//La missione continua…
Padre-Cesare-Binivento

La missione continua…

A COLLOQUIO CON MONS. CESARE BONIVENTO, VESCOVO EMERITO DI VANIMO (Papua N. G.)

In questi giorni a Chioggia; poi a Roma e per alcuni mesi in India e in Indonesia

Il vescovo chioggiotto padre Cesare Bonivento, dopo 38 anni di apostolato missionario in Papua Nuova Guinea – di cui oltre 26 come vescovo a Vanimo -, è tornato in Italia da alcune settimane, rientrando a pieno titolo nella sua congregazione, il Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime). Mons. Bonivento, ora vescovo emerito di Vanimo, al compimento dei 75 anni (nel 2015) aveva rassegnato le dimissioni, che il papa ha accolto solo il 5 febbraio 2018; ed era dunque rimasto in diocesi fino alla nomina e all’ingresso del nuovo vescovo mons. Francis Meli, accompagnandolo poi fraternamente nei primi mesi di ministero.

L’abbiamo incontrato a Chioggia, presso la casa delle Serve di Maria Addolorata a Borgo Madonna, dove è stato ospite per alcuni giorni, durante i quali si è anche sottoposto ad alcune cure mediche presso l’ospedale “B. V. della Navicella”.

Padre Cesare – come ben ricorda – aveva ricevuto il crocifisso e il mandato missionario il 18 ottobre 1980 ed aveva vissuto i primi dodici anni di attività missionaria in Papua N.G. a Watuluma nell’isola di Goodenough. Nominato vescovo di Vanimo il 21 dicembre 1991, è rimasto in quella diocesi, al confine con l’Indonesia, come vescovo titolare e nell’ultimo periodo – in attesa del nuovo vescovo – come amministratore apostolico, fino al 5 febbraio 2018. Dopo la partenza da Vanimo si è fermato per circa due mesi a Hong Kong presso i padri del Pime, molto attivi nella metropoli cinese. E proprio sulla Cina verte la prima parte del nostro discorso, tanto più che in questi giorni è rimbalzata su tutta la stampa la notizia di un accordo di massima tra Santa Sede e governo di Pechino per il superamento della dicotomia tra Chiesa “clandestina” e Chiesa “governativa”. Di fatto, ci dice padre Cesare, le comunità cristiane sono già unite e da tempo i sacerdoti dell’una e dell’altra parte ecclesiale lavorano spesso con lo stesso vescovo. Ora tutti i vescovi sono riconosciuti anche dalla Santa Sede e – anche se ci sono delle perplessità in alcuni – si sta procedendo verso una piena riconciliazione: una necessaria tappa verso una più serena convivenza e collaborazione tra Stato e Chiesa anche nella Repubblica popolare cinese. Questo almeno è il desiderio di tutti e verrà verificato in questa prima fase di sperimentazione dell’accordo sulla nomina dei vescovi: il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin sta dando prova di molto equilibrio e saggezza nel portare avanti il dialogo diplomatico.

Dando uno sguardo retrospettivo al suo ministero episcopale a Vanimo, padre Cesare si dichiara molto sereno e contento dell’opera svolta con l’aiuto del Signore e di quanti l’hanno sostenuto anche dall’Italia: ha provato grande consolazione nel rapporto con tutti i sacerdoti e con la gente che gli ha davvero voluto bene, anche se non sempre è facile accogliere uno “straniero”. “Quella esperienza molto positiva di accoglienza e collaborazione – ci dice, applicandola alle cronache dell’Italia – potrebbe essere vissuta utilmente anche qui: si tratta di conciliare l’esigenza dell’“ordine” con quelle della “carità” e ne trarremmo vantaggio tutti. Sarebbe davvero bello rivivere reciprocamente qui la gentilezza che io ho sperimentato da parte dei locali in Papua!”.

Anche il passaggio di consegne con il nuovo vescovo è stato vissuto molto serenamente e con la massima collaborazione. Per mons. Bonivento ci sono stati vari momenti di saluto nelle diverse zone della diocesi, anche con le autorità locali, fino all’ultimo saluto nell’ultima parrocchia del territorio, vicino all’Indonesia, quando poi tutti i fedeli – compreso un anziano di 92 anni – l’hanno voluto accompagnare fino al confine.

Ora padre Cesare, che si sente ancora in buone condizioni di salute, intende dedicarsi alla formazione all’interno del Pime, grazie anche all’esperienza maturata in missione e accanto ai sacerdoti. Dopo qualche mese di sosta e di preparazione a Roma, subito dopo Natale partirà per l’India e successivamente sarà in Indonesia. Il superiore generale padre Ferruccio Brambillasca gli ha già assegnato dei compiti a beneficio degli oltre 150 seminaristi del Pime presenti in India: dal 1° al 10 gennaio, infatti, dovrà predicare un corso di esercizi e tenere corsi di formazione presso il seminario di Qas e dall’11 al 20 presso il seminario di Vallarpirai. “In India – sottolinea padre Cesare – c’è una grande fede tra i cattolici, nonostante le difficoltà che devono affrontare”. Recentemente, mentre era ad Hong Kong, dal 4 all’11 settembre si è recato a Bombay presso un santuario mariano anche per ringraziare dell’aiuto che gli è venuto da sacerdoti, suore e laici indiani per la sua missione a Vanimo e ha potuto constatare di persona il sorprendente afflusso di fedeli: la novena mariana consisteva in 10 messe al giorno (a cominciare dalle 6 del mattino) per 9 giorni e tutte affollatissime! La sua missione per il Pime poi continuerà in Indonesia, dove egli ha il privilegio di conoscere molti vescovi, essendo stato per così lungo tempo proprio vicino a quella singolare nazione, dove vige la “pancasila”, che comprende il riconoscimento della libertà religiosa e, in particolare, la piena libertà di culto e il rispetto reciproco per le sei religioni ufficiali (Islam, Protestantesimo, Cattolicesimo, Induismo, Buddismo e Confucianesimo). In quel vastissimo territorio – e in particolare nell’isola di Flores – c’è tra i cattolici un grande fervore di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. “Qui in Italia e in Europa – sottolinea padre Cesare – viviamo una forte crisi di vocazioni e di valori educativi cristiani, anzi sembra che si voglia relegare la Chiesa ai margini, mentre altrove nel mondo essa è stimata e coinvolta a pieno titolo nella vita pubblica, sempre in prima linea nella promozione della vita sociale”.

Dopo la missione in Indonesia il vescovo Cesare tornerà in Italia a marzo, a piena disposizione del Pime per l’opera formativa che egli potrà ancora svolgere grazie alla sua grande e apprezzata esperienza missionaria.

(Vito)