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Camere e governo

di Vincenzo Tosello

Com’è incerto questo inizio di primavera, per giunta “anticipato” astronomicamente mentre risulta ritardato meteorologicamente, così – e di più – sono incerti il presente e il futuro politico del nostro Paese in questa problematica “fase di passaggio”. Usciamo col giornale proprio quando si aprono le Camere e si avviano le prime votazioni per la nomina delle rispettive presidenze. Un nuovo inizio preceduto da prove di dialogo, a volte maldestre a volte fin troppo tattiche, da sottintesi e dietrologie di ogni tipo, da conflitti sottaciuti o palesi, da pretese di primogeniture e da interessati o finti passi indietro.

Il tutto fondato ancora sul nulla, poiché i veri “giochi” partono ora con la conta effettiva dei numeri in aula. Le prime scelte, è vero, sono di tipo istituzionale poiché riguardano figure di garanzia – la seconda e la terza carica dello stato – ma è opinione di molti che gli orientamenti sulle presidenze preludano agli orientamenti di governo.

Sul quale, tuttavia, saranno determinanti le scelte di Mattarella che si appresta, subito dopo Pasqua, ad avviare consultazioni per l’incarico magari intanto “esplorativo” (o per più tentativi successivi?). E qui la ridda di ipotesi sul tipo di governo possibile (o impossibile) mostra ancora di più l’incertezza in cui brancoliamo: governo politico o tecnico, di scopo, “del presidente”, “di tutti”? O di nessuno? Questa sarebbe l’ipotesi più deleteria poiché gli eletti hanno il dovere di mettersi alla prova per servire onestamente ed efficacemente il Paese che li ha votati. Tanto più che al ritorno alle urne saranno recalcitranti gli stessi senatori e deputati (speriamo non solo per questione di poltrona) e vi si oppone l’attesa di stabilità che viene a livello internazionale (dove si intravvede il timore che nuove elezioni aggravino la cosiddetta “deriva populista”).

Ma dobbiamo tutti fare i conti con la “volontà popolare”. Se sembra saltata o superata la distinzione sinistra-destra, mentre risulta imporsi quella tra sostenitori di una “società aperta” e fautori di una “società chiusa” (tra questi ultimi, semplificando, i vincitori del 4 marzo, cioè M5S e Lega), è anche vero che non mancano segnali di una inevitabile evoluzione imposta dalle circostanze. Sarà duro, anzi impossibile, anche per il Movimento – come è sempre accaduto in situazioni analoghe – mantenere insieme il ruolo “di lotta” e quello “di governo”.

La speranza, dunque, è che, se anche dovessero prevalere forze che predicano in diversi modi la “chiusura”, queste si rendano conto delle contraddizioni sul campo e utilizzino il giusto spirito di lotta – che ha fatto tanti adepti – per promuovere con equilibrio scelte oculate sia a livello socio-economico che di politica internazionale. Mentre i promotori della “società aperta” non devono certo demordere, ma farne capire e vagliare meglio le ragioni. La Settimana Santa che si apre, tra le tante passioni che ci affliggono in Italia e nel mondo, porti luce e speranza di “risurrezione” per il Paese e per i tanti che desiderano un cambiamento che si riveli però utile e positivo

V.T.