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In dialogo con l’Oriente

RELIGIONI

Incontro fra cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh in Italia

L’Italia a colori. Aperta al dialogo e all’incontro per dire in questo tempo di paure ed incertezza che “si può, anzi, si deve lavorare insieme”, per la pace, la giustizia, la fraternità. È questo il messaggio che i partecipanti al convegno che si è svolto a Roma il 15 maggio su “Dharma e Logos”, monaci e rappresentanti di 5 tradizioni di fede diverse – cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh – vogliono lanciare al nostro Paese. L’incontro è promosso dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e dall’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo in collaborazione con l’Unione induista italiana, l’Unione buddhista italiana, la Sikhi Sewa Society e l’Institute of Jainology di Londra. “L’intento – spiega al Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei – è cercare di mettere insieme cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh per capire punti di contatto, punti di arricchimento reciproco e diventare una palestra di dialogo”.

Queste tradizioni religiose che provengono dall’Oriente, solcano il nostro Paese, grazie ad una popolazione sempre più numerosa che abita soprattutto al Centro Nord. Una popolazione in gran parte immigrata ma anche fortemente radicata. “L’esigenza che esprimono – spiega Bettega – è quella di esserci, di essere tenuti in considerazione. Desiderano che l’Italia si accorga della loro presenza, che non si sente ospite ma è parte del nostro Paese. E lo è a tutti gli effetti. È gente che non sta ai margini, ma si mette in gioco”. Una giornata di “dialogo con l’Oriente molto profondo e nuovo”, la definisce Svamini Hamsananda Ghiri, vice-presidente dell’Unione induista italiana. “Una presenza così importante di tutte le religioni e tradizioni orientali – aggiunge – è assolutamente eccezionale”. Sono “i vari colori del dialogo”. Il Dalai Lama diceva che le religioni sono sorelle.

È dunque la testimonianza che i colori possono stare insieme in armonia e fraternità, che si può, anzi si deve lavorare insieme seppure diversi per la pace e la giustizia”. La Chiesa che apre al dialogo è “una Chiesa che vede l’altro come fratello”. “In un mondo attanagliato da tanti conflitti e venti di guerra, la gente si aspetta che i responsabili religiosi siano solidi ponti di dialogo, mediatori creativi e interlocutori di pace e armonia, che coltivano e promuovono la cultura dell’incontro, abbracciando ogni persona e trattandola con umanità, e questo vale in modo speciale per i poveri e i vulnerabili della società”: così si è espresso il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, nel suo messaggio al convegno.