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Entro un anno, un’unica sede

Sant’anna di Chioggia

La posa della prima pietra della futura scuola primaria, come ampliamento della “Maderna”

Alla presenza del sindaco di Chioggia Alessandro Ferro, dell’assessore all’Istruzione Isabella Penzo, del dirigente scolastico Sergio Ferroli, di don Giovanni Natoli, parroco dell’Unità Pastorale di Sant’Anna e San Giorgio Martire, mercoledì 3 ottobre scorso si è svolta la cerimonia di posa della prima pietra della scuola primaria di Sant’Anna di Chioggia. Si tratta, nello specifico, di lavori di ampliamento dalla scuola secondaria di primo grado “Bruno Maderna” a Sant’Anna. Con la costruzione di 10 nuove aule, tra un anno i residenti della frazione potranno avere la scuola elementare e media in un’unica sede scolastica. “Siamo qui tutti insieme per dare il via ad un nuovo inizio – ha detto l’assessore all’Istruzione Isabella Penzo in apertura di cerimonia – ringrazio tutti i presenti, le autorità civili e militari, i funzionari dell’ufficio Lavori Pubblici del Comune, i professori, gli studenti e i genitori. È un onore celebrare per la prima volta la posa della prima pietra della scuola primaria, un momento tanto atteso che finalmente si realizza”. “Abbiamo preparato una pergamena, che verrà inserita in questo blocco di cemento, coperto con delle pietre e poi interrato nel cantiere – ha spiegato il sindaco Alessandro Ferro ai presenti – e una volta conclusa la costruzione della scuola, prenderemo di nuovo il blocco, estrarremo la pergamena e la affiggeremo nella nuova scuola. Questo è lo scopo della cerimonia di oggi. In tempi brevi potremo avere una nuova scuola primaria in un plesso unico. Questo è un altro intervento sbloccato da questa amministrazione: il primo stralcio si è concluso nel 2012, oggi il finanziamento c’è e l’opera spero possa essere un orgoglio per tutta la nostra comunità”. “Questa giornata rappresenta la chiusura di un cerchio – ha aggiunto il dirigente scolastico Sergio Ferroli – che si era aperto nel lontano 2008, con l’allora assessore Luigi De Perini della giunta di Giuseppe Casson. È un momento di festa, penso i tempi verranno rispettati e avremo modo di avere le due scuole riunite in uno stesso edificio. Cogliamo l’invito del sindaco affinché gli studenti possano scegliere anche il colore delle pareti”. Realizzato ad ovest dell’edificio principale, su due piani, il nuovo edificio si compone di cinque aule e servizi per piano collegati da due corridoi già realizzati nel 2012 nel primo stralcio dei lavori. “Il ‘concept’ dell’ampliamento è ispirato ad una sinergia virtuosa, nell’utilizzo di alcune fonti rinnovabili che, anche se in modo non esaustivo, provvedono al fabbisogno energetico dell’edificio”. L’intervento complessivo è finanziato dallo Stato tramite un mutuo della Cassa Depositi e Prestiti – Fondo Sviluppo degli Investimenti, per un importo complessivo di 1,2 milioni di euro. Durante la cerimonia sono state consegnate due borse di studio a tre allievi “meritevoli per l’impegno, la solidarietà e l’attenzione verso gli altri” dimostrati nel corso del passato triennio. La prima, istituita in memoria di Alessandra Gibin, a Giulia Garbi e Gaia Gebbin; la seconda, intitolata al prof. Franco Penzo, è stata assegnata al giovane Piergiorgio Terrentin.

R.D.

Nel corso della storia umana in quasi tutte le civiltà la posa della prima pietra di un edificio sacro o pubblico o delle stesse mura della città è sempre stata un atto con un forte significato simbolico, testimoniato da tante fonti storiche e archeologiche. La prima pietra è detta anche angolare o testata d’angolo perché considerata la pietra più importante dell’edificio, quella che idealmente sorregge tutta la costruzione. Nella Bibbia viene accostata alla stessa parola di Dio, fondamento spirituale del credente: “Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire” (Isaia 28,16). La pietra angolare serviva poi anche per collocare le altre pietre, e per allinearle su di essa veniva calato un piombino. Di norma è in marmo scolpito; in essa viene ricavato un pozzetto che il giorno della posa è riempito con un contenitore in piombo o altro metallo su cui viene inserita una pergamena con la data della sua posa e vari riferimenti storici per l’Italia: il nome del Presidente della Repubblica in carica, eventualmente il Papa regnante, i committenti l’opera, il sindaco, l’assessore alla P.I., l’architetto progettista, le maestranze, ecc. ecc. Un tempo assieme al contenitore della pergamena venivano messe nel pozzetto pure un giornale locale e alcune monete per facilitare meglio ai “futuri” la contestualizzazione dell’evento, a quei posteri, cioè, che scavando su quelli che nei secoli diventeranno ruderi, troveranno in quella che è considerata la parte più resistente all’usura del tempo tutta la storia dell’origine dell’edificio e di chi lo ha costruito. Eventualmente non l’originale della pergamena, che resta sepolto fino a quando diventa reperto archeologico, ma una copia viene affissa all’interno dell’edificio nel posto più accessibile e visibile ai contemporanei. A maggior ragione ciò dovrebbe essere fatto in una scuola dove si insegna a studiare la storia.

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