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“Fate entrare l’arte nei cuori”

Nostra esclusiva intervista al basso lirico Riccardo Zanellato

Riccardo Zanellato nasce a Contarina e si diploma in chitarra al Conservatorio di Adria nel 1994. La passione per il canto nasce nel periodo del servizio militare. Nel 1992 l’incontro con il M° Arrigo Pola, che fu insegnante anche di Pavarotti, segna l’inizio del suo percorso artistico e lo porta al debutto nel 1994 al teatro “Verdi” di Padova nel ruolo del Conte Ceprano in “Rigoletto”. Finalista a Tokio nel 1997 all’Operalia. Nel 2005 gli viene conferito il premio “Tiberini d’Argento”. Con il Maestro Bonaldo Giaiotti si prepara per uno dei personaggi più complessi per un basso: Zaccaria del “Nabucco” e il debutto avviene nella villa Pallavicino di Busseto. Numerose le collaborazioni con importanti direttori d’orchestra – Chailly, Gatti, Viotti, Mariotti, Abbado, Pappano, Battistoni, Rustioni, Renzetti – e registi di fama internazionale – Catena, De Ana, Abbado, Muscato, Vick, Wilson, Maestrini, Pier’Alli. Il 2017 è un anno all’insegna della collaborazione con il Maestro Muti che lo chiama per un nuovo debutto: il prologo del “Mefistofele”. Unico solista a Chicago. Con il grande maestro a Ravenna, un tour in Germania con il “Requiem” di Verdi. Anno eccellente il 2018 con la collaborazione per il Teatro di Roma con “I Masnadieri” e “La Sonnambula”. Ad ottobre Zanellato interpreta Attila al festival regio di Parma, poi al “San Carlo” di Napoli ed a Berlino per il “Requiem” di Verdi. 

Qualcuno ha scritto che vivi la fiaba del basso lirico che da militare diventa cantante d’opera, ma come stanno le cose?

Le cose stanno pressappoco così: non mi ero ancora diplomato in chitarra al conservatorio e, per cavilli burocratici, non ero riuscito ad ottenere il rinvio del servizio militare, per cui mi trovo improvvisamente catapultato a Codroipo per il Car e successivamente a Udine per il servizio militare e se non fosse per la mia preparazione musicale sarei finito a Tarvisio come fuciliere assaltatore. Infatti, per evitare questo rischio, feci l’audizione per entrare nel coro della brigata alpina Julia dove incontrai musicisti e melomani che mi esortarono a studiare lirica, viste le doti naturali di cui ero provvisto. Io in quel periodo della mia vita odiavo la lirica e rifiutai il suggerimento…; poi a furia di insistere mi convinsero a provare a farmi ascoltare da un amico di un sottotenente, nonché artista del coro della Scala. Nel prepararmi per l’occasione mi si aprì un mondo che non immaginavo e il mio rifiuto divenne amore assoluto e così è iniziato il mio rapporto con la lirica!

Quest’anno festeggi 25 anni di attività. Che cosa provi guardando questo “argento” di vicenda musicale? E Muti come lo inseriamo? Senza dimenticare le moltissime collaborazioni con tanti maestri…

Mi spavento, ho sempre l’impressione di essere un giovane cantante, invece mi capita spesso di essere il più vecchietto della compagnia, con giovani che mi danno del Lei… Comunque lo vedo nei riconoscimenti che sempre più spesso mi vengono consegnati: per citare la cittadinanza onoraria del mio paese di origine, Porto Tolle, con meravigliose iniziative per me, con tanto calore attorno; un altro, il conferimento del pregiatissimo “Verdi d’oro” della corale “Verdi” di Parma per aver diffuso l’arte del melodramma e del canto lirico nel mondo; tutte emozioni indescrivibili. Con il maestro Muti il mio rapporto risale al 2009, al teatro dell’opera di Roma, e da allora tantissime altre collaborazioni che mi hanno fatto crescere come artista. Dal maestro Muti ho cercato e cerco di apprendere il rispetto della sacralità dell’opera che affronto e il piacere in profondità per capire ciò che l’autore voleva trasmettere. Gliene sarò sempre grato. Come ringrazio tanti altri maestri che mi hanno formato artisticamente: Abbado, Gatti, Campanella, Benini, Gelmetti, Arrivabeni, Palumbo, Mariotti, Rustioni e tantissimi altri.

Dal settembre 2015 al luglio 2019 (arriverà certo…) ben 37 apparizioni tra opere, presenze, hai toccato Firenze, Bologna, Parigi, Valencia, Bari, Napoli, Parma, Roma, Tenerife, Verona, Firenze, Ravenna, Bulgaria, Venezia e… Tokio e Otsu a luglio 2019, un carnet pieno di meravigliose esibizioni. Hai qualche suggestivo ricordo che magari è una “chicca” per il nostro settimanale?

