//Per capire meglio oggi il fenomeno dell’immigrazione
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Per capire meglio oggi il fenomeno dell’immigrazione

LETTERATURA. La lezione del capolavoro di Steinbeck “Furore”

Dentro il coro di voci che in queste settimane si accavallano circa la presenza e non accoglienza dei migranti, desidero inserire la mia “timida” voce, che poi non è mia ma fa eco a una voce molto più “bella” e “piacevole”. Nella confusione di note musicali che non creano “sinfonia” ma solo “rumore” desidero suonare il mio timido ma “non stonato” (spero) strumento. Detto in poche parole suggerisco, ma molto sottovoce, di leggere uno “stupendo” libro che racconta la storia “vera” di migliaia di migranti statunitensi verso la California negli anni 1930, durante l’esplosione della “grande depressione” verificatesi un secolo fa. Non è un trattato di sociologia, o di politica, ma un “piacevole e toccante” romanzo che, a lettura appena conclusa, mi pare aiuti a capire la situazione di disagio e sofferenza  di tanti “fratelli” oggi, lasciati in mare; e soprattutto il perverso gioco politico ed economico delle banche e dei piccoli e grandi “proprietari” che, oggi come allora, sfruttano la situazione “tragica” per il loro “sporco” interesse personale. Il libro che ho appena concluso di leggere con  “emozione” e “stupore grande” per la sua attualità sorprendente è: “Furore”  di John Steinbeck,  premio nobel della letteratura nel 1962.  Non è un librettino ma un vero e proprio “classico della letteratura  contemporanea” (635 pagine).  Dopo la lettura non mi sento più di “giudicare” o  di pensare strategie “geo-politiche”, o soluzioni guidate solo dal “buon senso popolare” (molto, troppo “popolare” che poi non  ha niente di amore al “popolo” e al suo “bene  comune”, ma solo consensi che poi non vengono rispettati dal “consenso popolare”),  ma solo di accogliere, rispettare, stimare, apprezzare, anche l’odore (o il profumo), di chi ha la dignità di  “persona” che ha lottato e continua a lottare per una vita che già noi godiamo. Perché loro no!? E io sì”?  Non sono anche loro miei fratelli e sorelle?

Scusate della mia voce fuori coro, ma, penso, intonata, anche se non da primo soprano. Scusate del mio strumento non “raccomandato” dagli sponsor ma entrato nella musica per dare solo un po’ di “sifonia”.  Molto più semplicemente sentivo la voglia di cantare e suonare “liberamente” e “piacevolmente” la mia modesta chitarra come negli anni  che furono.

don Massimo Ballarin

John Steinbeck, Furore, classici contemporanei ed. Bompiani, nuova traduzione integrale di Sergio Claudio Perroni, II° edizione, Milano 2017, pp. 637. € 14,00.


Pietra miliare della letteratura americana, Furore è un romanzo mitico, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo oggi, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo originale inglese che restituisce finalmente la forza, il “furore” degli avvenimenti della “Grande Depressione” realmente accaduta negli Stati uniti anni 1930 e conferisce attualità e modernità alla scrittura del Premio Nobel per la letteratura 1962 Steinbeck. Nell’odissea della famiglia Joad, sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la “terra promessa” dove la manodopera è sfruttata dalle banche e mal pagata, dove ciascuno porta con se la sua miseria “come marchio d’infamia”. Al tempo stesso romanzo di viaggio di un popolo intero e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, Furore è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi per la prima volta in tutta la sua bellezza per capire motivi, e denunciare manovre politiche e bancarie e ingiustizie che stanno alla base dell’attuale esodo drammatico segnato oggi come allora da una povertà planetaria. Furore fa impressione per la visione epica di un’America in movimento che ricorda milioni di persone in movimento ai nostri giorni e sulle nostre coste. La storia del passato qui raccontata provoca a un confronto con il presente per capirlo nella sua drammaticità, per attivare risposte di accoglienza e solidarietà. Di attualità impressionante è soprattutto il tema della povertà. “Se un povero viene moltiplicato per milioni, cosa succede? Steinbeck scrive che se la povertà si trasforma in furore e non in depressione, il furore dei poveri è vincente. Non li puoi fermare perché è la necessità dell’uomo. Camminano e quello che gli serve lo prendono. “Sanno che quando uno ha fame, la roba da mangiare se la piglia a tutti i costi” scrive. Su questo aspetto del racconto Furore può essere messo accanto alla Capanna dello zio Tom (1850) e ai Miserabili (1862) opere che tuttora sono apprezzate e riscuotono interesse anche teatrale e cinematografico (Il film “Furore” di John Ford del 1940, con un magnifico Henry Fonda).

