//Uomo di fede e poeta
ugo-suman-2

Uomo di fede e poeta

UN RICORDO DI UGO SUMAN

Ricordo… Stavo per dar vita alla ristampa del mio primo libro di poesie “Ciósa mia cara” (nov. 1980) ed ero alla ricerca di alcune “firme” autorevoli disposte a stendere due parole di presentazione della suddetta raccolta. Mi sovvenne di un poeta padovano, di cui avevo sentito parlare un gran bene, autore di vari libri di poesie e considerato, dopo Biagio Marin, il più famoso poeta veneto in lingua veneta. Il suo nome: Ugo Suman. Gli inviai una copia del libro. Mi rispose prontamente con una affettuosa lettera, da cui traggo uno stralcio. «È con vero piacere che mi accingo a spendere alcune parole su questa raccolta di liriche in dialetto “ciosoto” del poeta Angelo Padoan. In questa raccolta c’è un concentrato di sentimenti e di valori che trascende le lingue e i dialetti sconfinando nell’universale. Alcune composizioni quasi esplodono in preghiera: una preghiera che è un atto d’amore per la terra natia, ma anche una sorta di sensato desiderio, realisticamente nostalgico, d’un mondo finalmente migliore». Parole più belle non avrebbe potuto scrivere Ugo, un poeta che poco più tardi avrei avuto modo di conoscere ampiamente di persona, un amico fraterno, un uomo tutto d’un pezzo, nato tra gli ubertosi campi della sua Conselve e trapiantato a Padova, dove iniziò ben presto ad essere stimato ed apprezzato per le sue doti di fertilissimo poeta in vernacolo padovano e di narratore altrettanto fertile. Non solo poeta, ma anche scrittore, giornalista (Gazzettino con “L’orto de casa”, Avvenire d’Italia, Corriere della sera, Difesa del popolo…) e poi cavaliere al merito della Repubblica e vari altri riconoscimenti disseminati lungo il corso degli anni. È stato per vari anni affabulatore e familiare conversatore a Telechiara ed in altre tv private. Uomo di fede, uomo di cultura, uomo di onestà cristallina, uomo che, nonostante i suoi meriti, aveva conservato la sua innata modestia “campagnola” Ugo Suman. Ci ha lasciato il 16 febbraio scorso ed è volato in cielo a raggiungere la sua amata Marina che, nonostante l’inesorabile e lunga malattia, egli volle con sé fino alla fine dei suoi giorni. Ugo avrebbe compiuto tra pochi giorni 90 anni. In questo lungo lasso di tempo quanti libri di poesie ha pubblicato! Nemmeno lui, credo, se li ricordava. Gli ultimi glieli pubblicò il fedele editore Santinato, un conselvano come lui, quasi a sua insaputa. Mi attribuisco, immodestamente, il merito di aver fatto conoscere Chioggia a Ugo Suman e Ugo Suman a Chioggia. Ci venne più d’una volta, sempre da me invitato, sia per presentare i miei libri sia per presentare sé stesso e i suoi. Lo presentai a Radio Chioggia Libera, lo invitai a presentazioni di vario genere (lo feci conoscere ai soci del Lions Club di Chioggia) e soprattutto venne di proposito a Chioggia quando insieme presentammo in sala consiliare, in un “Incontro con gli autori”, ciascuno i nostri ultimi libri: io il mio “Almanacco di Chioggia” e lui il suo “Racconti attorno al campanile” edito dalla nostra editrice “Nuova Scintilla” (1.12.2006) (vedi foto): li definì “una manciata di figure paesane, un mazzo di fiori campagnoli al profumo del mio tempo e della terra natia…”. Ma Ugo fu presente anche alla presentazione dei miei libri “Poesie a dó man” (21.12.1996) e “Rèfoli de poesia” (26.02.1994), l’ultima insieme al prof. Cortelazzo, al prof. Stefani, al prof. Giorgio Boscolo, a mons. Dino De Antoni e al prof. Piergiorgio Tiozzo. Suman accettò con entusiasmo anche la mia proposta di collaborare mensilmente con una sua rubrica di racconti al nostro settimanale “Nuova Scintilla”, collaborazione che egli proseguì puntualmente con successo per vari anni. Ho sempre considerato sin da principio Ugo Suman un signore nel senso più nobile del termine, ma soprattutto mi piace ora ricordarlo come un amico, come un compagno di vita, e, lasciatemelo dire, anche come… un piacevole “sonettista”, cioè autore “prolificissimo” di una smisurata quantità di sonetti, scrupolosamente rimati, che spesso si compiaceva di prolungare trasformandoli in “caudati”, cioè in sonetti con la “coda”, così…, forse per un perdonabilissimo e innocente vezzo poetico… Il dialetto veneto ha perduto uno dei suoi sostenitori più fedeli e più validi e noi uno scrigno prezioso di memorie e di esperienza umana. Addio, caro Ugo! Ti ricorderemo! 

Angelo Padoan 

Grassie

Sempre e solo grassie te dovémo,

Signore de la vita e de la morte.

Grassie par essar qua che te vedémo

dentro ‘sto Universo sensa porte.

Grassie par essar boni de pensarte,

de imaginare el viso che volémo,

de inventar parole par pregarte

quando che stémo male e tribolémo.

E grassie par i dubi che ne brusa,

par i contrasti che ne nasse in cuore

quando el dolore par ch’el ne distrusa;

e ancora grassie par i dì che more,

insieme a la speransa andà delusa,

come el profumo che va via dal fiore. (Ugo Suman)