//Insieme per combattere l’intolleranza religiosa
Papa-Israele

Insieme per combattere l’intolleranza religiosa

SANTA SEDE – ISRAELE: 25 anni di rapporti diplomatici

Il 30/12/’93 venne siglato lo storico Accordo Fondamentale entrato in vigore nel 1994

Papa Francesco riceve in udienza Oren David, ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle lettere credenziali (Vaticano, 27 ottobre 2016). “Il 2 aprile del 2005 moriva Giovanni Paolo II una pietra miliare delle nostre relazioni. Sotto il suo pontificato sono state instaurate le relazioni diplomatiche tra Israele e Santa Sede nel 1994. Lo ricordiamo con un’immagine del suo pellegrinaggio in Israele”. Così l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede ha ricordato, con un tweet, la morte di san Giovanni Paolo II, che nel 2000 si recò in pellegrinaggio giubilare in Terra Santa. Nel 2019 queste relazioni diplomatiche celebrano il loro 25° anniversario. Riportiamo parte dell’intervista del Sir all’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Oren David.

Il 2019 segna 25 anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Israele e Santa Sede. Dopo 25 anni qual è lo stato di salute dei rapporti tra Santa Sede e Israele?

Dopo 25 anni dall’instaurazione delle relazioni tra lo Stato di Israele e la Santa Sede possiamo dire che oggi le nostre relazioni sono buone e basate sul dialogo e sulla fiducia reciproca, esse sono inoltre uniche perché questioni politiche si intrecciano con questioni di carattere religioso. I 25 anni segnano un giubileo d’argento e quest’anniversario deve essere uno stimolo per andare avanti e rafforzare ulteriormente la nostra cooperazione ad esempio in ambito accademico e culturale, nella promozione dei pellegrinaggi nei Luoghi Santi di Israele, nella lotta contro l’antisemitismo e contro il negazionismo, fenomeni che purtroppo stanno acquistando sempre più forza.

Nell’aprile del 2013 l’allora presidente israeliano Shimon Peres in un’intervista all’Osservatore Romano, dopo un colloquio con Papa Francesco, ribadì la sua apertura per la soluzione dei “due Stati per due popoli” raggiungibile “attraverso il dialogo e i negoziati, in spirito di tolleranza e coesistenza”. Ritiene ancora possibile questa soluzione tanto a cuore alla Santa Sede?

Prima di tutto Hamas deve cessare di bombardare Israele con i suoi missili. Recentemente un missile ha colpito una casa nel nord di Tel Aviv distruggendola e ferendo 7 persone tra cui un bimbo di tre anni e uno di soli pochi mesi. Israele vuole la pace, ma le organizzazioni terroristiche non la vogliono. La soluzione a questa crisi rimane quella di due Stati che vivono uno accanto all’altro in pace, ma per ottenere questo bisogna sedersi insieme al tavolo della pace.

La firma dell’Accordo fondamentale, oltre a stabilire relazioni diplomatiche, prevede anche la collaborazione nella lotta contro l’antisemitismo e ogni tipo di razzismo e di intolleranza religiosa, la promozione di scambi a livello accademico, l’incremento dei pellegrinaggi cristiani in Terrasanta. Quali risultati sono stati raggiunti in questi ambiti?

Collaboriamo molto bene con le Università Pontificie e cattoliche, in Italia e nel mondo, tanto che abbiamo invitato diverse delegazioni di rettori e professori in Israele per stringere accordi con il mondo accademico israeliano. Per quanto riguarda i pellegrinaggi in Israele essi sono in continua crescita, ogni cristiano dovrebbe andare in Israele perché è lì che affondano le radici della sua fede. Per quanto riguarda la lotta contro l’antisemitismo Papa Francesco a marzo ha incontrato in Vaticano una delegazione dell’American Jewish Committee a cui ha espresso la sua ‘grande preoccupazione’ per i fenomeni di antisemitismo che stanno accadendo in varie parti del mondo.

Per il futuro quali sono le questioni di interesse comune che, a suo avviso, chiedono una collaborazione intensificata tra Israele e Santa Sede? La protezione delle minoranze nel Medio Oriente e dunque la libertà religiosa? Il problema del terrorismo e del radicalismo islamico?

Sicuramente Israele e Santa Sede possono fare molto per combattere l’intolleranza religiosa così da togliere dei pretesti al terrorismo fondamentalista. La storia che cristiani ed ebrei condividono è vecchia di oltre 2000 anni e le nostre relazioni non sempre sono state facili, ma abbiamo saputo superare le difficoltà instaurando un dialogo molto positivo. In questo senso possiamo essere considerati un esempio. I popoli per fiorire ed esprimere il loro potenziale hanno bisogno della pace ed è per questo che il terrorismo e il radicalismo devono essere combattuti. 

 D. R.