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Carige

Banche e crisi in Italia

ECONOMIA

Ora si spera di trovare qualcuno che assorba Carige

Era da salvare la Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, detta comunemente Carige? Certo. E non per fare un favore ad azionisti e obbligazionisti, cioè a coloro che hanno puntato soldi sui titoli Carige con la speranza di guadagnarci (e il rischio di perderli): ma anzitutto per i 4.000 dipendenti di una banca che funziona, che è vitale per il tessuto economico ligure, che sta solo passando un brutto momento ma può risollevarsi. E poi per tutti quei correntisti che avevano più di € 100.000 depositati, somme cioè non garantite dal Fondo interbancario.

Doveva farlo lo Stato? Sarebbe meglio di no, ma le soluzioni di mercato latitavano. Il mondo bancario italiano (e non solo) non sta passando il suo miglior quarto d’ora; la voglia di accollarsi un simile peso non ce l’aveva nessuno. Quindi tocca allo Stato, grazie allo strumento della garanzia che può dare sulla solvibilità delle obbligazioni e sull’ingresso nel capitale sociale. È la stessa strada intrapresa dal governo Gentiloni per risolvere precedenti crisi bancarie? Precisa al millimetro. Ma le forze politiche di questo governo non erano quelle che sputavano fuoco e fiamme contro simili decisioni? Esatto. Però nella vita poi si deve passare dai facili slogan al governare e risolvere i problemi, che spesso sono più complessi di uno slogan. Altrimenti si sta comodamente all’opposizione a urlare, senza però “sporcarsi le mani” e nemmeno pretendere di farlo. È anche colpa di questo governo se Carige stava affondando? Sì, perché le mattane dei mesi scorsi che hanno fatto impennare lo spread, hanno pure ridotto – e di molto – la fiducia nel sistema Italia da parte di tutti gli investitori. Si fatica addirittura a piazzare i nostri Btp, figuriamoci obbligazioni bancarie e quant’altro!

In più, questo governo si è occupato di Carige solo un momento prima dell’affondamento, colpevolmente lasciando che la situazione degenerasse.

E ora? Due cose: si spera di trovare qualcuno che assorba Carige, magari depurata dai troppi crediti deteriorati, frutto di decenni di cattiva amministrazione. E si spera che la Cassa genovese sia l’ultima a trovarsi in simili situazioni.

Purtroppo, rischia di essere solo una speranza, perché nel Mezzogiorno esiste un’altra situazione che da anni versa nella stessa identica situazione in cui si trovavano le due banche venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca) fino al momento in cui sono crollate.

C’è speranza che quella crisi sia affrontata prima dell’ultimo secondo? No. Sembra che nulla in Italia debba muoversi fino a fine maggio, data in cui si terranno le elezioni europee. Nel frattempo l’Italia è rientrata ufficialmente in recessione; unica economia dell’Unione.

Nicola Salvagnin