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Verso la valorizzazione culturale del compendio

FORTE SAN FELICE

Progetti di recupero, a partire dal pontile e poi sugli edifici

La scorsa settimana sono partiti i lavori di riqualificazione sul pontile ovest per creare un accesso via acqua e si avvicina la data della firma del protocollo di smilitarizzazione da cui prenderà il via il progetto di restauro degli edifici del Forte San Felice.

L’intervento sul pontile rientra tra i primi lavori di recupero dell’area finanziati da Comune e Fondo ambientale italiano (Fai) grazie al concorso “I luoghi del cuore”, per complessivi € 30.000.

L’intervento, affidato alla ditta CoEdMar, prevede la sistemazione dell’antico approdo per arrivare in barca da ovest e oltrepassare a piedi il portale in pietra d’Istria realizzato da Andrea Tirali a inizio Settecento. «Oltre al diradamento della vegetazione infestante, già iniziato», spiega il sindaco, Alessandro Ferro, «questi sono i primi passi per un recupero su più larga scala del sito per un utilizzo pubblico. Il Forte, che occupa un’area di 33.000 metri quadrati tra mare, laguna e centro storico di Chioggia, costituisce un sito di inestimabile valore paesaggistico, storico, ambientale e architettonico, per questo ci stiamo muovendo in tutte le sedi per restituirlo alla città e ai turisti».

I primi lavori sono propedeutici al maxi intervento di recupero che porterà alla ristrutturazione degli edifici storici e alla valorizzazione culturale del compendio.

«I primi interventi di pulizia e riparazione sono già stati programmati», spiega il vicesindaco Marco Veronese, «sono finanziati dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche che ha messo a disposizione alcune risorse delle opere di compensazione per il Mose. Ora è il momento di pianificare il futuro del Forte mediante un’apposita variante urbanistica degli immobili militari dismessi. Sia per le dimensioni dell’area, che per il numero degli edifici, vi è la necessità di ampliare le attuali destinazioni previste dal Prg e di differenziare le attività che verranno ospitate».

La variante interessa alcuni edifici più recenti, di minor pregio e con i maggiori problemi di recupero, ovvero gli alloggi militari e del custode, il trinceramento ovest e la casermetta francese, lasciando quelli di maggiore interesse storico a finalità collettiva. Tra questi ultimi rientrano il portale dell’architetto Tirali, il nucleo più antico del castello della Luppa, la polveriera di costruzione veneziana e la Blockhaus austriaca.

«In ogni caso», specifica il vicesindaco, «anche gli edifici a cui verrà ampliata la destinazione d’uso rimarranno di proprietà del Ministero della difesa, che li renderà disponibili ai privati mediante l’emissione di un bando pubblico e il convenzionamento a tempo determinato. La variante dovrà identificare le più efficaci soluzioni per aumentare l’accessibilità e i collegamenti viari con il territorio».

Elisabetta Boscolo Anzoletti