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Ufficio in stile libero

Costume e società

Aumentano le aziende dove il completo è facoltativo. La deriva si avvicina

Si dice che l’abito non faccia il monaco. Eppure, considerando la mole di giudizi racimolati da chiunque durante una qualsiasi passeggiata in qualsivoglia giorno dell’anno, si direbbe tutto il contrario. Ci si concentra sull’apparenza per inquadrare una persona, poi chi ha pazienza e curiosità allarga l’analisi agli altri aspetti, ma mai come oggi il primo impatto è quello determinante. Quindi, a meno che non si abbia autostima a sufficienza per sopportare le radiografie di stile, errori non ne sono ammessi. Peccato che quello che per qualcuno potrebbe essere un errore per un altro diventa il dettaglio che fa promuovere la mise. Si dice anche che nella moda oggi non ci siano più regole, e in virtù di questo ciascuno dovrebbe essere libero di vestirsi come preferisce, ma dovrebbe valere solo nel tempo libero. O forse no. Decisamente no, almeno stando al cambio di rotta di alcune banche internazionali che, notizia degli ultimi giorni, hanno deciso di dichiarare facoltativi i completi giacca e cravatta per gli uomini e tailleur per le donne. Ognuno può scegliere lo stile che crede, certo, mantenendo il decoro, perché trattasi pur sempre di un ambiente lavorativo di un certo calibro. Chi si farebbe consigliare per un investimento da un impiegato in bermuda? O con le sneakers fluo? O con i pantaloni modello pagliaccio? Ecco provato che l’abito il monaco lo fa, eccome. Il concedere troppo porta spesso ad esagerazioni verso il lato opposto, nella moda come in ogni altro ambito, e più di qualcuno non ha apprezzato la svolta casual di molte aziende. Il venerdì, come preludio del fine settimana di relax, era simbolico e più che sufficiente. L’intera settimana in stile libero rischia di portare ad esiti inaspettati che, a loro volta, indurranno i capi a fare passi indietro per tornare ai classici completi grigi o blu. Il primo pezzo d’abbigliamento a percepire chiaramente la scure dei tagli all’eleganza è stata la cravatta. Tornata alla ribalta ora nei completi casual chic per i bimbi, risulta non pervenuta per la stragrande maggioranza degli uomini che considerano già un lusso la camicia, da sostituire appena possibile con una t-shirt colorata a smorzare la serietà della giacca, da abbinare con un jeans, scuro, non slavato, ma pur sempre jeans. E c’è chi di jeans in banca non vuole proprio sentirne parlare, sembra un ossimoro, diventerà presto realtà, e potrà perfino essere sorpassata da qualcosa di assai peggiore. Occorre però una riflessione: la cravatta, un po’ come il cappello, bisogna saperla portare. Chi si sente in imbarazzo con la cravatta, perché la trova scomoda o perché ha un collo che mal si adatta ad un accessorio che lo esalta saltando subito all’occhio, risulterà impacciato e goffo, quindi il collo della camicia libero e sbottonato può migliorare l’armonia d’insieme. Declinata al femminile, la questione dell’abbigliamento a scelta libera potrebbe portare ad esiti non solo inaspettati, ma probabilmente grotteschi. Soprattutto se ragazze e signore trarranno ispirazione dai blog delle fashion addicted che proprio in questi giorni stanno eleggendo il maxi pullover, in tinta unita ma anche multicolore, liscio, a coste o tricot, re della moda primaverile, da abbinare a pantaloni di pelle e gonne plissé, magari con gli stivaletti bianco latte o argentati. Per chi è stanca delle giacche. Dalla giacca al maglione da caminetto+tazza di cioccolata+libro il passo è tutt’altro che breve. Ma la moda può percorrere distanze chilometriche. Senza bussola, perché l’ha persa negli anni Ottanta.

Rosmeri Marcato