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Venerdì nero riveduto e corretto

COSTUME E SOCIETA’

La versione nostrana più vivibile ma meno conveniente

Il nero, a quanto pare, sfina non solo la figura ma anche gli incassi. Ormai in tutto il mondo, con la diffusione capillare del Black Friday, i guadagni per i negozianti si fanno ancora più snelli che nel periodo dei saldi. Maggiore il numero di scontrini, minore il peso della cassa, ma solo se viene rispettata la tradizione. Nato nel lontano 1924 negli Stati Uniti, il Venerdì Nero prevede la messa in vendita di alcuni articoli a prezzo scontatissimo, fino all’80%, e solo per poche ore.

Tra le tante ipotesi sull’origine del termine e soprattutto sull’associazione al colore nero, forse nessuno ha considerato che l’ispirazione potrebbe derivare dai tanti occhi neri portati a casa dagli avventori più scalmanati e pure da qualche incauto commesso che ha cercato di sedare una rissa.

Negli Stati Uniti, infatti, dove lo spirito originale del Black Friday viene ancora mantenuto, si trascorre la notte fuori dal negozio prescelto e al via ci si fionda all’interno come una mandria, a caccia dei bollini con lo sconto. I prodotti in offerta sono limitati, in pochi pezzi, e in parecchi durante la contesa finiscono per darsi botte da orbi. Pronto soccorso e ospedali saranno presumibilmente in allerta.

Nel resto del mondo il Black Friday trova riscontri positivi, viene frequentato e apprezzato sì, ma senza esagerare. Anche perché si è furbescamente pensato di allungare il brodo prendendosi la libertà di estendere le offerte a tutta la settimana, o almeno dal giovedì alla domenica. Così la manciata di ore del Venerdì Nero si riduce ad una passeggiata in centro per ammirare l’effetto delle vetrine illuminate combinato con la luce della sera tardi e con il contributo delle luminarie natalizie, spesso inaugurate per l’occasione. Inoltre gli sconti, almeno da noi, raggiungono raramente il 70%, le percentuali più praticate sono il 20% e il 30%, e la merce in offerta è quasi la totalità, vengono esclusi giusto quei pezzi forti che si prevede di vendere anche a prezzo pieno.

Gli Americani non sono entusiasti di queste storpiature del loro appuntamento annuale con lo shopping che definire sfrenato è riduttivo. Manca la ressa, mancano le scommesse su chi arriva per primo, manca la rivalità tra negozi, manca la notte con il sacco a pelo, si tradisce il vero spirito della festa.

Evidentemente per gli altri è più importante tornare a casa soddisfatti, sereni e interi. E poi per un 20% non vale neanche la pena di uscire di casa, al buio, magari con la pioggia come accaduto quest’anno in molte città che infatti hanno registrato meno presenze del previsto. Con le offerte spalmate nella cosiddetta Black Week la percentuale di acquisti andati a buon fine è sicuramente alta: senza la calca che arraffa si può ragionare con calma, non ci sono code alle casse, si possono visitare più negozi, si possono portare i bimbi a provare scarpe e giacconi senza dover prendere le misure a occhio, le commesse lavorano con più serenità e hanno tempo di riordinare gli scaffali ed asciugare eventuali pozze da ombrelli gocciolanti senza doversi fermare a notte inoltrata. L’allerta ruberie c’è sempre, come alla Vigilia di Natale, ma la sorveglianza è più agevole e mirata. Sarà pure una versione falsata, ma la sicurezza viene prima di tutto.

Rosmeri Marcato