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Riva Vena Chioggia

Oltre lo spaccio

RIFLESSIONI DALL’ORATORIO DEI SALESIANI

Per Riva Vena Sud

Il territorio cittadino del centro storico di Chioggia, che comprende le calli delimitate da Riva Vena Sud e Fondamenta San Domenico, è troppo spesso conosciuto nelle pagine dei giornali o dei social locali, non tanto per le cose belle e virtuose che vi accadono e per le persone buone che vi abitano, ma per i fatti legati allo spaccio di droga, pusher che la vendono ai ragazzi e ragazzi che appositamente frequentano o abitano le calli e le rive per acquistare marijuana e cocaina.

È sicuramente una realtà triste e motivo di preoccupazione per i ragazzi e i giovani della nostra città, ma anche per le famiglie di coloro che vivono di spaccio. È anche motivo di vergogna, per tutti coloro che operano nell’ambito dell’educazione. Le cause sono molteplici e intrecciano condizioni familiari e lavorative, condizioni culturali e sociali, presenza o assenza delle forze dell’ordine e delle istituzioni, ma anche coscienza attiva o passiva dei cittadini. Eppure in questa parte del centro storico ci sono diverse realtà ecclesiali e sociali che cercano da anni di migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

Solo per citarne alcuni, troviamo da Nord verso Sud il “patronato” della parrocchia di San Giacomo (Unità pastorale), il seminario diocesano, gli uffici Caritas, la sede di Nuova Scintilla, il palazzo Ravagnan, conosciuto anche come il Palazzo delle associazioni, con la presenza della Banda cittadina, l’Associazione Lirico Musicale Clodiense, il Gruppo Naturalistico Linneo. Poi la parrocchia Maria Ausiliatrice e l’Istituto Salesiano San Giusto con l’oratorio, il cinema teatro Don Bosco, le associazioni formative e sportive che lo animano.

Voglio pertanto testimoniare cosa abbiamo posto in atto ormai 10 anni fa in oratorio e parrocchia qui “dai salesiani”. Nel 2008 i ragazzi che frequentavano l’ambiente erano variegati nella loro compagine, vispi e allegri, un po’ birbi e sereni, ma spiccavano subito all’occhio attento un considerevole numero di ragazzi e giovani che a ben vedere avevano poco a che fare con la buona educazione, per i quali troppo spesso eravamo costretti a chiamare la Polizia di Stato, farci presenti alle istituzioni e all’amministrazione comunale, chiedere aiuto a esperti e così via. Tutte queste realtà a cui ci siamo rivolti, ci hanno fatto capire che dipendeva tutto dalle nostre scelte, perché era casa nostra. Allora, come comunità salesiana, oratoriana e parrocchiale, ci siamo interrogati sul da farsi.

Dopo vari tentativi di dialogo e visto che i ragazzi e i giovani non avevano timore né della Polizia, né dei nostri possibili metodi persuasivi ed educativi, siamo stati costretti a porre in atto il seguente piano. Abbiamo chiuso l’oratorio quotidiano per quasi un mese. Abbiamo collocato le telecamere per motivi di sicurezza, dichiarandole alla Polizia, e queste sono state un grande motivo di allontanamento dei giovani che consumavano e spesso spacciavano anche in calle, sotto i portici delle case vicine o appena fuori del cancello. Quanto alle persone che regolarmente frequentavano la nostra opera, abbiamo dapprima solo assicurato le sante Messe d’orario, poi abbiamo aperto ai bambini del catechismo. In seguito ai ragazzi dei gruppi formativi e sportivi. Solo dopo abbiamo cominciato a riaprire l’oratorio di base, accogliendo solo i ragazzi delle elementari e medie e solo quei ragazzi che potevano entrare perché degni di frequentare l’oratorio.

Per cinque lunghi anni abbiamo vissuto l’esperienza di regolare l’ingresso delle persone, opponendoci in modo determinato ad ogni possibile intrusione non desiderata. Inizialmente ci sembrava molto strano il clima che si viveva in oratorio. Anche l’ambito economico ha subito inizialmente un crollo. Poi un po’ alla volta la gente ha ripreso fiducia e sono cominciate ad arrivare mamme con carrozzine, nonni con nipotini, ragazzetti da seguire ed educare, ragazzi su cui contare per farne giovani animatori. In solo sei/sette anni l’oratorio ha ripreso una vitalità sorprendente, grazie anche alla PGS, ai gruppi San Domenico Savio, agli Scout, al gruppo teatrale Michelangelo Aldegheri, al rinnovo del cinema teatro Don Bosco e alla presenza costante di molti adulti delle varie associazioni presenti.

Crediamo che nel nostro territorio ci sia bisogno di un profondo dialogo tra le realtà associative, ecclesiali, e le istituzioni pubbliche, comprese le forze dell’ordine, la Polizia municipale, e soprattutto quei cittadini che vogliono realizzare un processo di rinascita del nostro territorio così bello e particolare come il centro storico. Chiediamo pertanto alle istituzioni di essere più presenti, non solo nei momenti celebrativi ufficiali; chiediamo alla Polizia municipale non solo di fare cassa come nel caso delle multe per i parcheggi abusivi, ma di porre in atto una presenza costante della vigilanza territoriale, anche e non solo, con le telecamere di sicurezza. Chiediamo alle varie associazioni di collaborare ancor di più nella crescita dei ragazzi e delle persone che le frequentano. Infine chiediamo ai cittadini virtuosi di alzare la testa e denunciare le situazioni di degrado senza paura di possibili ritorsioni o scusando i pusher “perché poverini non hanno lavoro”. Se tutti collaboriamo per la stessa finalità, il bene, alla fine ce la faremo a realizzare il rinnovamento di Riva Vena Sud.

don Marco Favero