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Rebus non facile

di Vincenzo Tosello

Si potrebbe dire che le elezioni del 4 marzo sono andate secondo le previsioni: almeno nel senso che non c’è una maggioranza! Per il resto non si può negare che ha sorpreso (ma non tutti, perché nel famoso fuorionda Fitto l’aveva ben preannunciato) il “cappotto” del M5S al Sud, come ha sorpreso (ma anche questo non tutti, perché più di qualcuno l’aveva messo in preventivo) il sorpasso eclatante di Salvini sull’alleato “storico” Berlusconi.

Sulla evidente débacle del Pd, da molti temuta e da altri auspicata (ma anch’essa già preventivata), non c’è molto da aggiungere, se non che il segretario Renzi, costretto a contraddirsi perché aveva assicurato di restare, ha rassegnato le dimissioni; e, cosa questa sì sorprendente (ma anch’essa non troppo, dato il carattere e lo stile dell’autore), le ha subito “congelate” a dopo la formazione del governo (!?), intenzionato com’è a mantenere la promessa (o la “vendetta”) di non appoggiare mai né Di Maio né Salvini. Rischiando così di sfaldare ulteriormente il suo partito che, diventato ago della bilancia, s’interroga su quale percorso seguire in una fase così complessa e problematica non solo per il partito stesso ma anche per il Paese.

Detto questo – e preso atto delle comprensibili delusioni di molti candidati esclusi dal Parlamento per giudizio insindacabile del “popolo” (ma anche per il marchingegno di questa “legge elettorale”), a fronte degli altri che invece lì ci sono arrivati, forse più per fortuna che per merito – va pure sottolineato che la temuta e annunciata super-astensione non c’è stata, anzi, trattandosi di un solo giorno elettorale e con una complicazione procedurale che ha creato lunghe code ai seggi, l’affluenza è stata – si potrebbe dire – addirittura eccezionale!

Insieme a questa buona “sorpresa”, c’è quell’altra piuttosto preoccupante: la netta divisione geografica tra un Sud conquistato a man bassa dal M5S (che ha puntato molto sul “reddito di cittadinanza”) e un Nord conquistato abbondantemente dalla Lega (che ha puntato molto sulla riduzione fiscale e sulla sicurezza), il che complica ulteriormente la geografia politica della nazione e quindi una valida azione di governo!

Sorprese o non sorprese a parte, è evidente che ci troviamo di fronte ad una nuova stagione nella storia del Paese: sono stati pressoché “rottamati” partiti e leader per così dire “vecchi” e si è dato largo a formazioni “rinnovate” o a leader “giovani”. In altre parole ciò che emerge chiaramente dalla volontà della maggioranza dei votanti è la gran voglia di cambiamento, per quanto senza un orientamento preciso.

Voglia che ora gli eletti sono chiamati (o “obbligati”) ad assecondare risolvendo un rebus non da poco.

Con Di Maio e Salvini che scalpitano per avere l’incarico dal Quirinale, cambiando persino pelle per ingraziarsi il colle, occorrerà attendere gli orientamenti delle Camere già nell’eleggere il loro presidente. E poi sperare che – poiché nessuno degli eletti vorrà tornare troppo presto a casa – il buon senso prevalga e, con una qualche formula accettabile, spunti un governo vero.

V.  T.