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 Nella Chiesa di oggi

di Vincenzo Tosello

In queste settimane si avvicendano, con la solerte presenza del vescovo che ha prov­veduto alle nuove nomine, numerosi sa­cerdoti nelle nostre comunità parrocchiali. Si tratta, in genere, di “Unità pastorali”, dove più sacerdoti insieme sono chiamati a collaborare nel ministero pastorale.

La strutturazione attuale, che praticamente porta a completa­mento un lavoro iniziato a suo tempo solo per alcune zone, risponde ad esigenze ormai im­prescindibili. Ricordo che agli inizi degli “ac­corpamenti” tra parrocchie si cercava di mo­tivarli quasi esclusivamente con la necessità della collaborazione pastorale glissando sulle cause più incombenti, che ora però si rivela­no nella loro impellenza anche nella nostra diocesi, cioè la diminuzione del numero di sacerdoti e il calo precipitoso delle vocazioni.

Questa, di fatto, è la realtà, e con essa occorre fare i conti. C’è anche chi ha fatto ricorso alla nota “legge di Kleiber” (anni ‘30 del 1900), re­lativa all’efficienza energetica di un qualsiasi organismo (piante, animali e, aggiungiamo noi, …società), la quale, aggiornata da altri studiosi (tra cui due dell’Università di Pado­va) sulla velocità variabile del metabolismo, spiega le esigenze e le evoluzioni degli organi­smi stessi.

Ma si tratta di una constatazione anche empirica che si può applicare alla real­tà delle nostre comunità: si può raggiungere maggiore efficienza sprecando meno risorse concentrandole… Così si prospetta la “fusio­ne” tra comuni, l’accorpamento tra istituti scolastici e, appunto, l’aggregazione tra co­munità parrocchiali.

Nella nostra diocesi or­mai quasi tutte sono in “unità pastorale”: nel vicariato di Chioggia le parrocchie ancora a sé stanti sono 3, mentre le due Unità pastorali ne aggregano 8, nel vicariato di Sottomarina 1 da sola e 8 aggregate in 4 U.P., a Cavarzere 2 da sole e 14 unite in 5 U.P., per Loreo 1 da sola e ben 17 in 5 U.P., per Ca’ Venier 1 contro 14 aggregate in 4 U.P. Un’evidente riscrittura della geografia ecclesiale diocesana che ha ne­cessarie implicazioni e sulla cui sperimenta­zione potrà giungere una sorta di bilancio al termine della Visita pastorale in corso.

Della questione – che riguarda evidentemente mol­te se non tutte le diocesi italiane – hanno par­lato anche i vescovi del Triveneto nella loro ultima riunione, durante la quale il patriarca di Venezia e presidente della Conferenza epi­scopale regionale, Francesco Moraglia, con sguardo complessivo auspicava comunque che tale situazione “ci aiuti a realizzare una nuova immagine di Chiesa non determinata solo dalle urgenze ma più corrispondente alle vocazioni e ai ministeri ecclesiali, soprattut­to riscoprendo e valorizzando la dimensione battesimale e la comunità come soggetto pa­storale”.

Dal dialogo tra vescovi altri spunti preziosi: evitare inutili nostalgie, promuovere la fraternità tra presbiteri e nelle comunità, puntare a rispondere meglio alle domande di senso più che a questioni organizzative… Non si tratta di cercare soluzioni miracolistiche, ma di adeguare la pastorale alle esigenze di oggi, con le forze in campo.

V. T.