//Settimana centrale
palma-gerusalemme

Settimana centrale

di Vincenzo Tosello

Nella Settimana Santa, che iniziamo con questa Domenica delle Palme, la Chiesa propone ai credenti una serie di celebrazioni particolarmente significative: siamo infatti nella Settimana più importante dell’anno liturgico che culmina con il Triduo pasquale e con la Pasqua di Risurrezione del Signore. In alcune parrocchie si segue ancora la tradizione delle Quarantore, come occasione speciale di preghiera e di adorazione; in altre si organizzano altre forme di celebrazione (come la rievocazione della “Pasqua ebraica”) o si intensifica il ricordo della Passione e Morte del Signore con la “Via crucis”, in alcune comunità resa anche “vivente” con differenti sceneggiature e diverse forme di coinvolgimento. A livello diocesano spicca l’appuntamento della sera del Mercoledì (anzi, dopo i primi vesperi del Giovedì…) con la “Messa del Crisma” per la benedizione degli Oli presieduta dal vescovo in cattedrale, partecipata da tutti i sacerdoti, dai religiosi e religiose e da molti fedeli. In tutte le comunità si vive intensamente (anche se non sempre con la partecipazione auspicata…) il Triduo, in particolare – la sera del Giovedì santo – la Messa nella Cena del Signore, con la suggestiva ed eloquente “lavanda dei piedi” in cui si coinvolgono bambini o anziani o giovani o altri parrocchiani; la solenne Azione liturgica della Croce – il Venerdì santo – magari proprio davanti al maestoso crocifisso del santuario di San Domenico a Chioggia o a quello del duomo di Cavarzere; e infine, e soprattutto, la solenne Veglia pasquale nella notte del Sabato santo. Nelle Unità pastorali si cerca di unificare le celebrazioni per creare maggiore senso di comunità, o le si distribuiscono nelle varie sedi secondo le contemperate e diverse esigenze logistiche e comunitarie. Si tratta, comunque, di rendersi consapevoli del valore fondamentale di questi riti e di trarne le conseguenze per la vita quotidiana. Il tutto mentre la vita scorre, spesso frenetica, molte volte pressata da svariate preoccupazioni. Mentre si coglie all’esterno – tra le sollecitazioni della primavera e lo smercio di colombe pasquali e di uova di cioccolato – la presenza di una tradizione che appare a volte solo residuale. Il recupero delle radici cristiane della nostra cultura – che nulla ha a che fare con il loro sbandieramento a fini politici o integralistici – potrebbe invece incidere profondamente, o almeno un po’ di più, sulla nostra vita e sulla vita delle nostre comunità ecclesiali e civili, con frutti sicuramente positivi per tutti. A cominciare da una visione più serena sul presente e sul futuro; da una impostazione più fraterna dei rapporti reciproci, fondati sulla comprensione e sulla misericordia; da una ricerca vera e da una pratica coerente della giustizia e della solidarietà; da una riscoperta della più autentica cultura locale, ma anche dalla realizzazione di utili scambi interculturali… Mentre stiamo entrando nel pieno della campagna elettorale per le europee – per altro iniziata fin da troppo tempo – questa Settimana serva anche a far riflettere sui valori che l’Europa ha nel suo dna e le chiedono nuovo ruoli nel mondo.  

V. T.