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Rimettere in moto la speranza

IL CARD. BASSETTI AL CONVEGNO NAZIONALE DELLE CARITAS

Il cristiano sa vivere la fraternità e la giustizia – “Le lotte dei giovani siano le nostre”

“Un cristiano non può rassegnarsi supinamente all’affermazione di una economia utilitarista e di una cultura dello scarto che esclude i giovani, gli anziani, i nascituri, i perseguitati e gli affamati”. Lo ha affermato il 17 aprile il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nel suo intervento al 40° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che si è svolto dal 16 al 19 aprile ad Abano Terme (Padova). Oltre 600 i partecipanti, da 220 Caritas diocesane. Il card. Bassetti ha sottolineato l’importanza della “condivisione concreta della vita e dei beni” come caratteristica dell’esperienza cristiana. “I cristiani – ha affermato – sono coloro che gridano con la loro vita che è possibile vivere la fraternità, la gratuità, il dono, la giustizia, la pace. Non si tratta di utopia, di buonismo, ma di ciò di cui il mondo ha bisogno per uscire dal pauroso avvitamento su se stesso che lo sta conducendo ad offendere il creato, a strutturare il disordine come regola dei rapporti fra le nazioni, a lasciare indietro i deboli e i poveri all’interno delle società”. Perché, ha proseguito, “quando l’individualismo e l’avidità diventano l’ideologia dominante e sono posti a fondamento dello sviluppo economico e sociale, essi generano un sistema che esclude, marginalizza, depreda l’ambiente, genera tali diseguaglianze da rendere insostenibile la vita sociale”.

“La Chiesa percorre credibilmente i sentieri di morte che attraversano i giovani, quelli cioè che negano loro il lavoro, la casa, la speranza? È una pastorale giovanile credibile, una pastorale vocazionale autentica, quella che diserta i temi connessi al diritto al lavoro e alla casa?”. Sono stati questi poi gli interrogativi posti dal card. Bassetti sul tema del Convegno: “Giovane è… una comunità che condivide”. “Nella mia esperienza pastorale quotidiana registro la grande sofferenza prodotta nei giovani a causa dello spazio che è loro negato – ha osservato -: spazio nel tessuto lavorativo, per molti anche spazio abitativo (perché il prezzo delle case è irraggiungibile a chi non ha famiglie in grado di sostenere l’acquisto o l’affitto). Molti giovani soffrono per la mancanza di prospettive e sono resi drammaticamente fragili dalla assenza di speranza”. Secondo il card. Bassetti “non si tratta di promettere posti di lavoro in maniera ideologica. Si tratta di vivere concretamente le beatitudini, e dire ai giovani ‘Guarda che la tua sorte mi interessa, per quanto mi è possibile denuncio il male che ti è fatto e soprattutto: la tua lotta è la mia lotta, e la mia solidarietà, assieme a te, è capace di sviluppare dinamiche creative incredibili’”.

“Questi giovani – ha scandito il presidente della Cei – hanno diritto di sapere, dalla Chiesa, che chi trasforma il loro posto di lavoro in una trincea quotidiana fa l’opera del demonio, non quella di Dio. Hanno anche diritto di sentirsi dire che non è vero che le cose vanno meglio se sono fondate sulla competizione sfrenata, ma che per far girare qualsiasi meccanismo occorre saper lavorare bene insieme ed essere contenti di lavorare insieme, e che la dignità della persona non dipende dai ruoli che si ricoprono, ma dalla capacità e dalla possibilità di svolgere un lavoro in maniera umana, dalla consapevolezza che quel lavoro serve alla società, è utile, ha senso. Senza questa credibile presenza solidale nella vita dei giovani è inutile, lasciatemelo dire con estrema franchezza, che come Chiesa ci domandiamo quale sia il loro ruolo”.

Tutela dell’ambiente, distribuzione equa delle risorse della terra, diritto alla salute, alla casa, al lavoro: sono le “vertiginose” sfide che ci attendono secondo il card. Bassetti. “Occorre mettere in moto la speranza – ha esortato il cardinale -: l’umanità nel suo insieme è capace di dare risposte coerenti alle sfide che la riguardano: il movimento ecologico ne è l’esempio più lampante e, nonostante le opposizioni, sta segnando importanti passi avanti. È stato chiarito il rapporto inestricabile fra equilibrio ecologico e distribuzione equa delle ricchezze della terra. Davvero o ci si salva tutti insieme o non si salva nessuno”.