//Una storia fatta di preghiera e carità
conferenza-17-3-19

Una storia fatta di preghiera e carità

Fondazione dei Santi Felice e Fortunato 

Interessante conferenza sulle “Confraternite e associazioni pie a Chioggia in età moderna”

Una bella idea quella della Diocesi e della Fondazione dei Santi Felici e Fortunato di proporre la conferenza con i due studiosi di storia locale Sergio Perini e Alberto Naccari sul tema: “Confraternite e Associazioni pie a Chioggia in età moderna”, nell’antico Oratorio dei Battuti. La preziosa struttura riportata all’antico splendore è annessa alla chiesa della Ss. Trinità, detta anche dei “rossi” perché secoli addietro i confratelli si univano per le loro adunanze e preghiere o per le uscite esterne in processione indossando il caratteristico saio color rosso. Prima di entrare nel merito di quanto proposto dai due relatori è bene dire, per sommi capi, della differenza che corre tra confraternita e associazione, anche se lo scopo di entrambe è lo stesso e si sintetizza in “Preghiera e carità”; la differenza sta, invece, nel rispettivo grado di impegno. Le confraternite hanno regole approvate dall’autorità ecclesiastica e i confratelli, laici, si assumono l’obbligo di destinare parte del proprio tempo e del proprio denaro a fini caritatevoli. Le associazioni sono meno impegnative, con gli associati che dedicano a fini filantropici autoregolamentati tempo e denaro secondo le proprie volontà. 

Venendo agli interventi dei due relatori, il prof. Alberto Naccari, dopo aver indicato la delimitazione temporale dell’età moderna – 1492-1800 – mette in evidenza come il passaggio dal Medioevo all’età moderna sia coinciso con un turbine che sconvolge l’intera Europa in tutti i campi, la politica con l’avvento, esclusa l’Italia, delle monarchie nazionali, la cultura con l’introduzione della stampa, la religione con il Protestantesimo, la riforma, il Concilio di Trento, la controriforma. In questo contesto Chioggia vive un periodo tra i più difficili della propria storia. La guerra di Chioggia (1378-1382) porta come conseguenza la distruzione di Clodia minor (Sottomarina) e la chiusura delle saline e quindi l’arretramento economico, perché la pesca e l’orticoltura sono solo fonti di sussistenza. A rendere meno pesante le condizioni di vita di buona parte della popolazione sono stati i servizi caritatevoli delle Confraternite esistenti in città e precisamente quella della Santa Croce o “dei Bianchi”, quella delle “Stimmate di S. Francesco” e quella del Crocifisso o dei Rossi. Tratti essenziali di queste confraternite sono, per costituzione, la radice francescana, l’anima mariana, la venerazione dei Santi e l’acquisizione delle indulgenze. Importante è l’attività di assistenza con l’aiuto ai malati poveri di rifornirsi dei farmaci gratuitamente presso le farmacie, l’assegnazione della dote alle ragazze povere in età da marito e l’ospitalità ai pellegrini in transito per la città. 

Il secondo oratore, il prof. Sergio Perini, ha voluto ricostruire la vita delle confraternite e in particolare di quella dei Battuti, alias Rossi, illustrando com’era allora questa stessa chiesa della Ss. Trinità e la giornata tipo di questi quasi 120 confratelli che indossavano il rosso saio, a torso nudo sia d’estate che d’inverno e che si flagellavano ad imitazione della passione di Cristo. Fa quindi rilevare come l’associazionismo laicale ha origini medioevali, in politica con i Comuni, in economia con le corporazioni di mestieri, in educazione con le Università e le altre Scuole. In epoca moderna il Concilio di Trento ha dato una svolta importante al recupero della pietà popolare entro gli schemi canonici governati dalla gerarchia. In questo ambito a Chioggia si distinguono le Faglie con le loro “mariegole” (matricole): quelle del Santissimo, di San Giacomo e di Sant’Andrea, riferite ognuna a diversi mestieri. Il tutto scade nel periodo napoleonico con l’affermazione che tra lo Stato e l’individuo non devono esserci strutture intermedie e l’esperienza religiosa deve limitarsi alla sfera personale o, al più, nelle forme sancite dallo Stato. A presentare i due relatori e l’esibizione del Coro “Bellemo”, che ha replicato l’esecuzione dei tre inni “bellemiani” “Va’, ti libra sereno”, “Ave, Re” e “Regina coeli” proposti domenica scorsa in Cattedrale, è stato il prof. Paolo Padoan con la dovuta semplicità ed eleganza. Sono pure intervenuti con brevi parole di saluto mons. Francesco Zenna, vicario generale della Diocesi e presidente della Fondazione Ss. Felice e Fortunato, e mons. Giuliano Marangon, responsabile del Polo culturale della nostra Diocesi.

 Giorgio Ranzato