//Vocazione e Vocazioni nella Chiesa, Corpo di Cristo
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Vocazione e Vocazioni nella Chiesa, Corpo di Cristo

OMELIA DEL VESCOVO ADRIANO ALLA MESSA DEL CRISMA

Il battesimo, la cresima, la consacrazione presbiterale e la consacrazione episcopale: la vocazione da vivere con la forza dello Spirito Santo

Cattedrale affollata da fedeli provenienti da tutta la diocesi mercoledì 17 aprile alle 21 per la solenne Messa del Crisma durante la quale il vescovo Adriano con una settantina di sacerdoti ha benedetto gli oli dei sacramenti, sottolineando all’omelia il valore della consacrazione e immedesimazione a Cristo di quanti vengono”unti” con gli oli sacri. Riportiamo il testo integrale.

La messa crismale ci fa prendere coscienza che tutti noi cristiani siamo “Unti del Signore”, chiamati tutti alla medesima santità di vita che scaturisce dalla nostra consacrazione battesimale, crismale, ma nella diversità della missione significata dalla consacrazione sacerdotale ed episcopale. La vocazione comune e quella particolare vengono suggellate dall’unzione con il santo crisma: sulla fronte al battesimo e alla cresima, sulle mani alla consacrazione presbiterale e sul capo alla consacrazione episcopale. Tali unzioni designano la nostra vocazione e ci destinano e abilitano a viverla con la Forza dello Spirito Santo. La celebrazione di questa sera manifesta, ‘fa vedere’, l’unità della Chiesa Corpo di Cristo risultante dal dono dato a ciascuno per edificare il medesimo Corpo di Cristo, perché tutti arrivino all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio (4,7-13). Questa sera tutta la nostra Chiesa locale è qui rappresentata visibilmente nella sua interezza: il vescovo, il presbiterio diocesano, i religiosi, i battezzati e battezzati/cresimati, tutto il popolo di Dio nella varietà dei compiti e carismi diversi.

E siamo radunati attorno alla Parola proclamata e ascoltata, allo Spirito invocato su questi Olii e all’Eucaristia che domani sera celebrerete nelle vostre comunità come particolare memoria della ‘Cena del Signore’ che gli apostoli hanno mangiato nell’imminenza della sua passione, morte e risurrezione. Quella Cena, da allora, non finisce mai, grande manifestazione dell’amore di Dio in Cristo, fattosi Pane di Perdono, di Comunione, di Vita e Pane del Cammino.

Dalle letture bibliche ascoltate, cogliamo il significato più profondo di questa celebrazione.

La parola del profeta Isaia racconta della sua consacrazione ad opera dello Spirito del Signore, ricevuta attraverso l’unzione e con essa del mandato ricevuto di portare il lieto annuncio ai poveri, la consolazione agli afflitti, la speranza ai cuori spezzati.

Gesù, nella sinagoga di Nazaret, dopo aver proclamato il brano stesso di Isaia, lo interpreta in riferimento alla sua persona: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Lui è l’inviato del Signore venuto a portare la buona novella ai poveri, a donare la vista ai ciechi, la liberazione ai prigionieri e la libertà agli oppressi. A questa missione Gesù non ha chiamato solo pochi eletti o volenterosi, ma ogni singolo battezzato/cresimato, divenuto “uno in Cristo” e reso partecipe della sua stessa missione per mezzo del dono del medesimo Spirito. Cari confratelli presbiteri e voi tutti battezzati/cresimati, dobbiamo riflettere molto su questa grande realtà spirituale che ci accomuna, su quest’unica comune vocazione che ci unisce e sull’unica missione che ci invia a condividere la missione e l’opera di Cristo. In unione a Cristo siamo tutti “Unti del Signore” per mezzo del medesimo dono dello Spirito che condividiamo.

In questa messa degli olii facciamo memoria e accogliamo la potenza salvifica del Signore, custodita nei suoi sacramenti, che il vescovo e il suo presbiterio continuano a invocare e a offrire in nome e in forza di Cristo, sacerdote della nuova Alleanza, capo e pastore della Chiesa. Tutti i sacramenti e ogni sacramento ha in Cristo e nello Spirito l’origine, l’efficacia e la forza.

Se è vero che un’unica vocazione, espressa nell’unzione battesimale e crismale, ci fa tutti partecipi alla Chiesa e alla sua missione, le successive unzioni col Crisma, quella presbiterale e quella episcopale, distinguono, non separano, due specifiche vocazioni nella Chiesa stessa. Urge oggi che tutte le nostre comunità parrocchiali innalzino preghiere perché la nostra Chiesa diocesana possa veder rifiorire un giardino di giovani disponibili ad accogliere il dono dello Spirito attraverso l’unzione presbiterale, e alla necessità anche l’unzione episcopale, per potersi prendere cura di questa porzione di popolo di Dio del nostro territorio diocesano, senza che manchi l’anelito a servire altre Chiese sorelle sparse nel mondo. Preghiamo inoltre perché tra i battezzati/cresimati il Signore susciti altri doni e carismi a servizio suo e del popolo di Dio: carismi di evangelizzazione, di testimonianza della carità, della giustizia nei vari ambiti della vita ecclesiale e umana.

