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Ottimismo dannoso

di Vincenzo Tosello

Sorprendente – ma forse non più di tanto – l’aura di ottimismo che anche questo governo vorrebbe infondere nell’opinione pubblica sulle questioni economiche. Dev’essere un vizio – o una prerogativa – di tutti coloro che sono al potere, e nello specifico dei premier nella nostra democrazia (ricordiamo, ad esempio, Berlusconi e lo stesso Renzi) quello di propinare sempre visioni positive sull’andamento economico della nazione. Ma forse il record potrebbe appartenere a Conte – e relativi vicepremier – che, di fronte al coro unanime di critiche alla manovra e a vari provvedimenti da parte di istituzioni internazionali, con la massima sicumera controbatte che si sbagliano ignorando gli effetti positivi che senz’altro arriveranno in futuro, ed anzi, con un tentativo di realismo (ma contraddittorio) ammette che il governo aveva già previsto il (solo provvisorio) rallentamento economico. A dire il vero, nei mesi scorsi avevamo sentito percentuali di crescita diverse dai nostri governanti e addirittura qualcuno di loro – vedi Di Maio – annunciava che il 2019 sarebbe stato un anno splendido! Insomma, a nulla valgono neanche i cordiali e fermi richiami del presidente della Commissione europea Jean Claude Junker o quelli del segretario generale dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) Angel Gurria, incontrati a inizio settimana a Roma dal presidente del consiglio Conte, poiché – viene confermato – nulla cambierà nell’orientamento economico del governo. Quello di smentire puntualmente i “gufi” è uno dei pochi punti su cui concordano pienamente Lega e M5S in questa fase convulsa dell’applicazione del “contratto”. Come pure concordano nella guerra al ministro dell’economia Tria, reo di non avere ancora firmato il rimborso ai truffati dalle banche (evidentemente glissando, i coriacei “contraenti” che devono mietere consensi, sul fatto che non c’è ancora alcuna sentenza, né un qualsivoglia arbitrato che giustifichi l’esborso di denaro pubblico). L’attacco a Tria – anche nelle persone dei suoi più stretti collaboratori (ora tocca alla Bugno) – è qualcosa di già visto, fin da settembre, con le prime scelte sul bilancio del “cambiamento”, tenuto poi in scacco dalla Commissione europea. Di fatto, è il ministro tecnico più avulso dal mondo politico pentaleghista e quindi soggetto a tiri incrociati, anche se lui sostiene che “l’intimidazione non passa” e tutti sanno che le sue dimissioni complicherebbero le cose nei Mercati e in Europa… Il neosegretario Pd Zingaretti ha un bel dire affermando che “il governo fa finta di niente”; pensa che la gente se ne stia accorgendo e spera di inserirsi in un cambio di sensibilità popolare. Di fatto, l’arma strategica anti-immigrazioni di Salvini si sta spuntando; su quota 100 piovono le critiche maggiori per l’aggravamento del debito pubblico e sul reddito di cittadinanza tutto è ancora nebuloso (con qualche marcia indietro). Potrebbe capitare che fino al 26 maggio a prevalere nell’opinione pubblica siano, ahimè, gli effetti di una crisi economica galoppante.

V. T.