//Se non ci fosse l’uomo, le lagune sparirebbero
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Se non ci fosse l’uomo, le lagune sparirebbero

Consorzio di bonifica Delta Po

Non si è fatta attendere la risposta tecnica dell’ing. Giancarlo Mantovani, direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, con sede a Taglio di Po, a quanto ha letto in questi giorni sulla stampa locale sui problemi di mancata ossigenazione, mancato ricircolo idrodinamico, chiusura delle bocche, eccesso di acqua dolce, mancata produzione di vongole, anossia e proliferazione algale nelle lagune del Delta del Po. “Nessuna meraviglia per quello che ho letto – afferma il direttore Mantovani – perché, anni fa, quando fu interrotto il flusso dei finanziamenti per la vivificazione delle lagune, mi fu facile profetizzare quali sarebbero state le conseguenze che purtroppo troppo in fretta si sono evidenziate in Caleri, Marinetta, Vallona, Barbamarco, Basson, Canarin e Scardovari. L’evoluzione naturale delle lagune, se non interviene una costante opera di gestione dell’uomo, è che le bocche di collegamento con il mare si chiudono, si trasformano in paludi anossiche e poi pian piano, se interviene l’opera dell’uomo, in terreni bonificati. All’interruzione dei finanziamenti il Consorzio di Bonifica Delta del Po ha redatto un “Programma operativo degli Interventi per la manutenzione e gestione delle lagune del Delta del Po” che prevede gli interventi a breve, medio e lungo termine al fine di rendere efficiente la vivificazione delle lagune”.

Cosa ci si aspetta in futuro?

“Con tali interventi, oltre che prevedere opere di manutenzione ordinaria, a breve termine, si prevedono altresì interventi più complessi quali la riapertura della vecchia bocca del Canarin, la realizzazione di opere più complesse a medio termine nelle varie lagune per garantire una maggiore durata degli interventi di manutenzione ordinaria e interventi strutturali per garantire una maggior superficie utilizzabile ai fini della venericoltura e mitilicoltura, nonché del passo navigabile per l’accesso delle imbarcazioni ai porti”.

Ma il problema non è solo produttivo.

“È vero, è anche e soprattutto ambientale. Le lagune hanno una valenza ambientale e paesaggistica incredibile, tant’è che sono state identificate dalla Comunità Europea come Zps (Zone di Protezione Speciale) e Sic (Siti di Importanza Comunitaria) nonché Important Bird Areas. Sono state perimetrate dallo Stato come Zone soggette a vincolo idrogeologico e, per gli scanni, zone rientranti nell’ambito del Parco regionale Veneto del Delta del Po. Abbandonare le lagune non significa solo perdere aree produttive dove operano e lavorano oltre 2.000 addetti, ma anche perdere aree importantissime da un punto di vista ambientale. Per non parlare poi del settore del turismo di visitazione e balneare che in modo sempre maggiore e più organizzato si occupa delle aree umide del Delta del Po. Le idee progettuali ci sono, i progetti definitivi pure”.

E allora quali sono gli ostacoli?

“Mancano i finanziamenti. Che comunque potrebbero essere cofinanziati anche dal mondo della pesca – ricorda Mantovani – come in ogni occasione gli addetti sostengono. Come sempre si tratta di operare delle scelte: o si ritiene che le lagune del delta del Po debbano essere mantenute o che debbano essere abbandonate a se stesse. Non operare delle scelte o fingere che il problema non esista non è la soluzione. Poco importa chi poi redige i progetti o appalta i lavori, l’importante è che i lavori vengano eseguiti in modo serio e corretto”.

Giannino Dian