//PASSIO. Racconto pasquale

PASSIO. Racconto pasquale

Quando varcò la soglia di casa, il sole splendente del primo pomeriggio lo accecò per qualche istante e, prima di uscire, guardò suo padre che ancora dormiva vestito sul divano. Sua madre, invece, era da qualche parte a lavorare. Così le diceva ogni volta che usciva, ma non sapeva nemmeno cosa facesse. Sapeva solo che, quando rientrava la notte, la sentiva piangere prima di mettersi a dormire. Tutti gli dicevano che sembrava più maturo dei suoi nove anni e questo lo faceva arrabbiare dentro: lui voleva solo i suoi anni, voleva solo essere quello che era. Un bambino e basta. Chiuse la porta piano anche se sapeva che suo padre non si sarebbe svegliato finché l’alcool che aveva bevuto non fosse stato assorbito dal suo corpo. Percorse le poche centinaia di metri che lo separavano dalla chiesa ed entrò. Gli occhi ci misero un secondo ad abituarsi al buio delle navate, ancora riempiti della luce del sole. Gli sembrò che fosse tutto più scuro che mai. Avanzò fra le panche vuote ed arrivò nelle prime file dove alcuni bambini aspettavano, agitandosi e prendendosi in giro. Nessuno lo salutò tranne la suora che gli sorrise e lo accompagno al suo posto, vicino ad una bambina che non conosceva e che lo guardò appena. Dopo qualche minuto arrivò il prete, richiamò all’ordine i bambini e iniziò a parlare, spiegando quello che stavano per fare. Lui non capì molto ma una cosa lo colpì: il prete disse ad un certo punto che avrebbero seguito la croce, perché Gesù avrebbe tolto dalle loro spalle ogni pena, ogni difficoltà, ogni peccato. Lui il peccato neanche sapeva cosa fosse, ma la pena e la difficoltà, quelle sì, le conosceva bene. Era lì solo perché doveva fare la prima comunione, ma in verità era curioso di capire perché quell’uomo fosse stato inchiodato su quella croce che vedeva ogni volta che entrava in chiesa, da solo. Quell’uomo contorto dagli spasmi di dolore e in quella posa strana, appeso a due legni incrociati, lo aveva sempre impressionato e si era sempre chiesto perché l’avessero trattato così. Con questa curiosità nel cuore e spronato dalle parole del sacerdote, si mise in fila come gli altri e cominciò a seguire lentamente la croce, alta di fronte a lui. Guardava fisso quella corona di spine, i chiodi, la ferita nel costato e non riusciva a capacitarsi di tutto quel male inflitto ad un uomo. Che cosa mai poteva aver fatto per essere trattato così? Suo padre aveva rubato, picchiato sua madre, era stato in galera, ma nessuno l’aveva trattato come quell’uomo in croce. Fra canti sommessi e preghiere la processione uscì dalla chiesa per percorrere le vie intorno. Quando furono davanti alla sua casa, proprio in quell’istante si aprì la porta e vide suo padre, appena sveglio e con il viso devastato dai segni dell’ennesima sbornia. Mise solo la testa fuori della porta socchiusa, inebetito dal bagliore del sole pomeridiano. Guardò distrattamente quel piccolo gruppo di bambini dietro alla croce portata da un prete e accompagnati da una suora. Finché lo sguardo di suo padre non si incontrò con il suo. Rimase attonito, perché per qualche attimo gli sembrò che suo padre somigliasse all’uomo sulla croce: aveva gli stessi solchi sul viso, gli occhi iniettati di sangue come lui, perfino la posa della testa che usciva dalla porta sembrava piegata di lato come quella dell’uomo crocifisso. Poi suo padre lo vide, senza manifestare nessuno stupore, come se fosse naturale che suo figlio fosse lì, dietro quella croce, come se fosse lì per qualcosa di stabilito. Alla fine il volto di suo padre si aprì in un sorriso che non aveva mai visto prima, un sorriso che sentì posarsi su di sé come una carezza che non aveva mai ricevuto. Durò tutto solo il tempo di pochi passi, poi suo padre si ritirò chiudendo piano la porta. Non riuscì più a togliersi dalla mente il sorriso di suo padre, passo dopo passo mentre seguiva la croce. Fino a che il prete si fermò, posò la croce e, girandosi verso di loro, disse: “Ora tornate a casa ricordando come Gesù guardava sua mamma ai piedi della croce, quelli che lo sbeffeggiavano, quelli che lo torturavano, amandoli. E provate a farlo anche voi. Provate a voler bene come lui. Perché la Sua risurrezione comincia già su quella croce, amando come Lui.” Non capiva bene quelle parole, gli sembravano più grandi di lui, troppo grandi per un bambino. Ma il ricordo del volto sorridente di suo padre sulla porta gli si posò sul cuore e, correndo verso casa, desiderò che accadesse tutto di nuovo. Mauro Bighin