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Un po’ di equilibrio!

di Vincenzo Tosello

Volevamo attendere l’annunciato piano di investimenti prima di esprimere un qualche giudizio sulla manovra finanziaria che il governo sta elaborando; ma le vicende confuse di questi giorni, anche appunto perché non offrono un quadro completo, sollecitano ormai ad interrogativi non secondari e a riflessioni non superficiali, come del resto avviene a vari livelli da molti giorni. L’impressione diffusa infatti è che le cose stiano precipitando versa una china poco rassicurante.

Nonostante i tentativi – a volte goffi, a volte patetici – portati avanti dal ministro Tria (addirittura zittito in varie occasioni), dal presidente del Consiglio Conte e ultimamente dallo stesso presidente della Camera Fico per tranquillizzare Europa e mercati, è chiaro che il gioco è in mano ai “consoli” Di Maio e Salvini, titolari dell’accordo di governo che ha dato vita a questo esecutivo. I quali appaiono da sempre e sempre più ossessionati dal “consenso”, da perseguire in ogni modo per “non tradire gli italiani”, sentendosi nel (giusto) dovere di tener fede alle promesse fatte in campagna elettorale, anzi tentando – in competizione – di acquisire, rispettivamente per la propria parte contraente, ulteriori adesioni popolari.

Occorre condividere che è necessario andare in soccorso ai troppi poveri che da tempo attendono, come pure è urgente affrontare con severità la questione immigrazioni (i cavalli di battaglia dell’uno e dell’altro duumviro), ma è indispensabile farlo in modo da non danneggiare ulteriormente gli stessi supposti beneficiari (i poveri e le comunità che vedono arrivare profughi…) e l’intera nazione, con ulteriori ricadute.

Del resto, è noto quanto arranchino i Centri per l’impiego nel trovare posti di lavoro; e non si può solo respingere chi bussa alle nostre porte. Così per la questione pensioni: sarà vantaggioso per alcuni anticiparla, ma per il Paese nel suo insieme e per le generazioni future quali saranno gli svantaggi che si ripercuotono su tutti? Tanto più che rimpiazzare gli anziani uscenti dal mondo del lavoro con i giovani entranti non è proprio automatico! Non basta zittire il presidente dell’Inps Boeri, ma occorre fare i conti coi numeri.

E i conti, su questa e su tutta la materia del Def, li sanno ben fare all’Ue e soprattutto i mercati, dai quali, voglia o non voglia, dipendono la nostra economia e la nostra finanza. Abbiamo fresco il ricordo del dramma vissuto dalla Grecia (per carità, l’Italia è altra cosa!…): Tsipras era partito lancia in resta contro l’Ue mietendo consensi anche in Italia dove sorse una lista a suo nome, ma poi ha dovuto ripiegare accettando le condizioni internazionali (il principio di realtà), pena il fallimento suo e della nazione. Altri esempi vicini ci parlano di destre e populismi che mietono consensi, ad es. in Ungheria e Polonia, dove l’opposizione viene ammutolita e schiacciata. Anche da noi l’opposizione sembra afona perché l’esecutivo vuole essere insieme “di governo” e “di lotta” (contro le istituzioni nazionali e sovranazionali). Anche a voler essere ottimisti, non è un bel vedere!

V.T.