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Agli estremi confini

di Vincenzo Tosello

Il messaggio del papa per la Giornata missionaria, reso noto nella solennità di Pentecoste, puntava già al Sinodo che si sta svolgendo ora a Roma, anzi sembra quasi che il mese di ottobre sia stata scelto come periodo della grande assise proprio per la sua caratteristica dimensione missionaria.

Ed è proprio ai giovani che papa Francesco si rivolge, ancora una volta, anche in questo suo messaggio intitolato “Insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti”, iniziando con quel “Cari giovani” ormai familiare. Certo, si rivolge a tutti, ma a loro in modo speciale; e lancia la sfida di un’alleanza inter-generazionale fondata sulla missione della Chiesa di “costruire ponti” la cui grande forza unitiva consiste nella fede in Dio e nell’amore al prossimo.

Fondamentale infatti è la prima parola: “insieme”. Si tratta della modalità indispensabile per costruire davvero. Pensare, agire, decidere “con” i giovani – suggeriva il relatore al recente corso di aggiornamento per i preti della diocesi che hanno riflettuto proprio sulle prospettive missionarie della “pastorale giovanile”.

Ma papa Francesco provoca tutti, sempre a partire dai giovani, con quello straordinario capovolgimento di prospettiva quando afferma: “Ogni uomo e donna è una missione”. Come già aveva sottolineato, in modo direttamente personale per ciascuno, nell’Esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, invitando tutti a dire e comprendere: “Io sono una missione in questa terra e per questo mi trovo in questo mondo”; non “gettato” nel vuoto, ma dentro un disegno di amore infinito.

Non solo la nostra vita o la vita della Chiesa va vista come missione, ma noi stessi siamo “missione”! Perciò bando ad ogni paura, anche a quella che trattiene molti giovani – come purtroppo constatiamo – dall’avvicinarsi a Cristo o alla Chiesa, dove invece possono trovare il tesoro che “riempie di gioia la vita” e fa sì che questa gioia possa contagiare il mondo intero. Bando anche alla paura del male, che invece diventa provocazione ad amare sempre di più, di un amore che “fa crescere” e che “illumina e riscalda chi si ama”.

Gli “estremi confini della terra” verso cui andare, in questa nuova prospettiva, cambiano orizzonte e dimensione: non più solo geografici, ma molto vicini, anzi, dentro alla stessa vita quotidiana: “ambienti umani, culturali e religiosi ancora estranei al vangelo di Gesù”, per cui “la periferia più desolata dell’umanità bisognosa di Cristo è l’indifferenza verso la fede o addirittura l’odio contro la pienezza divina della vita”.

Una rinnovata “missio ad gentes” che, mentre non trascura la dimensione geografica (ai giovani il papa lancia anche la sfida del “volontariato missionario temporaneo” come inizio fecondo di discernimento vocazionale), si traduce in una missione permanente.

Quegli “estremi confini della terra” che, di fatto, specie per i giovani, sono ormai sempre raggiungibili e “navigabili” esigono “il dono coinvolgente delle nostre vite” perché, senza ridursi ad una miriade di contatti, si trasformino invece in “una vera comunione di vita”

V. T.

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