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Colloqui social

COSTUME & SOCIETA’

Le aziende consultano i profili per scegliere chi assumere

Si pensava fosse uno scherzo. Ma tutto sommato in linea con l’attualità della comunicazione. Quindi in fin dei conti abbastanza credibile. Non è poi così azzardato immaginare un datore di lavoro che chiede ai suoi addetti alla spulciatura dei curricula di analizzare il materiale pubblicato dai candidati sui rispettivi profili social. Senza neppure usare il termine “eventuali”, riferito ai profili, perché tanto gli anti-social in età da lavoro oggi si contano, se non sulle dita, sulle scatole dei pennarelli. Quelle giganti, s’intende. Una ricerca pubblicata dall’agenzia di selezione del personale Adecco nel 2015, e finora senza aggiornamenti, rivela che gli addetti alle risorse umane utilizzano abitualmente le piattaforme social per trovare riscontri riguardo la veridicità dei curricula ricevuti e ciò comporta anche la presa visione di post, foto e video, degli amici, dei contatti e della reputazione digitale. Inoltre 35 reclutatori di personale su 100 hanno ammesso di aver cancellato dalla lista diversi candidati per via della pubblicazione di post poco edificanti e foto inappropriate. Causa reputazione social compromessa, insomma. C’è di più: quando si è alla disperata ricerca di figure con competenze o caratteristiche specifiche e nessun candidato si rivela all’altezza, ecco che i social network possono essere una piazza utile. Si inseriscono i parametri e si cercano contatti, sperando, in questo caso, che l’offerta incontri presto o tardi la domanda perfetta. Per agire così serve davvero un’enorme fiducia nella sincerità del prossimo, perché di profili falsi è zeppa la rete. E le vittime non sono solo i vip che si ritrovano decine di profili quotidianamente aggiornati. Chiunque potrebbe ritrovarsi un falso profilo. Chiunque abbia nemici abbastanza agguerriti. Poi ci sono i Dr Jekyll & Mr Hyde del mondo virtuale. Quelli che tengono un profilo elegante, garbato, con i video dei micetti, le foto dei paesaggi con le sfumature del tramonto e i commenti alle cose serie, e un altro, con un nome fittizio, dove sputano sentenze e insulti, sfogandosi nelle piazze più infami che il mondo virtuale offre a chi vuole esternare ciò che davvero pensa senza compromettere la propria immagine di comodo. E ce ne sono tanti. Stanare la loro identità è difficile per chi non è del mestiere. Si spera che le aziende abbiano i mezzi giusti, altrimenti il rischio è di mettersi in casa il peggiore degli “odiatori”. Ma se gli haters vengono universalmente biasimati, per quanto riguarda la pubblicazione di foto e video personali la questione si fa più complicata. In molti sarebbero sicuramente pronti a scagliarsi contro le aziende che decidono di non assumere qualcuno che pubblica su Internet materiale che lo ritrae in atteggiamenti troppo provocanti o ambigui. Ma quando si accoglie una nuova risorsa nella propria famiglia lavorativa ci si mette la faccia. Che sia un magazziniere, un impiegato o un capoprogetto, chiunque firma un contratto con un’azienda deve rappresentarne i valori e lo stile. Inutile girarci attorno: chi assume ha diritto di scelta. Come in ogni altro ambito si può essere inadatti per uno e ideali per qualcun altro, ma non c’è da lamentarsi. E non conviene fingere, perché si vive male e prima o poi si fa il passo falso. Meglio essere se stessi, magari tenendo ben presenti i limiti della decenza. Vero è che la raffinatezza fa sempre la sua figura.

Rosmeri Marcato