//Severo affondo del Comitato
GPL-impianto

Severo affondo del Comitato

DEPOSITO GPL.

Ci sarà l’incontro al MISE, ma rispetto a Marghera ci si muove ben poco

Mentre a Venezia Italia Nostra si chiede cosa ne pensano i cittadini e si scaglia contro il progetto di deposito di gas liquido GNL a Marghera, arriva a Chioggia la risposta da Roma alla lettera inviata circa un mese fa al ministro Luigi Di Maio dal sindaco Alessandro Ferro in cui si chiedeva un incontro per parlare dell’impianto GPL in Val da Rio a Chioggia.

Nella risposta il Ministro dello Sviluppo Economico esprime la propria disponibilità e chiede di concordare la data della riunione. Anche il vicesindaco Marco Veronese, che in campagna elettorale con il Movimento 5Stelle si era fatto promotore della battaglia per fermare il deposito, ha approfittato dell’incontro a Venezia di sabato 14 luglio con il Ministro ai Beni Culturali Alberto Bonisoli per parlare non solo della riqualificazione del forte di San Felice ma anche della questione del deposito Gpl. “Ho portato all’attenzione del Ministro la vicenda del Deposito di Gpl” afferma il vicesindaco Veronese in un suo comunicato, in cui si fa presente che “prossimamente il Consiglio di Stato discuterà il procedimento con i gestori per l’ordinanza del Comune nella quale si evidenziava la mancanza dell’autorizzazione paesaggistica per la costruzione del deposito, senza dimenticare che la laguna di Venezia rientra tra i siti riconosciuti dall’Unesco”.

Nel comunicato del 19 luglio scorso il presidente del Comitato No GPL a Chioggia Roberto Rossi sottolinea, poi, che mentre a Marghera si sta coinvolgendo la gente, associazioni ambientaliste, enti pubblici sul deposito di gas liquido, per un progetto distante km 1,5 dalle abitazioni, la stessa discussione non si è potuta fare a Chioggia, nella laguna sud di Venezia, dove stanno ultimando un deposito di 9.000 mc. di GPL, lo stesso GPL che, con circa 30 mc di sversamento da un vagone ferroviario, ha provocato a Viareggio 32 morti e un disastro umano, sociale ed economico difficilmente superabile anche a distanza di 9 anni. Questa discussione sull’opportunità di un deposito di GPL nel porto commerciale di Chioggia non è stato possibile farla perché – spiega il Rossi – tutto si è deciso a Roma e quando noi cittadini abbiamo appreso quanto si stava facendo, erano già ampiamente scaduti i tempi per i ricorsi amministrativi.

In breve a Chioggia stanno costruendo un deposito di 9.000 mc. di GPL a m. 250 da abitazioni, scuole, negozi; le navi gasiere (circa 1 la settimana) attraverseranno il porto canale di Chioggia, bloccando in questo modo le imbarcazioni che vi transitano, costituite da pescherecci (Chioggia è la prima marineria d’Italia), barche da diporto, barchette da pesca amatoriale, attraccheranno alla banchina che dovrà essere dedicata ad uso esclusivo e in circa 18 ore scaricheranno il GPL nei tre serbatoi, bloccando l’attività commerciale per ragioni di sicurezza. Ogni giorno quindi circa 25 autobotti (con una capacità di circa 30 mc di GPL, come un vagone ferroviario) si immetteranno in una strada comunale molto frequentata per la vicinanza al polo scolastico, abitativo e produttivo e quindi in Romea, strada statale a maggiore incidenza di incidenti mortali in Italia”.

Continua il comunicato: “Quello che vogliamo sottolineare in particolare è la diversa concezione di pericolo che emerge dai due fatti, molta giusta preoccupazione per un impianto di GNL distante circa km. 1,5 dalle abitazioni a Marghera con navi gasiere che attraverseranno un canale costruito appositamente per il trasporto di combustibili pericolosi (chiamato canale dei petroli) e scarsa attenzione per un impianto di GPL distante circa m 250 dalle abitazioni a Chioggia con le navi gasiere che transiteranno su uno stretto canale a ridosso di abitazioni ed attività legate alla pesca!”.

Distrazioni legislative, mancanza di una seria valutazione dei rischi, non c’è la conformità al piano regolatore del porto e manca l’autorizzazione paesaggistica! Mentre le Istituzioni, muri di gomma, si scaricano reciprocamente le responsabilità, latita di fatto una seria volontà di verificare gli errori compiuti, per paura di dover pagare le penalità economiche minacciate, queste le principali contestazioni alla realizzazione dell’impianto. Il comunicato termina con queste precise parole, speriamo non profetiche: “Dobbiamo aspettare che succeda un grave incidente per vedere la processione di personalità che a diverso titolo diranno come è stato possibile mettere un impianto in questo posto?”

R. D.