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Serie tv e distopia

Adolescenti

Gli adolescenti leggono poco, ma sono grandi appassionati di serie televisive. Le seguono soprattutto sulle piattaforme a pagamento e in streaming. Un sondaggio, commissionato dal gruppo di ricerca Famiglia e Media della Facoltà di comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce e condotto su un campione di circa di 3.600 ragazzi e ragazze dai 18 ai 29 anni in Germania, Argentina, Colombia, Francia, Spagna, Stati Uniti, Italia, Messico, Spagna e Regno Unito, ha evidenziato che i giovani occidentali coinvolti in questo fenomeno sono sette su dieci. Le serie piacciono perché hanno un format accattivante e i personaggi funzionano. I dialoghi fanno presa e anche le vicende dei protagonisti. Soprattutto offrono immagini seducenti.

L’aspetto interessante di queste serie è la labilità dei confini tra bene e male. Esse appartengono per lo più al genere distopico. Distopia è l’antitesi di utopia. Gli scenari distopici dove si muovono i personaggi sono a tinte fosche, altamente rischiosi e molto orientati agli eccessi di qualunque tipo (droga, sesso, violenza). Si tratta di un mondo al contrario che deve essere sperimentato, quasi fosse un percorso di redenzione per giungere alla positività del messaggio finale. I personaggi delle storie appaiono smarriti, ma possono fare affidamento su alcuni amici fidati. Non altrettanto si può dire delle famiglie e dell’amore. Le famiglie sono descritte in crisi, devastate dall’incapacità di affrontare i problemi, corrotte e instabili. L’amore, invece, appare chimerico e liquido. Esiste? Forse… Le relazioni amorose sono ricercate, ma quasi sempre si rivelano deludenti oppure in qualche modo di ostacolo nella vita dei personaggi. Appare poi sempre più evidente il desiderio di fuga rispetto alla banalità del nostro mondo. Nel frattempo il mondo degli adulti continua a latitare e a lasciar correre, senza trovare la forza di elaborare modelli convincenti che possano fare da contraltare.

S.Rossetti