//Per lo sviluppo vero del porto
Porto-Chioggia

Per lo sviluppo vero del porto

PORTO DI CHIOGGIA

Interrogativi del Comitato NoGpl sulle prospettive lanciate dal presidente di Aspo

Mentre si è in attesa del passaggio delle consegne tra ASPO e Nuova Autorità Portuale Unica,  il presidente di Aspo, Damaso Zanardo ha annunciato  in questi giorni, che il porto di Val da Rio potrebbe incrementare il proprio traffico commerciale per i prossimi due anni di un bel 25% . Come abbiamo già riferito su queste colonne  la  multinazionale olandese  Shawcor, ha  scelto lo scalo clodiense per esportare 300 mila tonnellate di metatubi in Medio Oriente.

“Per l’avvio del progetto mancano solo il collaudo della banchina e le autorizzazioni dell’Autorità portuale di Sistema” dice Zanardo.

La multinazionale che produce tubazioni industriali e rivestimenti da impiegare nel trasporto pipeline di Oil&Gas, ha vinto la gara per una fornitura in Medio Oriente  dei suoi prodotti e nel progetto ha indicato Chioggia come porto di partenza. La prima nave verso il Qatar dovrebbe partire addirittura a giugno.

“Ovviamente la notizia, se sarà confermata nei fatti, è decisamente positiva, – sottolinea Roberto Rossi portavoce del Comitato No GPL a Chioggia e aggiunge – però il presidente Zanardo, in perfetta sintonia con chi lo ha preceduto in qualità di presidente ASPO, non parla mai della presenza del costruendo deposito di GPL. quale elemento di forte impedimento all’auspicata crescita dell’attività portuale. E poi, – si chiede il Rossi, – di quale panchina parla. A noi risulta che attualmente l’unica banchina portuale in attesa di collaudo sia la famigerata “banchina A”, una parte della quale è stata messa sotto sequestro dalla procura della Repubblica e quindi attualmente non collaudabile.

Inoltre per la vicinanza al deposito di GPL sembra proprio che per motivi di sicurezza la stessa non possa essere utilizzata da altri soggetti configurando in ciò l’ipotesi di un uso esclusivo da parte della Socogas, questione questa che ha mosso gli uffici regionali che ne hanno cofinanziato la realizzazione con lo stanziamento di fondi europei, a chiedere il rientro economico in quanto in contrasto con le finalità di utilizzo, che vietano l’uso esclusivo per cinque anni del manufatto finanziato”.

Così conclude il portavoce: “Non vorremmo che con questa operazione ASPO cerchi ancora una volta semplicemente di spianare la strada a Socogas.

Chiediamo quindi agli organi istituzionali ed ai consiglieri chioggiotti presenti in Consiglio di Amministrazione, che tra l’altro sono la maggioranza e di conseguenza hanno una enorme responsabilità rispetto all’operato di questa azienda, di mettere in atto un effettivo controllo affinché queste nostre paure siano immediatamente fugate.

Da parte nostra saremo vigili e attenti affinché nessun colpo di coda sia emanato da parte di un ente che per fortuna prossimamente dovrà farsi da parte nella maniera più neutra possibile”.

Noi semplici cittadini ci domandiamo: quale futuro potrà mai avere il porto di Chioggia, se chi è stato messo e pagato per promuovere il suo sviluppo continua imperterrito, mentre sta facendo il canto del cigno, a parlare di  rilancio e sviluppo delle sue imprese commerciali  e in tutti i modi favorisce un’attività industriale che lo soffocherà perché per problemi di sicurezza deve lavorare isolata e quindi lontana dalle altre e non certo condividere la stessa banchina?!

R. Donaggio