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Il patto per la vita

di Vincenzo Tosello

L’annuale messaggio del Consiglio episcopale permanente diffuso in occasione della Giornata nazionale per la vita che celebriamo oggi rischia di essere colto come un appello scontato e consueto, mentre va accolto nella sua reiterata urgenza per la coscienza e le scelte della comunità ecclesiale e dell’intera comunità nazionale, che rischiano di assuefarsi ad una mentalità antinatalista, come pure ad una strisciante indifferenza e trascuratezza nei riguardi della vita, specialmente nelle situazioni più fragili.

A partire dallo slogan “è vita, è futuro” i vescovi intendono appunto richiamarci alla innegabile coincidenza e all’interconnessione tra il rispetto della vita e qualsiasi reale prospettiva per la Chiesa e per la società. Troviamo significativo – e per nulla scontato, anzi piuttosto controcorrente – che il primo richiamo dei vescovi sia dedicato al rispetto e alla valorizzazione degli “anziani” come “memoria del popolo”, il cui “sguardo saggio e ricco di esperienza” – assicurano – “consentirà di rialzarsi dai terremoti – geologici e dell’anima – che il nostro Paese attraversa”.

Ma è fondamentale e indispensabile quella più volte auspicata “alleanza tra le generazioni” che consolidi “la certezza per il domani” che invece è messa a dura prova dalla “mancanza di un lavoro stabile e dignitoso”. E occorre un “patto per la natalità” coinvolgendo tutte le forze politiche e culturali, riconoscendo il ruolo della famiglia come “grembo generativo del nostro Paese”. è spontaneo domandarsi se i provvedimenti socio-politici in Italia, sia quelli passati sia i più recenti, vanno in queste direzioni o se invece sembrano disattendere condizioni reali e prospettive ragionevoli.

L’invito è anche a superare “ogni sterile contrapposizione” per concentrarsi ed operare sempre e comunque a sostegno della vita. Nulla di scontato, direi, perché c’è sempre bisogno di fare dei passi avanti, per non fermarsi o addirittura arretrare, nel rispetto e nell’accoglienza della vita “prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale”. Non poteva certo mancare il “classico” richiamo alla difesa della vita nascente – motivo centrale che fin dall’inizio, oltre quarant’anni fa, spinse la Chiesa italiana a proporre questa Giornata nazionale -, la difesa “dell’innocente che non è nato” e, senza mezzi termini, ancora una volta l’esplicito cenno alla “piaga dell’aborto”, mai da ritenere un “male minore” ma da riconoscere, quale indubbiamente è – per quanto in condizioni problematiche -, sempre un “crimine”.

E insieme a questo non poteva mancare – di questi tempi e in queste travagliate circostanze –  un cenno, sintetico ma incisivo, al “dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze”. Questioni reali, concrete e attuali, che interrogano le coscienze dei cristiani e dei cittadini, dei politici e degli educatori.

V.T.