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Pericolose novità alimentari

COSTUME E SOCIETA’

Il carrello non è affatto sicuro. Né il mezzo, né la spesa

Gli aggiornamenti sul mondo dell’alimentazione non finiscono mai. Tengono sempre sul chi va là chiunque voglia davvero sapere cosa ingurgita ogni giorno e chi deve prendersi cura dello stomaco altrui proponendo pranzi e cene e che, visto l’andazzo, dovrebbe considerarsi un lavoratore coraggioso, o a rischio. Perché basta un attimo di distrazione per ritrovarsi nel carrello della spesa prodotti di origine non controllata o perfino sconosciuta. Prima era il “prosciutto italiano”, acquoso e salatissimo a far tremare i clienti del banco gastronomia, poi è stato chiaro il motivo di tante espressioni entusiastiche dei turisti stranieri all’assaggio dei prodotti tipici nelle nostre botteghe: qui hanno assaggiato il vero Parmigiano Reggiano mentre da loro dovevano accontentarsi del Parmesan, che credevano essere Parmigiano, e che, una volta tornati a casa, non avranno più toccato. Da poco hanno deciso di regalare la chiarezza delle etichette, nonostante in molti dicano che sono una beffa, una burla, perché spiegano tutto in maniera poco chiara e se sono precisi raccontano frottole. Ma d’altronde c’è chi non crede neppure al biologico e chi chiede al fornaio quale pane è fresco e quale del giorno prima. Leggendo le etichette del latte e soprattutto della pasta abbiamo scoperto che quella che credevamo indubbiamente 100% grano italiano in realtà era un misto di grani europei ed extraeuropei, un allegro incontro di provenienze che contavano, tra gli altri, Canada, Arizona e Australia. E magari i marchi sempre evitati si sono rivelati i più virtuosi. E allora ci si sente in colpa? No, se si è sempre detto di tenersi alla larga da chi si fa tanta pubblicità. Eppure anche questa convinzione è stata ribaltata. Poi ci hanno raccontato come viene cotta la pizza in molte pizzerie di quella città che di pizza vive, economicamente e di fama, ci hanno portato nelle fabbriche del caffè, nelle cucine e nei magazzini dei ristoranti, ci hanno parlato di pesticidi, additivi e conservanti. Per dare un accontentino ai più esigenti in fatto di igiene, hanno proibito ai cani di entrare nella maggior parte dei supermercati, ma oggi ci fanno sapere che il carrello della spesa ospita ancora più batteri rispetto al telefonino e che i pulsanti dell’ascensore battono entrambi, tutti peggio della tavoletta del wc, si spera non di quello pubblico. E di supermercati con l’ascensore ce ne sono tanti. Ora pare che anche le borsette della spesa riutilizzabili in stoffa e iuta, quelle che rispettano l’ambiente riducendo gli sprechi, costituiscano una nutrita colonia di batteri. Anche se le usiamo solo noi, anche se chiudiamo accuratamente i sacchetti che contengono il cibo sfuso. Quelle in pvc forse sono più sicure, forse per stare tranquilli basta lavarle regolarmente. Meglio dopo ogni utilizzo. Ma chi lo fa? E poi arriviamo alla spesa vera e propria, con le novità riguardo diversi componenti del nostro regime alimentare. C’è chi sbianca la mozzarella, chi ringiovanisce il pesce vecchio con l’acido, chi colora l’olio con la clorofilla, chi cuoce il pane usando scarti di mobili, chi aggiunge zucchero al vino, chi spaccia per italiani funghi rumeni, tartufi cinesi e nocciole turche. Proprio ora che avevamo imparato a distinguere i fagiolini del Marocco e i pomodori a grappolo dall’Olanda. E pensare che c’è chi fa tante storie per una canzone.

 Rosmeri Marcato