//Buon lavoro a Conte!
Di-Maio-Conte-Salvini

Buon lavoro a Conte!

Vincenzo Tosello

Come sempre fatto per ogni altro governo, non possiamo che augurare buon lavoro anche per la nuova avventura del prof. Giuseppe Conte, che martedì al Senato e mercoledì alla Camera ha incassato un’ampia fiducia alla sua formazione pentaleghista, già entrata nel pieno delle funzioni con alcuni ministri prodighi di dichiarazioni e di progetti. Questo, del resto, è il governo del “cambiamento”: e chi non spera che le cose cambino davvero, ovviamente in meglio? Nel discorso pronunciato a palazzo Madama e fatto pervenire a Montecitorio il neo-presidente del Consiglio ha seguito la traccia del “contratto” predisposto dai diarchi Di Maio e Salvini riuscendo a mettere insieme le esigenze di entrambi cercando di smussare gli angoli, ma rivendicando come pregi il “populismo” (nel senso di ascoltare il popolo) e il “sovranismo” (nel senso di difendere il ruolo dell’Italia).

Non mancano, del resto, aspetti positivi e condivisibili in quanto annunciato dal premier: la conferma dell’alleanza occidentale (ma con un occhio di riguardo a Putin); la conferma della fedeltà all’UE (pur con l’intenzione di trasformarla), la diminuzione delle tasse (pur con gradualità); il rafforzamento dei centri per l’impiego e la successiva introduzione di un reddito di cittadinanza, finalizzato certo all’inserimento lavorativo dei disoccupati; persino una “pensione di cittadinanza” con la riduzione invece di quelle troppo alte e ingiustificate; l’inasprimento delle misure anti-evasione e anti-corruzione; una maggiore attenzione alle famiglie, specie a quelle in difficoltà, e ai “cittadini diversamente abili”, la riorganizzazione del sistema di accoglienza degli immigrati, difendendo quelli regolari da ogni sfruttamento e accelerando le pratiche per la verifica dello “status” di rifugiato…; c’è anche un’attenzione particolare per il “terzo settore” riconoscendolo come veicolo di solidarietà a favore delle persone più fragili.

Davvero, queste ed altre prospettive positive, sono – ci pare – desiderabili e condivisibili da tutti; anche se, ovviamente, l’opposizione – per quanto debole e spaesata – non ha risparmiato e non risparmierà le sue critiche. Il cambiamento, procedendo su queste linee, non potrà che portare buoni frutti. A meno che – come non pochi temono – non si tratti solo di un elenco di buone intenzioni destinate a naufragare di fronte agli inevitabili ostacoli. Gli imprevisti non mancheranno, la necessità di confrontarsi con gli interlocutori internazionali e col mercato (odioso, ma reale) potrà porre altri limiti. Soprattutto, la disparità di visuale tra i due partiti “contraenti” non mancherà di emergere… Rimane la perplessità sul ruolo di Conte che – ennesimo premier “tecnico” o “non eletto”, tanto da essere ritenuto “collega” da Renzi – dovrà mediare tra i gestori “politici”. I quali, forti del consenso popolare e tenendo presenti i sondaggi, calibreranno la loro azione. In ogni caso, non resta che augurarci che, se – come pare – il governo durerà abbastanza, arrechi davvero a tutti i benefici di un sano cambiamento.

V. T.