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Impegno di tutti e proposte

VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Pastorale giovanile nella Chiesa e comunità cristiane

La Pentecoste è memoria di quell’evento in cui gli apostoli “furono colmati di Spirito Santo”. Il Concilio ci ricorda che: “per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, e mediante tutte le attività del cristiano far conoscere i prodigi di Colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce” (LG 10).

Da qui alcune riflessioni. Papa Francesco ha indetto un Sinodo con il tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Ci siamo accorti che i giovani girano abbastanza alla larga dalle comunità cristiane. Non che non ce ne fossimo accorti prima, ma adesso tutti vorrebbero trovare soluzioni immediate, la risoluzione di tutti i problemi. Questo risulta un tantino difficile. Sono passati 54 anni da quando il Concilio ci ricordava che l’evento di Gesù Cristo ha formato un popolo nuovo. Scrive san Pietro: “Quello che non era nemmeno un popolo, ora invece è il popolo di Dio. “Questo popolo ha per capo Cristo […] e come già l’Israele peregrinante nel deserto viene chiamato Chiesa””.

Ma c’è un’altra grande novità che viene dal Concilio: la possibilità che, come ricordava la colletta di Pentecoste, oggi possano continuare nella comunità dei credenti i prodigi che ha operato il Signore agli inizi della predicazione del Vangelo. Che bello! Questo compito è affidato a tutti i battezzati!

Non c’è differenza tra consacrati, presbiteri, vescovi, sacerdoti, fedeli laici; tutti secondo le proprie caratteristiche, adempiono a questa divina missione.

È un nuovo modo di essere Chiesa! La stessa riforma liturgica ci dice di un cambiamento che non deve restare fermo all’esteriorità, ma entrare nel pensiero. Talvolta la situazione concreta vede le comunità ruotare totalmente attorno al presbitero, che è chiamato ad organizzare e gestire tutta l’azione pastorale in solitudine. È vero anche che qualche buon laico, se prova a dire qualcosa, a volte si sente rispondere “il parroco sono io”. Questo certamente ha provocato un abbassamento della qualità della partecipazione del laicato. Un laicato formato non deve spaventare perché è l’unica via di soluzione. Catechesi, gruppi giovanili, pastorale degli adolescenti, accompagnatori di giovani famiglie, équipe della pastorale della preparazione battesimale hanno bisogno di competenze. Ma non solo. Le nostre comunità sono accoglienti? Esprimono gioia dell’incontro con Gesù? Nasce in chi le avvicina la domanda “e io cosa posso fare?”. Le nostre chiese, la domenica, sono piene di persone; se ognuna facesse anche un piccolo servizio, sarebbe già tanto.

E poi, quanti preconcetti abbiamo con i giovani, spesso alimentati dal solo ascolto della tv. Ma ci stiamo chiedendo cosa stiamo lasciando alle nuove generazioni? Un museo o un giardino da coltivare? La pastorale giovanile è un’azione della Chiesa locale che ha il compito di aiutare le varie realtà a sentirsi comunità, magari comunità “ospedale da campo” per chi ha appena iniziato a camminare, e a interrogarsi sulla propria identità. Tutti dobbiamo sentirci responsabili nell’educazione delle nuove generazioni. Basterebbe che ci dimostrassimo un po’ più aperti alle loro diversità di porsi, accogliere le loro richieste, mettersi al loro fianco e insegnar loro con pazienza “come fare”, accettare le loro innovazioni.

Il clero diocesano ha vissuto il corso di aggiornamento proprio su queste tematiche, ascoltando un noto sociologo e quattro giovani e infine tracciando qualche pista di lavoro.

La pastorale giovanile, nel suo piccolo, sta avviando processi, itinerari per facilitare l’incontro con il fatto religioso.

“Le 10 Parole” è un percorso di durata annuale, rivolto ai giovani adulti. Mettendosi in ascolto della Parola, una prima decina di giovani hanno fatto esperienza di un Dio che parla al loro cuore.

Un altro cammino proposto si è rivolto ai vicariati di Ca’ Venier, Loreo e Cavarzere: Pol-live (Polesine vivo), per i giovani delle scuole superiori che, oltre all’animazione estiva nelle loro comunità, desiderano mettersi in ricerca di quel Dio che Gesù ha rivelato. Forse troppo poco. Ci sono parrocchie ben organizzate con i loro animatori e i percorsi dopo la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana. Ci sono anche realtà più “povere” per cui l’ufficio catechistico e la pastorale giovanile hanno pensato ad un itinerario triennale. È il primo passo per intercettare gli adolescenti. Accanto a questo sussidio, ci sarà anche la preparazione di animatori delle medie.

Infine un’ultima proposta: il campo estivo itinerante guidato dal Vescovo Adriano dall’8 all’11 agosto. Si svilupperà tra Loreo, Cavarzere, Norcia, Cascia, e culminerà all’incontro dei giovani italiani con papa Francesco a Roma.

C’è bisogno davvero di tutti, per affrontare il tempo nuovo che stiamo vivendo.

don Yacopo, direttore dell’ufficio di pastorale giovanile diocesana