Questa celebrazione quindi riveste un’importanza singolare, in quanto liturgia che origina gli olii che giungeranno in tutte le parrocchie della nostra diocesi quale segno di unità e di comunione, simbolo della salvezza, destinati a far diventare gli uomini figli di Dio e ad aiutarli nel processo di santificazione e di piena configurazione a Cristo profeta e sacerdote e a renderli ministri in vario modo della sua grazia.

– L’olio dei catecumeni dona la forza di cui il cristiano ha bisogno per respingere gli attacchi del maligno che si manifestano attraverso fragilità fisiche, spirituali, materiali e sociali. Su quest’olio invocheremo l’aiuto di Dio perché “illuminati dalla sua sapienza, comprendiamo più profondamente il Vangelo di Cristo; sostenuti dalla sua potenza, assumiamo generosamente gli impegni della vita cristiana”.

– L’olio degli infermi ravviva la fede del credente, infondendogli forza e vigore nell’ora della prova. Su di esso innalzeremo la preghiera a Dio “perché quanti riceveranno l’unzione ottengano conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito, e siano liberati da ogni malattia, angoscia e dolore”. L’olio per l’Unzione degli infermi è espressione sacramentale visibile dell’attenzione della Chiesa per ogni persona che soffre nel corpo e nello spirito, magari accompagnando un percorso di guarigione spirituale e fisica. Superiamo quell’ignoranza che ancora oggi accompagna il Sacramento dell’Unzione degli infermi, quasi che la sua amministrazione sia un ‘annuncio di morte’, così da rendere indesiderata la visita dello stesso sacerdote al malato in grave situazione.

Approfitto di questa celebrazione per ringraziare tutti coloro che, in virtù della fede e dell’amore, si mettono al fianco dei sofferenti, o dei diversamente abili, dando testimonianza della bontà e della misericordia di Dio. Il grazie sincero ai ministri straordinari della Comunione, che si impegnano in tale prezioso servizio che ho potuto sperimentare nella visita pastorale.

Infine il crisma, utilizzato per l’unzione dei Battezzati, dei Cresimati e dei candidati all’Ordine sacro. Il profumo che viene infuso in quest’olio ci ricordi che tutta la nostra esistenza viene profumata dalla presenza di Cristo e che tutti siamo chiamati a spandere il buon profumo di Cristo negli ambienti della famiglia, del lavoro, della scuola, della Chiesa, dello svago. C’è urgente bisogno di cristiani, di religiosi e consacrati, di preti e di vescovi che spandano nel mondo il profumo dell’onestà, della trasparenza, della solidarietà, dell’accoglienza, della fedeltà, della sobrietà, della purezza, delle opere di misericordia. Chiediamo al Signore, con le parole della liturgia che “questa unzione ci penetri e ci santifichi, ci liberi dalla nativa corruzione e spanda il profumo di una vita santa”. Saluto i ragazzi che si preparano alla Cresima e che sono qui presenti. Il saluto va a tutti, anche a quelli che non cresimerò io stesso, ma che saranno cresimati col medesimo olio che ora consacreremo. Accompagno tutti con la mia preghiera. Carissimi battezzati e cresimati, in ragione della grazia sacramentale ricevuta in questi sacramenti, siate non solo attivi collaboratori, ma corresponsabili della vita ecclesiale.

Infine in questa messa crismale i presbiteri, davanti al vescovo e al popolo di Dio, rinnovano le promesse sacerdotali. Cari confratelli nel sacerdozio ritornate col pensiero al momento in cui il Vescovo, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera, vi ha introdotti nel sacerdozio di Cristo. Il rinnovamento delle promesse è conferma di ciò che avete promesso a Dio in forma solenne durante l’ordinazione, promessa che vale per tutta la vita. Tale riconferma ci renda sempre più consapevoli del dono e della responsabilità di cui siamo investiti di fronte ai nostri fratelli. Grati al Signore per il dono della vocazione, continuiamo ad essere fedeli dispensatori dei misteri di Dio, lasciandoci guidare non da interessi umani, ma dall’amore per i nostri fratelli, da veri padri, autentici educatori alla fede e guide che sanno accompagnare i fedeli. Grazie per l’impegno profuso nell’annunciare Cristo alla nostra società, sia quando sperimentate la gioia del ministero sia quando sperimentate la fatica, l’incomprensione e talvolta anche lo scoraggiamento che comporta la missione sacerdotale. Il Signore sia la vostra forza e la nostra gioia!

Carissimi battezzati e cresimati, la vostra amabilità e comprensione sostenga il peso dei limiti umani dei vostri sacerdoti, considerando l’importanza della presenza del sacerdote in mezzo a voi. Affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria, Madre di Cristo, e dei nostri santi patroni Felice e Fortunato, coraggiosi testimoni della fede. Amen!

+ Adriano Tessarollo