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Pregare per l’unità

di Vincenzo Tosello

Da questo al prossimo venerdì (18-25 gennaio) si celebra nel mondo – esattamente da 110 anni ormai – la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”. I testi vengono preparati a turno dai cristiani delle varie nazioni.

Quest’anno sono stati scelti e predisposti da un gruppo di rappresentanti di diverse comunità cristiane indonesiane cooptato dalla Comunità delle Chiese in Indonesia e dalla Conferenza episcopale indonesiana. Abbiamo imparato anche noi a conoscere l’apertura di mente e di cuore del popolo indonesiano, grazie anche alla presenza e al servizio in città di alcune suore di quella nazione di ben 265 milioni di abitanti, che – costituita da ben 1340 gruppi etnici con 740 idiomi e una lingua nazionale comune – fonda la propria unità sui cinque pilastri (i “Pancasila”) posti a fondamento della Costituzione laica: fede in un unico Dio, giustizia e civiltà umana, unità dell’Indonesia, democrazia guidata da saggezza, giustizia sociale. E’ la nazione con la più ampia maggioranza di musulmani (86%); ma anche i cristiani (10%, di varie Chiese) partecipano a pieno titolo alla vita nazionale.

Recentemente lo stesso arcivescovo di Jakarta, mons Suharyo, ha accolto con favore il ripristino del 1° giugno – anniversario della redazione dei cinque pilastri – come festa nazionale. La proverbiale armonia tra popoli e religioni, che si propone “solidarietà e collaborazione”, anche lì, tuttavia, viene messa in crisi da corruzione e ingiustizia.

Per questo il tema e il programma scelto suona, biblicamente, “Cercate di essere veramente giusti”. E’ un compito che riguarda tutti, di ogni popolo e di ogni religione.

I cristiani del mondo, e noi cristiani d’Italia, ci sentiamo particolarmente coinvolti: come scrivono nella lettera comune, rivolta a tutte le Chiese in Italia, il cattolico mons. Spreafico, il pastore Luca Maria Negro e il metropolita Gennadios, con le nostre divisioni (e non ci possono certo consolare o scusare le divisioni fratricide presenti nell’Islam…) continuiamo ad essere scandalo e impedimento alla realizzazione di una vera giustizia.

Siamo, è vero, in un mondo inquieto e pieno di arroganza, in cui rischiamo l’autodistruzione; ma proprio in questo mondo frammentato e proprio a partire dalla nostra preghiera unita, dobbiamo essere strumento della “Grazia guaritrice” di Dio. E’ l’ingiustizia crescente a rendere più pericolosa la divisione sociale e ad alimentare – come in passato – le divisioni nelle Chiese.

La corruzione, l’avidità, e dunque l’ingiustizia, causano disuguaglianze e divisioni. Il binomio “unità e giustizia” ci dà invece la possibilità e la responsabilità di costruire “una società pacifica e spiritualmente prospera”. La “Settimana” è richiamo annuale al compito quotidiano di vivere come testimoni di amore, di pace e di solidarietà.

V. T.