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Credenze alimentari

COSTUME E SCIETA’

Le leggende influenzano la spesa e rovinano la salute

Nel corso dei decenni se non dei secoli i pregiudizi e falsi miti alimentari si sono succeduti, accumulati, contraddetti, sostituiti, accentuati. Ma solo se considerati un’unica grande famiglia, allargata, in tutti i sensi.

Ciascuno, però, nel proprio piccolo continua imperterrito a perseverare nelle convinzioni che da una vita l’accompagnano al supermercato. A meno che l’esperienza personale non confuti le stesse.

Raramente ci si fida del parere altrui in fatto di alimentazione. Se ad esempio non si soffre di acne e si mangia in modo salutare evitando gli eccessi e si crede che l’acne venga favorita dalla cattiva alimentazione, dalla cioccolata, dai salumi e dal latte, difficilmente ci si potrà rendere conto del contrario, anche se si dovesse incontrare qualcuno che in passato si è tenuto alla larga dai cibi incriminati sperando di guarirla. A nulla possono servire le migliaia di ricerche e statistiche pronte a contraddire una convinzione radicata e condivisa.

L’alimentazione è uno degli argomenti sui quali ciascuno si sente ferrato, quando addirittura non si ergono a guru del mangiare sano senza avere alcuna preparazione in materia.

Ed ecco che i luoghi comuni fanno capolino ed entrano nella mente e nelle abitudini dei pochi che non hanno un’idea precisa ma vorrebbero migliorare il modo di fare la spesa e cucinare. Così negli anni passati si è demonizzato il burro come  responsabile dell’obesità mondiale e sono state necessarie campagne informative diffuse su tutti i mezzi di comunicazione per spiegare come stanno realmente le cose.

La pasta, nonostante sia ritenuta unanimemente piatto irrinunciabile della cucina italiana, è stata considerata “ingrassante” per decenni, ma non ha accusato il colpo, infatti tutti hanno continuato a consumarla regolarmente in quantità industriali anche due volte al giorno, ma con il pensiero che fosse lei e solo lei la colpevole delle delusioni sulla bilancia.

A proposito di pasta, è recente la leggenda che vede tutte le marche contaminate dal glifosato. Sui social la campagna di allerta è diventata capillare nel giro di pochi mesi e ha dovuto intervenire la Ue con analisi di laboratorio e garanzie per fare chiarezza.

Poi lo zucchero bianco, che secondo molti si dovrebbe assolutamente bandire dalle dispense di ogni parte del pianeta a favore dello zucchero di canna, meno lavorato. Peccato si sia scoperto che non mancano i furbetti che taroccano il prodotto colorando lo zucchero per farlo sembrare di canna. La carne rossa è stata sul banco degli imputati in migliaia di udienze. Accusata di provocare il cancro, di essere zeppa di ormoni e di antibiotici.

Agli esordi della corrente vegana non era raro assistere a scene assurde, c’era persino chi insultava gli avventori dei fast food attendendoli all’uscita e neppure chi faceva spesa in macelleria poteva dirsi tranquillo. In contemporanea è stato il turno dei grassi. Dicevano che andavano eliminati dalla dieta perché danneggiavano l’organismo. Insomma c’è sempre stato qualcuno da dover buttare giù dalla torre, magari per fare spazio a qualcun altro che si rivelava poi il vero pericolo per la salute. Ora che il biologico e il biodinamico stanno guadagnando sempre più consensi c’è chi ne mette in dubbio la veridicità.

Non sono pochi coloro che ritengono il biologico una grande bufala studiata e pubblicizzata ad arte per guadagnare di più, considerato che il bio ha un costo maggiore.

È anche il turno delle etichette. Dopo anni di insistenze per averle su ogni prodotto, con il dettaglio degli ingredienti e di tutta la catena produttiva qualcuno sostiene che non servono a nulla perché raccontano frottole. Senza neppure il beneficio del dubbio, in questo caso dalla torre precipitano tutti, non si salva nessuno.

Tutto si fa e si dice per lo stesso unico motivo: farsi notare, far parlare di sé. Perché l’importante è che se ne parli. Anche se si dovesse dire che si tratta di un gruppetto di idioti.

Rosmeri Marcato