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Le case di “riva Lusenzo”: si cerca una soluzione

Un limbo vecchio oltre 100 anni: ben 132 immobili costruiti in area demaniale per uso abitativo e commerciale

“Una situazione ingarbugliata”, scriveva ancora il 12 febbraio scorso nel suo sito il consigliere di Forza Italia Beniamino Boscolo Cappon a proposito dei 132 immobili costruiti dai privati in area demaniale per uso abitativo e commerciale nella zona a nord del Lusenzo a Sottomarina “vecia” a partire dalla fine ‘800 e nei primi decenni del ‘900. Lo Stato, proprietario del terreno, tramite l’Agenzia delle Entrate, ora chiede a 200 famiglie, la maggior parte composte da persone anziane, il canone di affitto comprensivo degli arretrati per decine di migliaia di euro. Continua il consigliere Cappon: “Nell’estate 2017 era stato approvato all’unanimità del Consiglio comunale un ordine del giorno dell’opposizione e ora, a distanza di quasi due anni, Forza Italia interroga questo governo grillino per avere risposte”. Nella sua nota del 22 febbraio scorso il vicesindaco e assessore al Demanio Marco Veronese conferma che nell’ex area imbonita nella fascia lagunare di Sottomarina Nord si è costruito antecedentemente alle sdemanializzazioni effettuate con decreti del 19/7/1950 e del 10/2/1965 e prima dell’entrata in vigore della legge urbanistica del 1967 e dice che: “negli anni gli ‘occupanti’ hanno pagato le tasse e acquisito i titoli ritenuti legittimi per l’epoca. L’Amministrazione Comunale, anche prima dell’estate 2017, ha continuato a lavorare con i parlamentari che da Roma seguono l’arcinota vicenda di ‘Riva Lusenzo’, mettendosi in contatto a più riprese con l’Agenzia del Demanio del Veneto, proprio per dare risposte ai Senatori e Deputati impegnati a trovare una soluzione politica alla grave ‘anomalia’ che si è generata dopo cent’anni”. Siccome è necessario un atto legislativo, si è cercato di ripercorrere la strada già utilizzata in passato per il quartiere Giovanni XXIII, inserendo il provvedimento nelle precedenti due leggi di stabilità in accordo con tutte le forze politiche, ma questa volta la via è stata ritenuta “inammissibile per estraneità di materia”. Continua nella sua nota il vicesindaco: “È stato di nuovo presentato come emendamento nel DL Semplificazioni 2019, ma si è fermato nelle Commissioni Riunite V e VIII del Senato a gennaio, per un parere negativo della Ragioneria dello Stato, seppure nel parere del Demanio – Dipartimento Finanze, si leggesse testualmente: “Si presume che la disposizione, laddove ci sia la volontà politica, miri a superare le sopraccennate difficoltà risolvendo l’annosa questione”. I tempi tecnici per l’iter di un disegno di legge sarebbero troppo lunghi, dobbiamo trovare rapidamente un’altra soluzione per Chioggia”. E conclude: “L’Amministrazione Comunale continuerà ad impegnarsi ancora e con maggiore tenacia per i cittadini di ‘Riva Lusenzo’: si deve trovare una soluzione per chi continua a pagare tasse ed imposte (anche sui terreni su cui sono edificate le case), per chi nei passaggi di proprietà ha già versato denari allo Stato, per chi oggi si trova ancora in un limbo, vecchio di cent’anni”.

R.D.