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Uomini e ambiente

di Vincenzo Tosello

Come la fine sabbia delle nostre spiagge scivola dalle mani, così quest’estate sta scivolando via, rischiando di non lasciarci molto, o comunque meno di quanto ci saremmo aspettati se avevamo fatto progetti. O la sabbia bagnata con cui si costruiscono castelli evanescenti, nell’illusione che durino per sempre.

Un castello, magari, al cui interno – con un po’ di fantasia – vogliamo sentirci protetti da tutto; e lì, sulla spiaggia, protetti proprio da quell’invasione che viene dal mare, da cui con strenua battaglia qualcuno (o noi stessi) vuole difenderci, a costo di rompere con la stessa Europa, vagheggiando uno “splendido isolamento”… Un’estate vissuta all’insegna di eventi drammatici con conseguenti polemiche: quella sui migranti, appunto, ha tenuto banco (e lo tiene) fin troppo; o la persistente polemica, tra colpevolezze e competenze, che sta facendo seguito al tragico crollo del ponte Morandi; o quella – che ci riguarda, in un certo senso, più da vicino – legata all’esplosione dell’autobotte di Gpl in autostrada a Bologna.

Ma anche eventi positivi ed eloquenti come l’incontro romano dei giovani italiani con papa Francesco, il Meeting di Rimini per l’amicizia tra i popoli, la Festa mondiale delle famiglie in Irlanda, e poi le tante feste di paese che hanno rallegrato il cuore, le numerose iniziative estive per i ragazzi, e i tanti gesti di solidarietà… A proposito di mare, ma anche di terra e di ambiente (con tutti i risvolti del caso), questo mese inizia come avviene da 13 anni con la “Giornata nazionale per la custodia del Creato”, che si celebra appunto il 1° settembre e quest’anno ci propone il tema, lungimirante e impegnativo, “Coltivare l’alleanza con la terra”.

Un’alleanza, per così dire, a tutto campo, che prevede la consapevolezza dei rischi a cui andiamo incontro se la trascuriamo, magari lasciandoci illudere dal negazionismo antiscientifico che nasconde o rinvia i problemi; prevede però – come ci ricordano i vescovi nel loro messaggio – anche il superamento di un’insidiosa rassegnazione al degrado ambientale e ai mutamenti climatici, per intraprendere o rafforzare invece una decisa opera di prevenzione e di salvaguardia.

Ne va della sicurezza e della sopravvivenza del pianeta e di noi stessi o delle future generazioni. Il grande compito affidato all’uomo di plasmare l’ambiente per renderlo più abitabile deve sempre fare i conti con il rispetto della natura e delle regole fondamentali che la governano: ciò vale per le strade, per le case, per i ponti; per il mare e per i monti; per le fonti energetiche e per il loro approvvigionamento, ecc. Una sfida che interessa in modo vincolante e dirimente la politica e l’economia, ma anche – come evidenzia il messaggio dei vescovi italiani – la prospettiva pastorale, cioè le scelte che facciamo come singoli e comunità. Va recuperato e rafforzato, infatti, ad ogni livello, “il legame tra la cura dei territori e quella del popolo”. In sintonia con tutti i cristiani, certo, ma anche con ogni uomo, compresi quelli costretti a fuggire da un ambiente reso ostile dagli eventi e dagli uomini.

V.T.