//Incontro Chioggia-Betlemme

Incontro Chioggia-Betlemme

È una piccola composita compagnia quella che parte nel cuore di una notte di dicembre, 2 giorni prima dell’Immacolata. C’è il parroco di borgo San Giovanni che accompagna alcune adolescenti in quello che una volta era il viaggio della vita. Ho visto con i miei occhi una di queste ragazze prendere appunti nell’incontro preparatorio e ciò mi ha confortato… C’è una rappresentanza dei Comuni che hanno partecipato al progetto internazionale “Specialitaly Palestine” che vedrà proprio in questi giorni la sua esplicitazione nel Comune di Betlemme, alla presenza del sindaco. Viaggiamo assieme ad alcune educatrici che intendono provare a consolidare un rapporto che si è costituito da anni con analoghe esperienze educative di Betlemme; non mancano le autorità civili nelle persone dell’assessore, l’appassionata Isabella Penzo, e della dott.ssa Daniela Ballarin. Si tratta di un piano di cooperazione internazionale per perseguire la crescita inclusiva del settore turistico a Beith Sahour e Betlemme. I Comuni italiani coinvolti sono 3: Chioggia, Comacchio e Lavello, e ciò fa subito venire in mente il versetto della Bibbia che riguardava proprio un piccolo paese: “e non sei tu Betlemme di Efrata la più piccola, perché da te…”. Il viaggio è pieno di pensieri e di attese perché ciascuno ha la sua immagine di Terrasanta, quella visione ricevuta negli antichi scenari che hanno fatto da sfondo ai nostri piccoli grandi presepi: una palma, una casa, una collina, un po’ di deserto e, in lontananza, l’oscuro castello di Erode. La Terrasanta invece sarà un’esperienza che andremo a realizzare in incontri vitali e per alcuni versi imprevedibili… Planati a Tel Aviv passiamo per Ein Karem, il luogo in cui è avvenuto l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta. Mi colpisce questo incontro tra mamme future che nascondono ancora i figli al mondo, per rivelarli poi nella piena maturità di una storia che ci raggiungerà. Mi commuove il nascondiglio di pietra di Giovanni, dove Elisabetta lo preservava dall’ira di Erode. Questi bambini cresceranno, saranno la voce che grida nel deserto e il Figlio di Dio morto in croce per noi e resuscitato. Qui a Ein Karem il mondo è ancora in attesa e tutto parte da questo piccolo nascondiglio di carne che è il ventre di una madre che nel frattempo prorompe con il Magnificat, scritto qui in tutte le lingue del mondo. Raccontare un viaggio come questo è terribilmente difficile perché si ha a che fare con i primi siti, le postazioni di un cristianesimo non ancora nato, i primi vagiti, le prime case abitate dai primi, i luoghi della loro vita e della loro morte: Nazareth, poi Betlemme, Cafarnao, Gerusalemme e così via fino alla resurrezione. È un gruppo compatto quello che si forma, che parteciperà a importanti riunioni di rappresentanza, perché questo è senz’altro un viaggio di lavoro. Il gruppo man mano si forma tra storie distanti solo geograficamente: veniamo da tutt’Italia, da Siracusa a Chioggia, per incontrare questa gente forte che ha deciso di restare nella terra di Gesù perché rimanga Lui. Ci colpiscono soprattutto le donne di Betlemme, il loro sguardo deciso, le opere di sostegno dell’umano perché ci si possa scorgere la scintilla del divino. Ci guidano nel viaggio uomini e donne che ormai hanno fatto della Terrasanta la loro casa, la loro stessa narrazione esistenziale: Vincenzo da anni vive qui con moglie e figlie, Ettore, un memores domini, da decenni ormai ha scelto di raccontarsi, cioè di raccontare la sua fede attraverso i luoghi, i sassi che hanno visto la presenza di Gesù. Capiamo di essere di fronte ad un evento unico per noi che si dettaglia dentro la carne della nostra compagnia, perché Dio ha bisogno degli uomini e qui in questa antica terra questo è clamorosamente evidente: tra le pietre dell’antica casa di Pietro prospiciente il tempio (il vangelo poteva ben dire che Cristo usciva dal tempio e subito entrava nella casa di Pietro), la casa di Maria a Nazareth, il golgota e il sepolcro. Dio ha scelto una terra, una compagnia, dei particolari tipi umani, con il loro carattere e le loro latitanze proprio come noi. E questo ci rende arditi, pronti nel seguire, desiderosi di testimoniare il mistero che ancora una volta ci ha toccato. Non c’è nessuno che sia venuto in questo viaggio che sia tornato a casa come è partito. E questa è la Grazia dell’oggi, di una chiesa che tenacemente, testardamente, contro ogni previsione, rinasce sempre da alcuni uomini e donne di buona volontà, avvisati come i pastori quella notte di una presenza nuova. Proprio come noi. Buon Natale.
(Foto Alfiero) Piergiorgio Bighin