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Anziani più tardi

COSTUME E SOCIETA’

L’età della vecchiaia si allontana, merito del giusto spirito quasi estinto

Esiste ancora qualcuno che può essere definito argento vivo? Considerando lo stato di semi-zombitudine nel quale galleggia gran parte delle persone in giro per il mondo sembrerebbe proprio di no. Un tempo la scarsa connessione con l’ambiente circostante era prerogativa della giornata di lunedì, ora caratterizza l’intera settimana, fine compresa. E quel che è peggio è che talvolta l’apatia dei grandi condiziona anche i piccoli. Spesso perfino i cani che portano a passeggio, talmente svogliati da ignorare i simili che passano loro accanto.

La pubblicità parla di spossatezza con il solo scopo di vendere integratori, i più catastrofisti tirano in ballo la depressione sottovalutando la patologia, i diretti interessati dicono di sentirsi svogliati e annoiati. I più saggi dichiarano senza mezzi termini che non esistono più le tempre di una volta.

Probabilmente è la spiegazione più plausibile e a vederli, i giovani di una volta, oggi imbiancati, con la fronte e le guance segnate dalla consapevolezza di come si sta al mondo, sembra assurdo che qualcuno li definisca diversamente giovani. Perché quasi quasi sono più giovani loro di quelli in età per esserlo. Caricano sui manubri delle bici buste ricolme di spesa e filano per le strade, su piste ciclabili e non senza una smorfia di fatica.

Puliscono casa, cucinano per figli e nipoti e qualcuno trova il tempo e le energie per andare ad allietate i pomeriggi dei coetanei meno attivi.

Confezionano berretti e copertine per i piccoli di casa, sistemano mobili e tende, allacciano e aggiustano elettrodomestici, sono sempre informati su quel che accade in città come dalla parte opposta del pianeta. Leggono tanto, qualcuno scrive per diletto, amano la tv di qualità ma non disdegnano gli approfondimenti politici e i reality show. Con la fissa di volersi sentire ancora giovani sono riusciti a fermare il tempo, o almeno il lato peggiore del suo scorrere, mentre i giovani anagrafici, di contro, sembrano già vecchi. Stanchi, sfaticati, apatici, appunto.

Qualcuno non si regge neppure in piedi nel senso letterale del termine. Datemi un punto d’appoggio altrimenti casco per terra. La versione 2.0 della celebre frase riadattata per chi sente la necessità di addossarsi ad ogni colonna, alla cassa del supermercato, alla macchina parcheggiata, e di sedersi ovunque. Sembrano davvero stanchi e altrettanto stancamente si esprimono parlando.

Trascinano le parole come i movimenti, hanno rallentato perfino i ticchettii sulle tastiere degli smartphone. La calma era la virtù dei forti, ora la calma è un altro stato d’essere, con un’altra accezione, tutta negativa.

Questi dati di fatto che, ovviamente, prevedono delle eccezioni, sia tra i giovani reali che tra quelli di spirito, fanno da apripista alla rivelazione della Società italiana di gerontologia e geriatria secondo cui oggi si diventerebbe anziani dopo i 75 anni, dal momento che un 65enne ha la prestanza fisica e cognitiva di un 40-45enne di trent’anni fa e che un 75 enne è paragonabile ad un 55enne della stessa epoca. Chi ride non ne ha motivo, perché l’evidenza è sotto gli occhi di tutti.

L’unico problema è che con l’avvicendarsi delle generazioni si dovrebbe sempre progredire, migliorare. Invece pensando a come saranno a 75 anni i giovani d’oggi viene da chiedersi quanti punti d’appoggio serviranno.

 Rosmeri Marcato