Questo calcolo delle 37 produzioni non lo avevo ancora fatto, comunque, ringraziando il cielo, ho un bel calendario per i prossimi 3 anni, così vuol dire che non si morirà di fame fino al 2021. Ahahahah! Episodi suggestivi ne ho tantissimi, uno su tutti la grande emozione di cantare il “Requiem” di Verdi diretto dal maestro Muti al Sacrario delle vittime di guerra di Redipuglia in Eurovisione davanti a migliaia di persone venute ad assistere al grande evento; come anche cantare al Musikverein, mitica sala del concerto di capodanno, sempre col maestro Muti o sentire il pubblico di Parma, sempre esigente, che ti richiede il bis dopo l’aria e cabaletta di “Attila” al festival “Verdi”… emozioni indescrivibili.

New York no, ma Chicago sì col Maestro Muti, come hai vissuto quel momento?

Purtroppo ancora mi manca di esibirmi al “Metropolitan”, ma col maestro Muti ho cantato più volte a Chicago con la stratosferica “Chicago Simphony Orchestra” andando nel cd uscito a dicembre “Italian Masterworks” dove ho cantato il prologo del “Mefistofele” di Boito! Emozione e onore non sono mancati.

Com’è la strada della lirica nel nostro Paese e nel mondo e tu come la stai percorrendo? Ti senti valorizzato, hai vissuto momenti difficili e come li hai superati?

La strada di qualsiasi realizzazione è fatta di salite e discese, di zone asfaltate e altre sconnesse ma la tenacia e la determinazione ti sostengono. Sono le tue sospensioni, delle volte raggiungere un certo livello non è impossibile, diventa comunque molto difficile poi mantenere e rispettare le aspettative e così crescono le preoccupazioni, lo stress… l’ansia; ma l’arte ti ripaga in un modo straordinario che ti fa sopportare tutto!

Guardandoti allo specchio, ti immedesimi in qualcuno o “tu sei tu” e basta?

Sicuramente quando preparo un personaggio in palcoscenico porto la sua storia, la sua indole, le sue emozioni ma anche un po’ di me. Fuori dal palcoscenico sono solo io, il solito Riccardo.

Ad oggi, quale la tua aspirazione?

La mia aspirazione a 50 anni? Continuare a fare ciò che mi realizza sempre nel rispetto assoluto dell’arte e del dono che mi è stato dato!

La tua famiglia, il tuo Delta, gli alpini e lo sport, come ti vedi in questi aspetti della vita di ognuno di noi? Da poco il Comune di Porto Tolle ti ha dato la cittadinanza onoraria, i tuoi familiari, parenti e amici erano tutti con te quella sera in Sala della musica. È vero che il tuo lavoro ti porta sempre molto distante da queste terre e qual è allora il tuo sogno? Come vorresti arrivare al momento in cui dovrai fermarti?

La mia famiglia è il mio principale sostegno, i miei genitori Antonio e Luigina sono coloro che per primi hanno creduto in me e mi hanno spinto, supportato e sopportato fin dall’inizio, e lo fanno tutt’ora, e per questo mi mancano le giuste parole per dimostrare a loro la mia infinita gratitudine; come lo sono i miei figli Pietro e Francesca, anche se ora, essendo più grandicelli, stanno cercando il loro posto nella società e mi seguono meno di quando erano piccoli… Ma sono comunque sempre tutti con me, sono la mia ragione principale di vita! Vorrei citare mia nonna che è stata colei che mi ha innestato l’intonazione con le sue ninna nanna quando ero piccolo. Infine e non per ultima, la mia compagna Marta, che pazientemente mi aiuta in questo percorso di vita e arte condividendo gioie e fatiche! Chiaramente questo lavoro mi porta a stare lontano facendolo diventare, per fare una citazione operistica, croce e delizia.

Ho letto del tuo sconcerto per come il patrimonio culturale e il turismo sono gestiti. La pensi ancora così o c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole?

Mi indigno continuamente perché vedo una cultura così importante buttata allo sbando; non si dà il giusto valore a ciò che ci contraddistingue nel mondo. Basterebbe pensare che l’opera è l’unico motivo per cui si conosce l’italiano nel mondo e chi ci governa sta facendo una politica di sbarramento! Viaggiando in tutto il mondo vedo la sana invidia che si ha ovunque per il melodramma e anche l’aver riconosciuto che investire un euro nel teatro, grazie all’indotto ne ricavi 3 e malgrado questo si smantellano le orchestre e si chiudono i teatri.

Vuoi lanciare dalla tua… figura un messaggio ai giovani di oggi così distanti dalla vita culturale e socio economica del nostro bel Paese per condividere le tue emozioni, ma anche le paure e le difficoltà che come in ogni attività, vi sono.

Ai giovani voglio dire: fate teatro, andate a teatro, studiate musica, fate musica per diletto, per professione, ma fate entrare l’arte nei vostri cuori… nel sangue e la vita avrà un aspetto diverso, non si invecchierà più perché l’arte non ha età! 

Luigino Zanetti