Lo scrittore, Premio Nobel, denuncia anche un sistema economico dominato dalle banche che travolge soprattutto gli ultimi. Sembra una denuncia attualissima. Il trattore mandato dalle banche che ti manda via dalla tua terra non è diverso da un carro armato. E il popolo ha diritto di difendersi. La bellezza e l’attualità di questo racconto del passato non sta nella visione cronachistica degli eventi, ispirati alla realtà, ma sta in una visione molto epica che rende bene la tragedia della storia dei nostri giorni. Quello raccontato non è solo un dramma che commuove, è il respiro tragico dell’umanità vittima del potere dei più forti e di una economia e finanza globalizzata dove a farne le spese sono gli ultimi, i poveri. Fanno impressione le immagini di questi poveri americani nelle tendopoli, che non sanno come ripararsi dalla pioggia, questa macchina umana che cammina per centinaia di chilometri. Ciò che è stato raccontato nel 1939 sembra i campi di pomodori di Rosarno del 2017 con le vittime dello sfruttamento e dello schiavismo in versione moderna.

Altro tema di attualità raccontato da Steinbeck nel 1939 è l’uso sobrio delle risorse della natura e in particolare del cibo. C’e nel libro un brano che “canta” la bellezza della frutta (riassumo impoverendo la musicalità del testo): su come gli scienziati avevano trovato il modo di produrre grano migliore, come i vitigni della California erano diventati eccellenti e come tutto questo è stato mandato a monte durante la Grande Depressione perché nessuno riusciva più a rientrarci con le spese. Le patate buttate nell’acqua, le arance che marciscono, le viti che appassiscono, l’impossibilità di fare vino buono … E i poveri impediti dalle guardie a prendere il cibo scartato e buttato dai ricchi proprietari “e nei loro occhi cresce il furore. Nell’anima degli affamati i semi di furore sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia” scrive Steinbeck. Ecco Furore è il testo adatto da far leggere ai ragazzi, per far ricordare cosa è successo e che cosa continua a succedere nella nostra Italia, qui da noi dove tutto sembra “dovuto”, compreso il cibo che spesso mangiamo alle spalle degli ultimi. Furore, il romanzo di Steinbeck, è un grande “murale” e un libro di denuncia. Ma non può essere preso come la premessa di un progetto politico. La denuncia non si ferma all’indignazione, alla fine di tutto a conquistate il lettore è una nota solitaria di un ottimismo che fa di Furore un’opera unica tra i libri americani del Novecento. Come nei miti del West, anche in Furore si intreccia la convinzione dell’esistenza, occulta ma attiva, di un istinto collettivo – spontaneo in natura – a cui affidarsi per tenere insieme la famiglia degli umani nella sua evoluzione.

Il Premio Nobel se è stato giudicato marxista per le sue accentuazioni alla lotta, a dare sfogo al furore della classe proletaria, a nostro parere merita e a maggior ragione il riconoscimento di aver indicato, in tempi difficili, il cammino della speranza cristiana. Furore è una sfida letteraria che dimostra che se da una parte “con i buoni sentimenti non si fa letteratura” è altrettanto vero che con “i cattivi sentimenti” le cose vanno anche peggio. La sfida di Steinbeck è quella di prescindere dalle due posizioni ritenute “moderne”, per andare diritto a quella parte antica e irriducibile della nostra personalità che oggi come ieri si chiama “cuore”.

M.Ballarin