c’erano spazi multiconfessionali con sale e aule per la meditazione e la preghiera, nel nostro caso per la celebrazione della Messa. Era presente come cappellano olimpico il cappellano della nazionale coreana, che su un centinaio di atleti conta ben 15 cattolici, ma alcune squadre avevano il loro. Non potendo entrare nel villaggio, se non su invito, celebravo la Messa tutti i giorni nella mia stanza, ma alcuni membri del Cio mi hanno chiesto se potevo celebrarla per tutti. Così l’ultimo giorno della mia permanenza ho celebrato in una sala dell’albergo con una trentina di persone.

Si può incontrare Dio alle Olimpiadi?

Dio lo si può trovare dappertutto, non è mai lontano dal cuore che lo cerca. Le Olimpiadi sono anche un momento favorevole per questo incontro. Se da una parte c’è una forte esaltazione del corpo, grandi dosi di adrenalina ed energia fisica, non sempre correttamente canalizzate, dall’altra c’è la solitudine con cui si misura l’atleta prima della gara e, in caso di sconfitta, l’umiliazione del fallimento. Questi sono momenti propizi all’incontro con Dio, come la gioia della vittoria e le emozioni incredibili che lo sport regala a chi lo pratica e a chi lo segue.

Dal 6 al 18 ottobre si svolgeranno a Buenos Aires i Giochi olimpici della gioventù. Ci sarete?

Ci auguriamo di sì. Ci siamo lasciati dicendoci “arrivederci a Buenos Aires”. C’è convergenza tra i valori del movimento olimpico e i valori del Vangelo.

Giovanna Pasqualin Traversa

(Foto: Greg Martin/IOC)