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Valutare la compatibilità

PORTO GPL

Necessaria la variante del piano regolatore portuale

Primi confronti progettuali per il porto di Chioggia tra Autorità portuale Alto Adriatico e il Comitato Utenti Porto di Chioggia. Da un lato il presidente Pino Musolino con il suo segretario generale Martino Conticelli, dall’altro gli operatori del porto capitanati da Alfredo Calasciabetta. Scavi dei canali a m. 7/8 e smaltimento dei fanghi con l’individuazione dei siti di stoccaggio, navi crociere, infrastrutture, futuro del porto commerciale e dei dipendenti ex ASPO i temi trattati. Tutto sotto la spada di Damocle della presenza del deposito di GPL che, per funzionare, necessita di una variante del piano regolatore portuale e la cui presenza in Val da Rio è incompatibile con lo sviluppo portuale, perché da commerciale inevitabilmente dovrebbe diventare porto industriale. Una vocazione, quella del porto di Chioggia ultra secolare, che la gente non riesce a capire perché e per chi deve essere cambiata! Scrive il sindaco Ferro nella lettera del 12.04.2019 all’Autorità di sistema Portuale e alla Capitaneria di porto: “Negli ultimi incontri avvenuti a Roma il MIT e il MISE hanno evidenziato che il decreto n. 17.407 del 26 maggio 2015 non è omnicomprensivo e di fatto manca l’autorizzazione al transito delle navi gasiere nel porto di Chioggia. Ciò comporta, come è stato sottolineato più volte dalla Capitaneria di Porto e dallo stesso Ministero delle Infrastrutture, che è necessario dotarsi di un nuovo piano regolatore del porto. Anche la non assoggettabilità a verifica di VIA, come indicava sempre nel 2015 la Città Metropolitana, era condizionata dall’approvazione delle necessarie varianti conseguenti all’introduzione del nuovo traffico. Attendiamo di sapere a breve dall’Autorità di sistema portuale quando sarà avviato il percorso di adozione del nuovo Piano Regolatore Portuale di Chioggia, che deve essere valutato e deliberato dal Comitato di gestione, in base alla Legge n. 84/1994 di concerto con l’Amministrazione Comunale. È chiaro che l’Amministrazione rimarrà sulla sua posizione, contrastando in qualsiasi sede la messa in funzione dell’impianto”. Dopo che gli uffici comunali responsabili hanno fatto l’accesso agli atti in Capitaneria di Porto nella mattinata del 12 aprile per visionare la relazione tecnica che la ditta Costa Bioenergie ha inviato a tutti gli organi competenti, il vicesindaco Marco Veronese nel comunicato n. 70/2019 del pomeriggio dello stesso giorno scrive: “Ora che abbiamo in mano la relazione, la approfondiremo assieme ai tecnici; chiederemo anche all’Autorità portuale di farlo e di realizzare uno studio proprio per valutare la compatibilità dell’insediamento dell’infrastruttura del deposito di gpl nei futuri scenari di sviluppo del porto. Il prossimo passo che faremo sarà quello di fornire agli enti preposti, per completezza di informazione, il nuovo piano protezione civile, che contiene un documento sul transito delle navi gasiere nel nostro porto e che indica le problematiche in caso di incidente e il piano di evacuazione conseguente”. Nell’analisi e studi connessi alla accessibilità nautica delle navi che trasportano GPL, nonché nella definizione dei rischi connessi alla navigazione all’interno del porto di Chioggia a firma degli ingegneri Tommaso Chiavistelli e Luigi Picconi della Chemical Control di Livorno, si minimizza la questione sicurezza (e non poteva essere altrimenti) sia per il transito delle navi gasiere, che non intralcerà neppure quello marittimo e che comunque dovrà essere gestito dalla Capitaneria di Porto, sia la necessita di dovere utilizzare particolari navi refrigerate. Assicurano, infine, (bontà loro) che saranno sempre garantiti gli standard internazionali di sicurezza. Troppo poco per Roberto Rossi portavoce del comitato No GPL: “In attesa della lettura da parte dei nostri tecnici e quindi di una nostra risposta adeguata alle 100 pagine presentate da Costa Bioenergie rilevo solo questo: nella relazione tecnica della Chemical Control oggi si parla di navi gasiere refrigerate per tenere sotto controllo i valori delle temperature delle pressioni, cosa non dichiarata nelle prime richieste del VIA del 2015”. E conclude: “Voglio vedere come la necessità di mantenere durante il trasporto e i travasi una determinata temperatura per evitare esplosioni, non possa comportare di conseguenza anche una modifica della temperatura dell’acqua e quindi una diversa morfologia del tratto marino della laguna sud”.  

R.D.