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Etica e …prudenza

di Vincenzo Tosello

Non v’è dubbio che il “diarca” Matteo Salvini ha incrociato la sensibilità di tanti italiani molto più del suo collega Di Maio (i risultati elettorali e i sondaggi d’opinione stanno a testimoniarlo) e con la sua linea dura ha costretto la stessa Ue, per lo meno, a prendere in considerazione più seriamente la situazione dell’Italia “lasciata sola” sull’emergenza migranti. Non possiamo, al momento, sapere come andrà l’importante riunione del Consiglio d’Europa che si svolge in questi giorni e quindi è difficile sapere l’effettiva incidenza sul presente e sul futuro della situazione, tanto più che il primo ministro Conte ha dimostrato di voler giocare le sue carte anche – in una certa misura – a prescindere dai due “contraenti”, facendo ammettere ai leader europei almeno che “sbarcare in Italia è già sbarcare in Europa”.

Il rischio, paventato da molti, è che un eccessivo irrigidimento sia controproducente. Ma dovrebbe essere evidente anche ai suoi ammiratori che gli “alleati” scelti da Salvini (dagli stati dell’Est ai colleghi di Germania e Austria…) non sono proprio quelli “ideali” perché, obbedienti allo stesso principio “sovranista”, non faranno mai gli interessi dell’Italia! Sulla questione migrazioni – è opinione corrente dei commentatori – si gioca il destino dell’Unione Europea: c’è chi parla già di “suicidio” imminente; ma noi vogliamo essere più ottimisti e pensiamo che un accordo, per lo meno intanto in linea di massima, si potrà trovare (anche se il recente ulteriore spettacolo della nave Lifeline non promette nulla di buono).

La strada – facile a dirsi, ma ben difficile a praticarsi – sarebbe quella di mettere insieme un’etica dei principi (tenendo fede al rispetto per la dignità di ogni persona, specie per la più disagiata) con un’etica della responsabilità (che unisce al rispetto di ogni persona anche l’attenzione e la prudenza dei governanti per le conseguenze sulla popolazione che ha dato loro il mandato; come, del resto, il papa stesso ha ricordato recentemente). A complicare le cose c’è anche la necessità di compiere un passo avanti nell’affermare il “diritto” all’accoglienza non solo per i profughi a cui viene riconosciuto il “diritto d’asilo” per ragioni politiche o belliche, ma anche ai cosiddetti “migranti economici”, ai quali non si può disconoscere la possibilità – che fu data in altri tempi e viene tuttora data anche a noi – di cercare una situazione di vita migliore di quella desolata in cui si trovano.

Contestualmente, è chiaro che – per limitare il flusso al momento inarrestabile di migranti occorre, dunque, intervenire nei loro paesi di origine: gli sforzi diplomatico-economici avviati sono ancora agli inizi, ma bisognerà proseguire su questa strada poiché, considerando le previsioni della crescita demografica in Africa, il fenomeno non potrebbe che aumentare se non si riesce con una politica internazionale di maggiore giustizia e di maggiore disponibilità e “generosità” economica, a porre le premesse di una crescita anche socio-economica dei derelitti stati africani.

V.T.