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Papa-Francesco

Pace e riconciliazione

PASQUA – Messaggio “Urbi et orbi” 2018 – All’omelia della Messa: la sorpresa, la fretta, la domanda

“Frutti di pace, di riconciliazione e di speranza per il mondo intero”. A invocarli è stato il Papa, nel tradizionale messaggio “Urbi et orbi”, dalla Loggia delle benedizioni, che segue la messa di Pasqua in piazza San Pietro. “A cominciare dall’amata Siria – ha esordito Francesco – la cui popolazione è stremata da una guerra che non vede la fine”. Di qui l’appello alla “coscienza di tutti i responsabili politici e militari, affinché si ponga termine immediatamente allo sterminio in corso, si rispetti il dramma umanitario e si provveda ad agevolare l’arrivo di aiuti a cui questi nostri fratelli e sorelle hanno urgente bisogno, assicurando nel contempo le condizioni adeguate per il ritorno di quanti sono sfollati”. “Frutti di riconciliazione” per la Terra Santa, “anche in questi giorni ferita da conflitti aperti che non risparmiano gli inermi”. Li ha invocati il Papa, nel messaggio in cui ha chiesto riconciliazione e pace anche per lo Yemen “e per tutto il Medio Oriente, perché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza”. All’inizio Francesco ha auspicato “speranza e dignità dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati”. Sud Sudan, Ucraina e penisola coreana gli altri fronti caldi di guerra e tensione internazionale citati dal Santo Padre, in quello che come da tradizione è un affresco a 360 gradi dello scacchiere del mondo, a partire dalla sollecitudine universale della Chiesa. Nel messaggio, il Papa ha stigmatizzato ancora una volta la “cultura dello scarto”, di cui sono vitime in primo luogo i bambini e gli anziani. Francesco ha auspicato, in particolare, un futuro di pace per “i bambini che, a causa delle guerre e della fame, crescono senza speranza, privi di futuro e di assistenza sanitaria”, e anche per gli anziani “scartati dalla cultura egoistica, che mette da parte chi non è produttivo”. Un posto speciale nelle parole del Papa anche per la popolazione venezuelana, che “vive in una specie di terra straniera nel suo stesso Paese”. “Possa trovare la via giusta, pacifica e umana per uscire al più presto dalla crisi politica e umanitaria che lo attanaglia, e non manchi accoglienza e assistenza a quanti tra i suoi figli sono costretti ad abbandonare la loro patria”, l’auspicio di Francesco.

La sorpresa, la fretta e la domanda: “E io”? Su questi punti si è articolata l’omelia del Papa per la messa di Pasqua celebrata sul sagrato della basilica di San Pietro e pronunciata interamente a braccio. “Primo, l’annuncio”, ha detto Francesco: “Li c’è un annuncio: il Signore è risorto. Quegli anni lì, nei primi tempi cristiani, andava di bocca in bocca, era il saluto: il Signore è risorto. E le donne sono andate lì per ungere il corpo del Signore e si sono trovate davanti una sorpresa”. “Gli annunci di Dio sono sempre sorprese”, ha spiegato il Papa, “perché il nostro Dio è il Dio delle sorprese. E sempre c’è una sorpresa dietro l’altra. Dio non sa fare un annuncio senza sorprenderci. E la sorpresa è quello che ti commuove il cuore, che ti tocca lì dove non te l’aspetti. Per dirla col linguaggio dei giovani, è un colpo basso: tu non te l’aspetti, e ti commuove”. “Le sorprese di Dio ci mettono in cammino subito, senza aspettare” – ha spiegato il Papa – “Le donne corrono per vedere, Pietro e Giovanni corrono”, ha proseguito Francesco: “I pastori della notte di Natale corrono. La samaritana corre, per dire alla sua gente: ‘Questa è una novità, io ho trovato un uomo che mi ha detto tutto quello che io ho fatto’, e la gente sapeva quello che questa donna aveva fatto. E quella gente corre, lascia quello che stava facendo. Anche la casalinga lascia le patate nella pentola: le troverà bruciate, ma l’importante è andare a vedere quella sorpresa, quell’annuncio. Anche oggi succede nei nostri i villaggi, nei nostri quartieri: quando succede qualcosa di straordinario la gente corre a vedere”. “Andare di fretta”, ha sintetizzato il Papa: “Andrea non ha perso il tempo ed è andato da Pietro a dirgli: abbiamo trovato il Messia”. “Le sorprese, le buone notizie si danno così, di fretta”, ha commentato Francesco: “Nel Vangelo c’è uno che si prende un po’ di tempo, non vuole rischiare, ma il Signore è buono e l’aspetta con amore: Tommaso, ‘Io crederò quando vedrò le piaghe’. Il Signore ha pazienza con coloro che non vanno così di fretta”.