//Via libera a quindici concessioni, c’è anche la piattaforma Teodorico…
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Via libera a quindici concessioni, c’è anche la piattaforma Teodorico…

Trivelle nel delta

Trivelle nel Delta, grave il silenzio del presidente della Regione Luca Zaia e dell’assessore al Territorio ed ai Parchi Cristiano Corazzari. “Per compiacere Salvini se ne fregano delle preoccupazioni e del futuro del territorio”. “Le motivazioni per il NO alle trivelle per cui ci siamo mobilitati 3 anni fa sono ancora valide, per questo è grave il silenzio di Zaia che non apre bocca per non contraddire il proprio capo”.

A dirlo è Graziano Azzalin, consigliere regionale del Partito Democratico, commentando il via libera a 15 concessioni già autorizzate, grazie a un emendamento di Lega e 5Stelle, che interesseranno anche il Delta del Po, con la piattaforma Teodorico della compagnia Australiana “Po Valley Operations”. “Al di là delle rassicurazioni del ministro Costa che dice di non voler firmare le richieste di permessi di trivellazione, c’è poco da stare tranquilli. Si scaverà all’interno delle 12 miglia marine e non si sa il bacino di gas a che distanza arriverà dalla costa. Alcuni studi hanno evidenziato l’abbassamento del suolo attorno alla piattaforma, come è successo a Ravenna, di fronte al lido di Dante. Un abbassamento eccessivo comporta un buco dove vanno a finire i sedimenti dei fiumi, anziché mantenere l’equilibrio lungo la costa, con conseguenti problemi di erosione. Non vogliamo che si ripetano i drammi del passato – prosegue preoccupatissimo Azzalin – perciò è doveroso continuare a mobilitarsi in difesa del territorio. Indipendentemente dallo schieramento politico. Io nella consultazione del 2016 sono andato contro le indicazioni del Partito Democratico e lo rifarei. Zaia e l’assessore Corazzari invece stanno zitti, come se la questione non li riguardasse.

Se hanno cambiato idea, trovino il coraggio di dirlo pubblicamente. Altrimenti vuol dire che accettano supinamente gli ordini dall’alto per non irritare Salvini, fregandosene delle legittime preoccupazioni dei polesani e non solo”. “Ho appreso la notizia da “Il Gazzettino” della possibile autorizzazione ad una trivella (Teodorico, della compagnia australiana “Po Valley Operations, ndr.) nelle acque del mare Adriatico, entro le 12 miglia, di fronte al Parco del Delta del Po, per continuare l’estrazione del gas metano – afferma il sindaco Francesco Siviero di Taglio di Po – e confesso che sono rimasto sbigottito e continuo ad essere fortemente preoccupato per il futuro del nostro territorio. Ribadisco, ancora una volta, la netta contrarietà dell’intero Consiglio comunale di Taglio di Po, già precedentemente espressa all’unanimità con una delibera consiliare, inviata poi agli organi istituzionali sia regionali che nazionali.

La nostra storia c’insegna che cercare il metano nell’area del Delta del Po è inutile, perché c’è, ma non solo è poco fruttuoso, è anche distruttivo per l’ambiente, soprattutto per la già fragile sicurezza idraulica: la nostra terra, attualmente, è già sprofondata di 3/4 metri sotto il livello del medio mare per cui la situazione diventerebbe disastrosa per la ripresa in maniera drastica della subsidenza”. “La notizia ci stupisce ancora di più – continua il sindaco Siviero – sapendo che la Lega e il Movimento 5Stelle, in campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento nazionale, avevano fatto della difesa del territorio un loro caposaldo, mentre ora stanno probabilmente svendendo il territorio per finanziare sia le pensioni Quota 100 che il Reddito di cittadinanza, pensando solo alle prossime elezioni europee e non al futuro di intere generazioni di cittadini dell’intero territorio del delta del Po”. Questa è la convinzione della stragrande parte dei cittadini del Delta del Po! Particolarmente importante, in questo momento, è la voce del tecnico, l’ing. idraulico, dott. Giancarlo Mantovani, direttore generale dei Consorzi di Bonifica Delta del Po con sede a Taglio di Po e Consorzio di Bonifica Adige Po con sede a Rovigo, da sempre contrario alla riapertura di nuovi pozzi per l’estrazione del gas metano sia in terraferma che nelle acque dell’Adriatico, ritenendo sempre attuale la negativa esperienza degli anni ‘50/‘60 quando erano in funzione decine di pozzi in tutto il Polesine con una fortissima attività estrattiva, che ha causato l’ancora attiva subsidenza, causa principale dall’abbassamento del suolo di m. 3/4 sul livello del medio mare. “La piattaforma è a 12 miglia, non conta se un po’ più in là o un po’ più in qua – spiega Mantovani – perché il bacino del gas non si sa a che distanza arriva dalla costa, per di più di fronte al Parco del Delta del Po Veneto ed Emiliano-Romagnolo.

Lo studio, come ho evidenziato in diverse occasioni, non è credibile relativamente all’abbassamento del suolo previsto attorno alla piattaforma… 12 centimetri non sono credibili… basta vedere quello che è successo di fronte al Lido di Dante in provincia di Ravenna. Un abbassamento eccessivo comporta un buco dove vanno a finire i sedimenti dei fiumi invece di mantenere l’equilibrio lungo la costa e quindi problemi di erosione, che stiamo pagando a caro prezzo. Se l’abbassamento arriva alla costa, i nostri argini si abbassano e la sicurezza idraulica, quella che ora abbiamo, frutto di tantissimi interventi costati allo Stato, e quindi alla comunità, un’infinità di miliardi di lire (prevalentemente spesi prima dell’entrata in vigore dell’euro), svanisce nel nulla, con la conseguenza di essere nuovamente minacciati da disastrose alluvioni, per l’incolumità delle persone ma anche per l’economia in generale”. Decisamente negativa alla trivellazione del territorio deltizio su terra ferma, ma anche sulle acque dell’Adriatico, è anche la posizione, da sempre, dell’Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po il quale si è espresso chiaramente con il NO attraverso le osservazioni sulla questione “Teodorico”, a suo tempo inviate alla Regione.

Giannino Dian