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Servono ponti sicuri

di Vincenzo Tosello

Il disastroso crollo del ponte Morandi a Genova è diventato un tragico monito per l’intero Paese. Oltre alla doverosa memoria per le vittime, al di là delle polemiche e dei rimpalli sull’urgente ricostruzione, esso si è trasformato in un ineludibile stimolo alla previdente attenzione per evitare simili tragedie. Quasi una benefica sindrome, ormai, da rischio di crolli che mette in allerta un po’ tutti.

Non mancano, anche da noi, simili esperienze drammatiche, come ben sanno, ad esempio –  e lo ricordano ogni anno, da quasi settant’anni, con una mesta cerimonia -, gli abitanti di Boscochiaro di Cavarzere, che ancora piangono i quindici bambini (gli “angioletti”) annegati per il crollo del ponte sul Gorzone il 21 maggio del 1950. Una sindrome che sollecita tutti, ad ogni livello, a prendere sul serio la “questione ponti”.

Così anche la Regione Veneto ha sollecitato ad un controllo sistematico delle strutture e tutti i comuni, spesso allertati anche dai cittadini, si preoccupano di verificare la situazione per tranquillizzare la gente oltre che per evitare pericoli. I “nostri” ponti come stanno e cosa si sta facendo per garantirne la sicurezza?

A Chioggia si provvederà a breve con fondi già stanziati per consolidare alcuni almeno dei famosi nove ponti sul Vena, ma rimane da risolvere la questione del ponte sul canale della Fossetta, rinviata da tempo, e mentre è temporaneamente rientrata l’emergenza sul ponte del Musichiere che collega l’isola dei Saloni, più urgente è la situazione del ponte sul Novissimo tra Valli e Piovini… Anche nel cavarzerano, dove ha tenuto banco per lungo tempo la costruzione del nuovo ponte di Boscochiaro (il terzo dopo quello che crollò alla metà del secolo scorso), si procederà alla verifica dello stato dei ponti sull’Adige e sullo stesso Gorzone. Verifica e necessari lavori di manutenzione programmati anche per i ponti della Romea sul Brenta e sull’Adige che collegano la zona veneziana della diocesi a quella rodigina; e ancora altre segnalazioni e altri provvedimenti…

Mai come in questo periodo – si può dire – ferve l’attenzione per queste strutture essenziali; mai come in questo periodo ci si rende conto della loro funzione vitale non solo per il transito ma per il collegamento tra zone e tra comunità, pena l’isolamento e il blocco di attività e di rapporti (come stanno duramente sperimentando in questi mesi i genovesi, e non solo…).

Ciò – è il caso di ricordarcelo – vale anche a un livello più simbolico nella vita della società: c’è sempre bisogno di “ponti” che funzionino davvero. Costruire “ponti” e tenerli agibili perché uniscano, anziché costruire o innalzare “muri” che separano con l’illusione di difenderci, è più che uno slogan: è invece un compito, sia a livello concreto che a livello ideale. Il papa ce lo ripete spesso – come ha ribadito di recente anche nella sua visita ai Paesi baltici -: ricercare e valorizzare ciò che unisce, senza timore delle differenze e degli ostacoli. Certo, servono ponti sicuri, fondati su solidi piloni: ponti che non crollino, pena l’isolamento!

V.T.