//Quale idea di sviluppo?
Bandi-agricoltura

Quale idea di sviluppo?

CONTRATTO DI FOCE DELTA DEL PO

La forte preoccupazione dei sette sindaci del Delta del Po, di capire se per il territorio deltizio, riconosciuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri del precedente Governo Gentiloni, in data 14 ottobre 2016 “Area interna sperimentale nazionale – Contratto di Foce Delta del Po”, portata avanti dall’attuale Governo Conte, vi può essere l’auspicato sviluppo, ha avuto  risposte abbastanza positive che fanno ben sperare per il futuro. Sala Europa non era molto affollata come si sperava; probabilmente la partita di calcio Aiax-Juventus ha trattenuto sul divano di casa molte persone, sempre pronte, però, a protestare magari per la poca informazione sui problemi relativi agli insediamenti intensivi di animali diversi. È molto dispiaciuta l’assenza dell’assessore regionale al territorio, Cristiano Corazzari, perché avrebbe potuto portare l’autorevole voce della Regione sul problema che angustia particolarmente i cittadini del Delta. L’incontro è stato molto interessante perché si è relazionato e discusso a ruota libera, con tutti i relatori istituzionali presenti, “se per sviluppo s’intende solamente il continuo insediamento di allevamenti intensivi di suini, ovicoli e bovini o, invece, vi sono altre vie per la crescita del territorio”. La tavola rotonda è stata coordinata dal sindaco Michele Domeneghetti di Corbola, il quale, dopo aver ringraziato i presenti e il sindaco Siviero per la concessione di Sala Europa, ha spiegato lo scopo dell’incontro: “Capire quello che sta avvenendo sul territorio e sensibilizzare i vari rappresentanti delle istituzioni che hanno accettato di spiegare, ognuno per il proprio  settore, come sono regolamentati e normati gli allevamenti intensivi di ovicoli, suini e bovini”; allevamenti “che possono ostacolare la crescita di un territorio fragile, ma ricco di potenzialità, per cui è doveroso porre rimedio alla colonizzazione della nostre campagne”. L’arch. Franco Alberti, del Dipartimento pianificazione territoriale strategica della Regione Veneto, ha illustrato la normativa della Legge 11/2006 con la quale si prevedevano insediamenti intensivi solo per coloro che avevano già un’azienda agricola, mentre con la Legge 5/2008 si sono concesse deroghe ai fini dei contributi Psl. La dott.ssa Giovanna Casale, del servizio Igiene e sanità pubblica dell’Ulss 5 Polesana, ha riconfermato di essere sempre a fianco del sindaco, ha sottolineato la collaborazione con Arpav e ricordato che la volontà è di intervenire prima che si verifichino problemi all’ambiente perché “la salute dell’uomo è al di sopra di ogni altra cosa e il sindaco è la massima autorità di tutela della salute pubblica”. Il dott. Paolo Giandon dell’Arpav – Osservatorio suolo e bonifiche – ha ricordato che la normativa ambientale considera le attività agricole poco impattanti e le emissioni diffuse non hanno dei limiti ben definiti. “In questo territorio – ha pure detto – abbiamo cercato gli inquinanti nell’aria e non abbiamo trovato differenze con altri territori provinciali; per gli odori non ci sono normative, ci limitiamo a dare delle indicazioni tecniche”. Il dott. Mario Marzolla, dell’Ufficio veterinario e sicurezza alimentare della Regione Veneto, ha spiegato i compiti dell’ufficio, che sono quelli del benessere dell’animale e di controllare le distanze di insediamento tra gli allevamenti intensivi. Ivan Dall’Ara, presidente della Provincia, ha ricordato quello che è rimasto di competenza dell’Ente: viabilità, ambiente, edilizia scolastica e, probabilmente solo fino al prossimo mese di luglio, anche la caccia e la pesca, ma ha parlato anche come sindaco di Ceregnano, ed ha affermato: “Spesso ci troviamo in forte difficoltà per la mancanza di norme e siamo costretti ad intervenire d’imperio”. Sono intervenuti poi il dott. Vanni Bellonzi e l’ing. Valeriano Tessaro, spiegando come avviene il rilascio del Via (Valutazione Impatto Ambientale) e la valutazione dei progetti “negando insediamenti”, come avvenuto a Polesine Camerini di Porto Tolle, e riconoscendo che la maggior concentrazione di allevamenti è ad Ariano Polesine e Taglio di Po. Molto determinato l’arch. Lino De Battisti, tecnico delle varianti ai Pat e Pi per i comuni di Corbola e Porto Tolle: “Gli allevamenti, per me, non sono intensivi ma li considero industriali per la vastità e il numero di animali, per cui non sono funzionali e non sono correlati con l’attività agricola, anzi, sono dannosi  all’agricoltura”; ed ha aggiunto: “Le Amministrazioni comunali hanno la facoltà di disciplinare gli insediamenti”. “I sindaci dei Comuni possono chiedere alla ditta – ha spiegato l’arch. Paola Sartori, tecnico specializzato nella pianificazione dei Paes – interventi di mitigazione della CO2 e la ditta deve porre in atto gli strumenti idonei”. L’arch. Laura Mosca, del coordinamento tecnico dell’Area interna-Contratto di foce Delta del Po, una delle 72 aree nazionali e delle 4 della Regione Veneto, ha illustrato l’iter per costruirla con i portatori d’interesse e proporla al Ministero, i benefici economici per il territorio con circa 10 milioni da utilizzare in 2/3 anni. Nella discussione sono intervenuti Dalmazio Passerella di Ariano nel Polesine e Valerio Fonsato di Corbola con la presentazione di situazioni invivibili per le persone per la qualità dell’aria e diverse domande chiarificatrici ai relatori. Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle, ha dichiarato: “Il Delta del Po è un’area fragile, molto importante dal punto di vista naturalistico, ma è un territorio molto produttivo di eccellenze agrarie e ittiche che va tutelato e salvaguardato”, mentre Francesco Siviero, sindaco di Taglio di Po, ha ricordato “i sette anni di un percorso ad ostacoli, per una questione igienico-sanitaria con i titolari di un allevamento del posto, in cui alla fine il Comune ha vinto, ma che è costato € 10.000” ed evidenziato che “la normativa è fondamentale per il controllo degli insediamenti intensivi”. La tavola rotonda si è conclusa con il sindaco Domeneghetti, il quale ha affermato: “È la prima volta che ci si pone con decisione allo studio delle  modalità per contrastare questo fenomeno degli insediamenti intensivi di animali e i fatti sono arrivati, tanto che ci hanno permesso di mettere a punto degli strumenti di pianificazione decisivi per la non autorizzazione degli allevamenti. Credo di poter dire che abbiamo fatto un primo passo per porre le basi di un dialogo costruttivo; che abbiamo trovato la strada giusta”.

 G. Dian