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Area SIC nel mare Adriatico

Piano piano arrivano altri vincoli per la pesca

Il seguito della riunione tenutasi in Emilia Romagna con il sottosegretario Manzato e le massime rappresentanze del mondo della pesca di Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, a proposito delle aree Sic in Adriatico proprio di fronte al Delta del Po, in piena zona dove la pesca opera, nella sala municipale del Comune di Porto Tolle si è tenuto un Tavolo azzurro alla presenza dell’assessore regionale Corazzari, del sindaco e della giunta di Porto Tolle, del consorzio pescatori con il presidente Marchesini e diverse cooperative della pesca con i rispettivi presidenti, nonché i responsabili delle associazioni professionali dello stesso mondo. Se a Bologna il tema non è stato “approvato” ma solo “toccato” in attesa di…, a Porto Tolle sono state messe sul tavolo delle carte geografiche a colori per indicare dove sorgerà la famosa area Sic di circa 200 chilometri quadrati che si estendono dalle 6 alle 12 miglia nel mare Adriatico al largo della costa del Delta a tutela dei delfini e delle tartarughe, aggiungendo che il tutto può coesistere con la pesca… L’area Sic verrà definita il 7 marzo a Zagabria in sede di Commissione europea, pur con le osservazioni sul lavoro svolto e recependo la tutela verso la pesca professionale. Ma sarà proprio così e gli interessati cosa dicono? Secondo l’ex sindaco Bellan non c’è stata una presa di posizione seria e responsabile del mondo della pesca per possibili altre promesse. Bellan è convinto che alla fine si farà, ma si sappia che “quando si parla di territorio di tutela marino, significa introdurre delle limitazioni che creano squilibri e limitazioni. Spero che i pescatori ci ripensino prima di dare l’assenso, se c’è”. Per Luigino Pelà, direttore della Cooperativa di Pila, e il presidente della stessa Giuliano Mazzucco affermano: “All’inizio viene detto che si tutela la pesca, poi invece si impongono dei limiti e un po’ alla volta ci tolgono tutto il mare. E dobbiamo sperare che non compaiano determinate specie di alghe marine, citate negli habitat europei, per le quali la comunità europea applicherebbe l’articolo 4, che prevede in maniera automatica il divieto di pesca”. Dal canto suo, la consigliera regionale Patrizia Bartelle cita i ritardi della Regione, che parla dal 2015 senza approfondimenti, ritardi che si accavallano agli altri ritardi come la vivificazione delle lagune, la difesa del lavoro per i pescatori di mare, per non parlare dell’appello del presidente del Consorzio pescatori di Scardovari Luigino Marchesini che al tavolo azzurro non ha difeso l’inopportunità dell’area Sic in mare, ma ha chiesto alle autorità competenti, Regione in testa, “che si effettuino i lavori sulla diga sul Po di Scirocco e sull’arginello di Bastimento, perché troppa acqua dolce entra nelle lagune causando danni alle vongole, in Barbamarco, in Busiura, il rinforzo dell’argine sul Po di Gnocca, il prolungamento del canale di Barricata e la bocca sud della Sacca di Scardovari in zona Santa Giulia ora interrata. Siamo anche noi disponibili a metterci del nostro, ma i lavori devono partire perché i progetti ci sono e tutto questo per il bene di tutti i pescatori e per un’economia che è trainante per il nostro territorio. Se per tutto questo la raccolta del prodotto subirà riduzioni, come oggi avviene nella Sacca di Scardovari quasi al collasso, potrebbe esserci un serio problema sociale dal momento che i pescatori non riusciranno a raggiungere la quota”. Circola insistentemente la voce che si dovrà ritornare in massa a Palazzo Balbi con tutta la categoria per far sentire la propria voce e per sollecitare gli interventi nel settore dove ritardare significa insufficiente economia per i 1.500 pescatori interessasti.

 Luigino Z.