//Tenderci le mani
prodotti-agricoli

Tenderci le mani

di Vincenzo Tosello

Domenica scorsa, questa volta proprio in coincidenza con l’11 novembre, festa di S. Martino, tradizionale punto di riferimento per il mondo agricolo, si è celebrata a livello nazionale e in molte comunità parrocchiali la “Giornata del Ringraziamento”, che però continua a celebrarsi, a vari livelli, per tutte le domeniche di novembre.

Oggi, ad esempio, il vescovo Adriano presiede la Giornata provinciale della Coldiretti rodigina nella chiesa di Ca’ Tiepolo. Una giornata che, attorno al tema suggerito dai vescovi “Secondo la propria specie: per la diversità, contro l’uguaglianza”, ci ha ricordato l’urgenza di rispettare la biodiversità nella natura come pure di riconoscere ad ogni individuo il valore del suo contributo personale nella società.

A ridosso di quella Giornata nazionale, in questa domenica siamo invitati a celebrare anche la 2ª Giornata mondiale dei poveri.

Eloquente consequenzialità: tra saper ringraziare e saper donare il legame dovrebbe essere automatico. Il messaggio che il papa ha voluto firmare il 13 giugno scorso nella memoria liturgica di S. Antonio di Padova, amico universale dei poveri, prende spunto dal Salmo 34, 7: “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”.

Il “grido”, espressione di sofferenza, solitudine, delusione, è sempre ascoltato dal Signore, ma chiede di essere ascoltato anche da noi, fuggendo da ogni tentazione di indifferenza o, peggio, di deliberata esclusione secondo la mentalità del mondo che “loda, insegue e imita coloro che hanno potere e ricchezza”, considerando i poveri “uno scarto e una vergogna”. Il Signore ascolta e “risponde”, come dovrebbe rispondere ciascuno di noi, con “una partecipazione piena d’amore alla condizione del povero”, “per curare le ferite dell’anima e del corpo, per restituire giustizia e per aiutare a riprendere la vita con dignità”. Proprio questa Giornata – auspica papa Francesco – vuole essere una “piccola risposta” della Chiesa intera “ai poveri di ogni tipo e di ogni terra”.

E il Signore – ricorda ancora il salmo citato – “libera” il povero da una situazione non certo cercata quanto invece indotta “dall’egoismo, dalla superbia, dall’avidità e dall’ingiustizia” che lo circonda; ma questa liberazione deve arrivare anche attraverso di noi: una mano tesa che “offre accoglienza, protegge e permette di sentire l’amicizia di cui ha bisogno”.

Un’opera che non va mai portata avanti con protagonismo, ma nella reciproca collaborazione con quanti – anche non cristiani e non credenti – agiscono per umana solidarietà, senza venir meno al nostro compito specifico di orientare tutti a Dio e alla santità. Il grido del povero è anche grido di speranza come ultimo epilogo. Una Giornata che diventa “evangelizzazione”, in cui a evangelizzarci sono i poveri stessi, nel tenderci le mani “l’uno verso l’altro”.

V.T.