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Amarezza, ma non è resa!

QUESTIONE GPL

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso contro l’impianto Gpl. Ma ora le istituzioni agiscano

Ribadendo di fatto quanto pronunciato dal TAR del Veneto circa un anno fa, il Consiglio di Stato con la sentenza della VI sessione (ambiente) del 28 febbraio ultimo, ha sottolineato che eventuali contestazioni dovevano essere presentate al tribunale ordinario nei tempi previsti dalla legge, e confermata la legittimità dell’impianto di Gpl in Val da Rio a Chioggia; ha pure respinto l’accusa di abuso edilizio. Per buona pace di tutti “il decreto interministeriale funge da autorizzazione omnicomprensiva ed esclude anche la necessità dell’autorizzazione paesaggistica”. Tutto questo nonostante qualche giorno prima dell’udienza il Ministro per lo Sviluppo Economico avesse inviato al Consiglio di Stato una nota in cui esprimeva la netta contrarietà all’impianto anche per la mancanza del parere della Salvaguardia. La soddisfazione espressa alla notizia da parte di Socogas si è osservata pure nelle minacce di azioni legali milionarie verso chiunque continuerà ad intralciare i lavori, che al contrario in questi anni sono andati avanti veloci ed indisturbati e che, si dice, saranno finiti nei tempi previsti e cioè entro il prossimo mese di aprile. Amarezza, invece nella gente comune, incredula per una simile decisione, amarezza evidente in piazza durante la manifestazione di protesta, domenica 3 marzo scorso mattino, davanti alla Loggia dei Bandi. Possibile, si chiedeva chi di sentenze non se ne intende, che Roma possa decidere tutto e all’insaputa della gente che dovrà convivere con un simile impianto tanto rischioso per la propria incolumità? Possibile che una simile decisione possa andare addirittura contro la stessa Costituzione in termini di salute, sicurezza, lavoro e salvaguardia del paesaggio, diritti inalienabili di tutti e patrimonio comune? Possibile che un ritardo nel ricorso prescriva ogni diritto e renda legale e soprattutto “sicura” una cosa illegale e pericolosissima? Ma i termini di prescrizione non dovrebbero partire da quando si viene a conoscenza della lesione? Nello specifico: quando mai i chioggiotti sono stati chiamati ad esprimersi al riguardo come detta la legge Seveso? Che si sappia, l’unico incontro informativo è stato tenuto da Socogas solo alcuni mesi fa a Marghera! Ma queste sono domande da gente ignorante… che sta bene bastonata, non solo nella salute, ma anche nella sua storia bimillenaria e nell’economia (leggi “scarsela”)! Comunque nella manifestazione di domenica contro questa sentenza dal Sindaco e dal suo Vice è stato ribadito che “la partita per fermare l’impianto di Punta Colombi ormai è destinata a giocarsi nella Capitale…” (i tre Ministeri interessati sono tutti nelle mani dei 5Stelle, ndr) e concluso: “Non ci daremo per vinti e valuteremo a breve con l’Avvocatura le prossime iniziative da intraprendere, tenendo conto di questi sviluppi”. “Sapevamo che non sarebbe stato facile – dice Roberto Rossi – ma questa sentenza ci ha lasciati con tanto amaro in bocca, soprattutto perché ci accusano di non avere fatto valere le nostre giuste ragioni nei tempi di legge (cioè prima). Non possono scaricare sulla popolazione la decorrenza dei tempi, averlo saputo prima ci saremmo subito attivati. Ricordiamo che nessuna informazione è stata fatta nei tempi previsti”. E continua: “Adesso è ora che la contrarietà dichiarata pubblicamente da Comune, Regione e Ministeri si traduca in fatti concreti. Non è più il tempo dei proclami, adesso le Amministrazioni coinvolte devono finalmente trovare una soluzione politica per questo deposito di gpl che in Val da Rio, come tutti hanno capito, non ci può stare. Il 29 gennaio scorso, a Roma, nel tavolo convocato da tre Ministeri è stato ribadito in modo inequivocabile che l’autorizzazione non è omnicomprensiva e soprattutto non ci sono ancora le autorizzazioni marittime per le navi gasiere e la disponibilità della banchina; si è rilevata la mancata valutazione d’impatto ambientale, la non conformità al piano regolatore portuale, la demanializzazione dei terreni e l’assoluta mancanza delle valutazioni sul rischio del passaggio delle navi gasiere dentro la nostra laguna, cosa ad oggi vietata”. Conclude Rossi: “La sentenza del Consiglio di Stato non ci ferma, ma ci rende ancora più determinati nel pretendere che ogni Amministrazione assuma le proprie responsabilità con proposte concrete; è tempo che la contrarietà dichiarata pubblicamente da Comune, Regione e Ministeri si traduca in fatti concreti e soprattutto finalmente fruttuosi”.

R.D.